Etica e cibo

animali
immagine che mi è rimasta nel cuore fatta da Tippitappi (che grazie al post che state leggendo ho scoperto essere rediviva! 🙂 )

L’articolo ha il tono urticante di chi non vede l’ora di farti notare quanto sei incoerente (e quindi scemo gne gne gne), ma se riuscite a superare il fastidio dello stile di scrittura (non è facilissimo, me ne rendo conto), ci sono dati interessanti. So che molte delle persone che conosco li hanno presi già in considerazione, così come so bene che chi si avvicina al veganesimo per ragioni etiche non pensa a scomparti stagni, ma tende a guardare all’etica della vita a 360° e dunque anche all’impronta ecologica del cibo che mangia scegliendo locale, KM0, usando pochi ingredienti esotici con cura e rispetto e procurandoseli spesso da canali solidali.

Personalmente penso che la pecca di questo articolo sia proprio il ragionare per comparti stagni, senza pensare che chi è vegano per scelta etica difficilmente è la stessa persona che lo è per moda o per ragioni di salute e basta. Io non sono vegana, né vegetariana perché pur non mangiando carne mangio pesce. La mia cucina di base però è tendenzialmente vegana, e senza particolare sforzo, anche perché la nostra dieta mediterranea è piena di piatti senza ingredienti animali e perché in moltissimi piatti l’aggiunta di ingredienti animali la trovo del tutto superflua (zuppe, vellutate, torte salate, condimenti per la pasta, risotti).

Nei miei periodi vegani lo sono sempre stata in maniera tendenzialmente “nostrana”. Difficilmente ho utilizzato ingredienti quali avocado, anacardi. Ho certamente usato molto soia, in particolare il latte, a volte per le colazioni, più spesso per le torte, ma non credo che il mio consumo si possa ritenere alto, sia perché ai tempi ci dotammo di una macchina per produrre il latte direttamente dalla soia (che compravamo italiana), sia perché poi iniziai a fare dolci senza usare il latte di soia, usando al suo posto della eticissima acqua.

Probabilmente è anche per questa mia tendenza che nel mio periodo di avvicinamento all’alimentazione vegetariana e poi vegana, pur amando le sperimentazioni, mi sono sempre data poco da fare con i dolci… già quando nell’elenco leggevo “panna di soia, panna di riso, burro di cocco” smettevo di leggere e passavo oltre. Oppure facevo la ricetta sostituendo un po’ a caso gli ingredienti, o eliminandoli del tutto.

Un’ altra cosa che in questo articolo mi stona è proprio il tono. Devo dire che l’essere vegetariana o vegana ha sempre destato molta curiosità nei miei commensali, è sempre successo che qualcuno ne chiedesse le ragioni e non mi sono mai sentita giudicata (tranne da un mio ex che non si capacitava di questa mia scelta turbato dal fatto di non poterci mai più mangiare una fiorentina al sangue insieme, che arrivò a dirmi “io le zuppe per te le cucino, perché tu non cucini per me le bistecche?”. Vabbè, non a caso è un ex.), perché so di parlare ed esporre le mie ragioni senza tensioni o giudizi.

Questo tono mi ricorda quelli che puntavano il dito contro a mio cugino che aveva fondato una comunità in un uliveto (l’ho descritta qui) per vivere in armonia con la natura e cercando di lasciare un’impronta ecologica il meno pensante possibile, a cui contestavano “Eh! però il cellulare lo usa! Eh, ma una macchina ce l’hanno anche loro! Eh però se devono andare a XXX l’aereo lo prendono!”.

È il tipico atteggiamento di chi ha la coda di paglia. Sa che potrebbe fare qualcosa di meglio e di diverso nella vita, ma siccome non ha la forza, il tempo, la costanza, la motivazione, il coraggio, allora spara a zero su quelle tante persone che nel loro piccolo provano a fare un pezzettino di questa strada, con ingenuità a volte, facendo errori (che certamente pagheranno), mostrando quanto il loro sforzo etico sia inutile. Perché lo fa? Perché si sente giudicato, si sente a sua volta il dito puntato contro e di conseguenza lo punta verso gli altri. E certamente tanti vegani/ecologisti buttano giudizi sprezzanti su chi non è come loro, però quelli sono estremisti e gli estremisti li troverete sempre un po’ ovunque, chi è estremista in qualcosa si trova per puro caso a perorare quella causa specifica, non è la causa ad interessarlo, ma il posizionarsi nei suoi confini più estremi.

Questo è quanto.

A voi che leggete l’invito a dire la vostra, vegani e non 🙂 Unica regola: parlare a segno e con intelligenza, lo chiarisco perché ho scoperto che quando si tratta di scelte alimentari le precauzioni non sono mai troppe .

 

 

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3 pensieri riguardo “Etica e cibo

  1. Mi togli le parole di bocca. Il fastidio che provoca quell’articolo è proprio il tono. Mi sembra che non si cerchi più di portare avanti le proprie scelte quotidianamente, ma di criticare ogni giorno quelle degli altri. Di una cosa sono certa: qualsiasi cosa si voglia intendere con l’aggettivo “etico”, di certo non si intende il girarsi dall’altra parte, aspettando che siano gli altri a fare qualcosa, salvo poi puntare il dito contro di loro stando comodamente seduto dietro una tastiera. Ciascuno deve rendere conto a se stesso ed è tenuto a rispettare l’unica vera casa che ha: questo povero pianeta. Quindi tutto si riduce a questo: faccio qualcosa, nel mio piccolo o con grandi dimostrazioni, per difendere questo pianeta, oppure mi giro dall’altra parte?

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      1. Moltissimo gusto! Qualcuno ha commentato che ha fornito un punto di vista diverso e ha fornito dei numeri. Io rispondo: perché quel fenomeno della tastiera non legge un libro di inchiesta (vera) come “Regime alimentare”, recensito qualche tempo fa dal Fatto Quotidiano? Perché non commenta quei numeri, quelle verità, quelle informazioni? Di certo l’ego di quello scribacchino è stato più appagato nello sbeffeggiare i vegani.

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