Biennale 2017

Entro in una stanza, è il padiglione dell’Inghilterra. Ci sono opere molto grandi, che arrivano fino al soffitto.

Di fronte all’ arte contemporanea il commento più quotato pare essere “Questo potevo farlo anch’io”. Chissà, forse è vero, fatto sta che potevi e non l’hai fatto.

Qual è il senso con queste opere? Di questi pannelli?

Il senso per me era quello dell’ opera gigante che occupa la stanza e tu visitatore ci entri in punta di piedi, ti senti un po’ piccolo, quasi fuori posto. Sei scomodo nella stanza, un po’ sulle tue e non sai bene come relazionarti con quello che vedi.

In questa stanza giravo intorno al pannello e arrivata dal secondo lato ecco i due massi pendenti dal soffitto che mi impediscono di passare. L’istinto è quello di uscire, ma poi ci ripenso e penso che io VOGLIO girare intorno al pannello, non perché sia bello, ma perché vogli girare intorno a quest’ opera. Così mi riaffaccio, mi avvicino ai massi e mi accorgo che non è impossibile passare, è solo più difficile, comporta che trovi il modo di farlo e il modo è abbassarsi, assumere una posizione che non avrei pensato, passare sotto al masso. È scomodo ma si può, è scomodo ma lo faccio, perché quella stanza e quella situazione mette al centro la mia volontà.

Mi metto a chinino e passo di là, finisco il giro del pannello che mi ero riproposta di fare.

La biennale mi ha dato più che altro l’idea di un’accozzaglia di cose. Ma questa esperienza mi è rimasta impressa.

Questa per me è arte.

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