La tempesta prima della quiete

Venerdì parto per Milano, un Week end all’ insegna della fotografia, arte che amo più di tutte. Mi aspetta un’intera giornata al Festival della fotografia etica di Lodi e una visita alla mostra di Nan Goldin.

Pur adorando viaggiare in treno, farò la pazzia di andarci in macchina. Purtroppo in due conviene, in più tra cambi treno e metro + bus per arrivare a casa della nostra ospite ci avremmo messo più di 4 ore di viaggio invece delle due e mezza stimate in macchina.

Sono felice di immergermi nelle suggestioni che le fotografie riescono a offrirmi, ma so che tornerò un po’ a pezzetti. E oggi, mentre mi destreggio fra vari lavori da fare e aperitivi e cinema da organizzare per la serata, mi chiedo: ma io, in realtà, cosa vorrei veramente fare in questo Week end? E la risposta che si manifesta spontanea ha a che fare con foglie rosse, odore di sottobosco, scoppiettio di legna e naso arrossato.

Ma ci sarà il tempo anche per quello, ne sono certa. È che il mio animo sa che io e lui stiamo entrando a piè pari in un mese densissimo di attività, di lavoro, di stress e ansia da prestazione (che ci sono assai anche quando si ama quel che si fa). E vorrebbe fuggire.

Invece stiamo qui e affrontiamo la fatica necessaria alle cose belle. Per poi riposarsi davanti ad un camino dopo una passeggiata in una faggeta con l’animo in pace e la mente sgombra di pensieri.

Il piacere dopo un dovere che al di là dello stress è assolutamente piacevole è piacevolissimo.

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