Strumenti per affrontare la complessità

Sono il genere di persona che si è sempre interessata alla cultura “altra”, lontana dal mainstrem. Sarà perché amo ascoltare, sarà perché non sono dogmatica, sarà per il mio spirito critico, sarà per la tendenza alla diffidenza, ma difficilmente ho trovato qualcosa che mi convincesse di primo impatto. Il mio atteggiamento è sempre piuttosto analitico, nelle cose a cui mi avvicino tendo sempre a fare l’avvocata del diavolo per mettere alla prova teorie e ragionamenti.

Mi sono sempre sentita attratta da modi alternativi di vivere, mangiare, lavorare. Ho sperimentato dimensioni di vario genere e varia durata di vita comunitaria, di sobrietà negli acquisti, sono consapevole di votare ogni volta che faccio la spesa. Ho provato a produrre quanto più possibile il cibo che ho mangiato, ho cercato canali altri in cui fare la spesa. Ho ragionato sulla mia alimentazione, ho sperimentato a lungo l’alimentazione vegana, vegetariana, pure una settimana crudista e sono stata attenta agli effetti sul mio corpo e il mio benessere in generale. Ho sperimentato modi altri di viaggiare, facendomi trasportare e trasportando sconosciuti e dormendo a casa di gente mai vista prima. Ho conosciuto realtà di comunità e ecovillaggi molto diverse tra loro, da quella super spirituale a quella prettamente pratica e fattiva. Anni fa, quando diverse amiche hanno avuto figli e mi parlavano delle loro perplessità nei confronti dei vaccini prima e delle scuole poi, mi sono sentita fortunata a non dovermi preoccupare di queste cose, che mi parevano enormi e complessissime.

Certo la vita è un cammino continuo e una cosa che apprezzo di me è la capacità di mettere in discussione posizioni precedentemente assunte a fronte di nuove informazioni che, una volta soppesate, ritengo credibili e che possono mutare le conclusioni a cui ero arrivata.

La vita è un cammino continuo e non si finisce mai di imparare, ma ci sono una serie di cose su cui al momento ho tirato le somme e su cui ho definito la mia posizione. In fondo il bello di avere 36 anni è anche questo, potersi posizionare nella vita sulla base delle esperienze maturate. Al momento la questioni sono tre: vaccini (e medicina alternativa), scuola e alimentazione.

Parto dalla questione salute e mi riservo di toccare gli argomenti scuola e alimentazione in un post successivo.

Una decina di anni fa, quando una delle mie più care amiche ebbe una figlia, mi confrontai con la “questione vaccini”: diverse persone intorno a me che avevano figli o li stavano per avere iniziavano ad avere molti dubbi sul fatto che vaccinare i figli fosse necessario e soprattutto iniziava a girare l’idea che i rischi fossero più alti dei benefici. Parlai, da profana, con diverse persone riguardo a questa cosa, persone che avevano letto, si erano documentate, avevano letto manuali vari e avuto informazioni da associazioni. Io, di mio, ero felice di non dover fare questo tipo di scelta non avendo figli (ma intanto nei miei viaggi extra europei ho sempre continuato a fare tutte le vaccinazioni del caso, senza nessun dubbio). Insomma questo punto di vista sulla dannosità dei vaccini e la loro inutilità visto che le molte malattie erano scomparse nel corso degli anni apparteneva a sempre più persone intorno a me e così, pur non dovendo decidere su nessun figlio, ho deciso di provare ad informarmi. Ho parlato con una cugina medico di base su dubbi, paure e perplessità e ho letto un libro che mi ha chiarito davvero tante, ma tante cose.  Ora non avrei dubbi se fossi un genitore, così come non ho dubbi sulla mia persona: è mia intenzione andare a verificare il mio profilo vaccinale e fare tutti i vaccini che mi mancano. Qualcuno dirà: “sì, il libro che hai letto tu dice così, ma quello che ho letto io dice colà”. Ed è proprio questo il dramma dei nostri tempi: che tutti possono pubblicare libri, dicendo tutto e il contrario di tutto: e chi controlla che ciò che viene spacciato per verità rivelate sia effettivamente tale? Una cosa in particolare nella mia ricerca mi ha colpita. La mia amica mi disse che nelle sue letture aveva trovato un grafico che mostrava che alcuni  vaccini erano stati introdotti  quando determinate malattie stavano già scomparendo da sole. Questa immagine del grafico mi rimase in testa e mi colpì molto quando la trovai trattata nel libro di cui sopra. In poche parole l’autore diceva che quel grafico era sì vero, ma era stata una menzogna far vedere solo l’andamento della malattia negli anni precedenti, perchè quel morbo (il morbillo mi pare) si caratterizzava con picchi di epidemie e poi bassissimi livelli di contagio, a cui però seguivano altri picchi di epidemie. L’introduzione del vaccino ha fatto sì che dall’ultimo picco il calo dei contagi fosse costante fino ad arrivare allo zero.  Usare in un libro informativo solo il pezzettino di grafico che è utile ad avallare i propri ragionamenti mi sembra davvero ignobile. E quel che mi preoccupa di più è vedere tanta gente incontro a me che (come me) non sa nulla di immunologia condividere post fiume del dottore X o della dottoressa Y che mescolano dati, leggi, reazioni chimiche, nomi di metalli, malattie in modo che è impossibile per chi legge avere la competenza di dire “Sì, ha ragione” o “No, è una cretinata”.

Purtroppo quel che succede è che molto poche delle persone che conosco sono disposte a mettere in discussione la loro visione della vita, ciò in cui vorrebbero credere. Ma come diceva Elena Cattaneo in questa interessantissima intervista che consiglio di guardare, “Il nostro è un cervello emotivo che fa fatica a convivere con la scienza. La scienza ci strappa via le emozioni ci porta a dover accettare la nuda realtà che tutti vorremmo fosse diversa” .

Vedo che spesso chi abbraccia uno stile di vita alternativo in un qualche modo esce da una casella per entrare in un’altra: non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma dalla mia esperienza di questi anni è così. Non parlo solo degli altri, ma anche di me. Cibo bio, magari vegetariani o vegani, scuola alternative, no vaccini, cure omeopatiche o di medicina cinese o altro, tendenza a vedere tutto nell’ottica del complotto, tendenza a non riconoscere nulla di positivo nella nostra società o nel nostro essere Stato. A volte mi sembra quasi che nel costruire su questi blocchi la propria identità poi non si dia più possibilità al proprio pensiero di cambiare, come se tornare sui propri passi su un aspetto della vita (come può essere quello sanitario e nello specifico vaccinale) facesse cadere a pezzi tutto il resto.

Ci sono persone vicine a me, a cui tengo molto, che continuano a condividere articoli del tipo “Ecco la verità che nessuno ti dice, i vaccini sono stati decisi per usarci come cavie!” etc etc e io provo un’immensa fatica nel pensare alle parole giuste per provare a rispondere, e sempre di più ripenso alle parole del grande Pepe Mujica quando all’incontro a Ferrara disse: “Noi crediamo di pensare e poi parlare, ma di fatto prima parliamo e poi andiamo a cercare tesi a sostegno di quel che vogliamo credere, prima parliamo e poi pensiamo”.  Ciò è molto vero, lo noto anche in me stessa. Lo noto nella mia reazione all’intervista alla Cattaneo quando parla di OGM, mi accorgo che di base mi verrebbe da dire “No, sicuramente hai capito male!”. Io che dico così a una grande scienziata? Cos’è più probabile, che lei dopo decenni di studi e ricerche non sappia fare il suo lavoro o che io con la mia visione della vita abbia una resistenza a qualcosa che non voglio accettare nella mia idea di mondo? E nel mondo dell’informazione di adesso è ancora più evidente: molti usano solo FB come spazio di informazione senza sapere che FB ti propone sempre notizie simili ai tuoi interessi. Così la cara persona a cui tengo continuerà a leggere post antivaccinisti e complottisti e crederà di conoscere la verità, quando la verità è davvero difficile da trovare, ma è impossibile se non si hanno strumenti per affrontare la complessità. E quegli strumenti per me sono cultura, cultura e ancora cultura. Quella vera però. Perché il metodo scientifico non è un’opinione, il tetano nemmeno.

Ultimo inciso: quello che non capisco da parte di chi vede complotti dappertutto è questo.  Ormai lo dicono anche i muri che le compagnie farmaceutiche non si arricchiscono producendo vaccini, tant’è che molte si sono sfilate da questo tipo di produzione. L’ambito in cui invece si arricchiscono è proprio quello dei medicinali per curare le malattie. Allora mi dico che se io fossi un’amante della teoria del complotto, delle due mi chiederei: a chi giova l’abbassarsi della copertura vaccinale, l’assenza dell’immunità di gregge, il ritorno di malattie dolorose, debilitanti e potenzialmente mortali?

Datevi voi la risposta.

Qui pagine da consultare:

Vademecum Valigiablu (sito di informazione serio che stimo molto per la professionalità): http://www.valigiablu.it/vademecumvaccini/

Pagina di Burioni, l’autore di cui sopra (e a proposito delle emozioni di cui sopra, sarebbe bello essere capaci di andare al di là del fatto che una persona possa risultarci simpatica o no) https://www.facebook.com/robertoburioniMD/

Intervista alla scienziata Elena Cattaneo:  http://www.huffingtonpost.it/2017/04/21/nella-scienza-le-opinioni-valgono-zero-sia-benedetta-la-ricerc_a_22049141/

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3 pensieri riguardo “Strumenti per affrontare la complessità

  1. Ciao bella, sono certa che pur avendo cambiato nick riconosci l’avatar…. innanzi tutto volevo avvisarti che ho aperto un blog “Limbo” Tra la chiusura dei 7 passi e il nuovo. (https://awakeningsandresurgences.wordpress.com ).

    Per passare al topic del post:

    Io onestamente mi sono astenuta al 100% dalla questione vaccini, proprio per la confusione generalizzata sull’argomento e il fatto che non avendo bambini e non prevedendo alcun viaggio esotico proprio la questione non mi tocca. Proprio con sta purezza di spirito non compromesso dalle varie diatribe…direi che concordo con le tue conclusioni:

    “a chi giova l’abbassarsi della copertura vaccinale, l’assenza dell’immunità di gregge, il ritorno di malattie dolorose, debilitanti e potenzialmente mortali?”

    Mi son pure presa una vacanza da fb all’indomani dei fatti di Torino perché veramente quella domenica, in sole 4 ore sono stata inondata da un migliaio di pareri contrari e variegati…arrivando ovviamente al “gomblotto”. Per buona pace delle istituzioni preposte e responsabili di tutto ciò che è successo la colpa è stata individuata nella bottiglie di vetro e nelle ventole del parcheggio sotterraneo proprio sotto piazza San Carlo.

    A parte sta nota sarcastica.

    Trovo sconcertante la regressione spirituale e sociale dell’uomo, in merito alla sua capacità di giudizio… anche io come te infatti, quando mi interessa una cosa approfondisco…e “l’avvocato del diavolo” è un ruolo fondamentale per potersi fare opinioni proprie. Cioè per dirla con Kant: elevarsi dalla propria minorità mentale.

    Baci… attendo gli altri due post…:-)

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    1. Grazie cara per la segnalazione del nuovo blog! E le vacanze da FB credo facciano molto bene, strumento apparentemente così utile, ma anche pentolone pieno di veramente troppa mer*a del mondo… non sempre ho la forza d’animo per sostenerla.
      E grazie per la spinta verso gli altri due post, in questi giorni di caldo pazzesco e umidità al 99% la forza creativa va in vacanza, almeno lei 🙂

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      1. Arriva l’estate e in casa io indosso esclusivamente il costume da bagno con le ciabatte e vivo tra le correnti d’aria di due ventilatori posti in maniera strategica (anche per dare una mano al pc).
        Capisco bene quindi come sia facile che la creatività scelga luoghi migliori…altrove rispetto a dove siamo. 😀

        Il nuovo blog é di tipo autoanalitico. Sto passando un periodo di profonda cambiamento verso una me più consapevole.. e completa. Nonché libera: se ti interessa l’argomento passa a trovarmi.

        Attendo i nuovi post, tanto da qui non mi muovo.

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