Troppa felicità

Arrivata in stazione mi sentivo fortunata per il fatto che il mio treno (ancora direzione sud) non avesse ritardo, a differenza di quello per Bologna, in ritardo di 95 minuti. Salgo e mi dirigo fiduciosa verso il mio scompartimento. La porta è chiusa e le tende tirate, cosa che non promette nulla di buono. Apro e trovo dentro cinque esemplari di giovani maschi alfa, svaccati sui sedili e soprattutto senza scarpe, una puzza di piedi che manco negli spogliatoi delle medie dopo la corsa campestre.

Addio comunismo, addio socialismo. Voglio una vita borghese, con quelle comodità tipo viaggi di ore senza temperature da carro bestiame, senza bambini urlanti e ragazzi cafonissimi. Addio ecologia.

Treno ti amo, ma la nostra relazione così non può più continuare.

E grazie Alice Munro, per avermi tolto parole di bocca.

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3 pensieri riguardo “Troppa felicità

    1. Vero! Dunque dal mio commento di allora io ho imparato ad amare la Munro (avevo provato tempo fa con un’altra raccolta, ma non mi aveva conquistata). Tu hai avuto modo di conoscere la Strout?

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