Due anni… e quasi me ne dimenticavo!

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L’intento era quello di scrivere un post sul tema della condivisione e di come questo se da un lato possa liberarci da tante gabbie, dall’altro sia molto difficile da progettare e portare avanti. Ma era tutto il giorno che questa data – 27 marzo – mi diceva qualcosa. E solo ora l’illuminazione! Oggi sono passati due anni esatti dall’apertura di questo blog ❤

Che tenerezza quel primo guardingo post con cui il blog è venuto alla luce 🙂

Da un po’ di tempo in effetti sono diventata parca di parole in questo spazietto virtuale. C’è una ragione che sentivo dentro di me, ma che non riuscivo bene a verbalizzare. E mi pare che questa sia simbolicamente la data giusta per mettere ancora una volta le riflessioni nero su bianco.

Circa un anno fa, in un post con un umore piuttosto diverso da quello che ho ora, scrivevo che “bisogna stare attenti con chi è felice” e oggi, seppur da un punto di vista diverso e per esperienze diverse, lo sottoscrivo di nuovo. Ed è quella attenzione che mi ha portata ad essere un po’ reticente di questi tempi perché lo ammetto: sono felice.

E mi accorgo che raccontare la tristezza, i casini, l’ansia, le preoccupazioni è più facile e forse anche più leggibile, perché ci si può riconoscere l’un l’altro. Nel raccontare la felicità invece mi sento un po’ intimorita, quasi che non ne avessi il diritto, come se pensassi che il lettore della mia felicità tutto sommato non sappia bene che farsene. Ma oggi credo che questa sia una felicità che vale la pena di essere raccontata, sia per come è stata ottenuta, sia per il suo significato.

Per ottenerla ho seguito prima il disagio, la frustrazione, ciò che mi comunicavano e ho capito che il lavoro che facevo non mi gratificava e mi sottraeva un sacco energie pur essendo part time. Mi sono licenziata e sono partita per fare volontariato, un volontariato utile tanto a me quanto agli altri (anzi, probabilmente più a me). Una volta tornata qualcosa si era mosso e ho iniziato a cullare e prendermi cura dell’idea che avevo, che non era poi nemmeno un’idea definita, si trattava solo di fare ciò che mi interessava e credere in quello che facevo. È stata dura perché per il primo anno mi sono immersa nelle mie passioni creando un progetto di comunicazione radiofonica che ho portato avanti gratuitamente, ma è stato molto bello e soprattutto mi ha fatto essere in contatto con ciò che DAVVERO amo fare. Spesso le persone con cui parlo non hanno le idee chiare sulle proprie passioni e il mio consiglio per tutti è: provate a viverle e ascoltatevi mentre le vivete. Anche se sembra una cosa molto freakkettona, il corpo sa e il corpo parla. E non è un caso che quest’anno per la prima volta da anni e anni ho passato l’autunno inverno senza febbre né raffreddore né mal di gola. Nulla. Il corpo sa. Il corpo parla. 

Ma non è stato così facile perché una volta che capisci cosa ti piace fare, devi poi capire come fare a campare con quello che ami. E il percorso è stato lungo, pieno di sperimentazioni, tentativi, aggiustamenti, altri lavori che nel frattempo mi permettessero di campare. E che mi facessero capire quale fosse il grado di compromesso a cui fossi disposta ad arrivare. Anche questa è una cosa molto importante: molto! Perché si può fare molto più di quello che pensiamo, siamo esseri assolutamente adattabili, dobbiamo solo avere l’occasione di metterci alla prova, solo che siamo così abituati alle nostre comfort zone che ce ne siamo dimenticati e anche se quelle comfort zone a ben vedere sono spesso gabbie, ce ne stiamo chiusi nella gabbia perché diciamo di non sapere come aprirla, anche se abbiamo la chiave in mano e crediamo (o ci piace credere) che tutto sommato ciò che ci aspetta fuori sia peggio di ciò che, pur con libertà di movimento limitata, possiamo godere lì dentro.

È importante capire cosa ci renda felici, ma per capirlo c’è bisogno di tempo. Io di tempo ne ho avuto perché ho sempre scelto lavori part time, ma il tempo di cui c’è bisogno è proprio un tempo diverso: un tempo del raccoglimento, dello stare dentro. E così tre anni fa a giugno me ne sono andata in semi-eremitaggio (io e il cane) per 10 giorni ed è stato un altro passaggio importante.

Voi lo sapete cosa vi rende felici?

Io ci ho messo un po’ a capirlo, anche se a ben vedere erano tutte cose che avevo dentro quando avevo 17 anni, facevo gli scout e con la mia cara amica sognavamo di fondare una comune. Grossomodo la mia felicità non si discosta molto da lì, semplicemente include il fattore lavoro, un aspetto per me fondamentale. Ho scoperto che il non lavorare su cose che mi piacciono e mi appassionano e in cui credo mi aliena. Ho scoperto di aver bisogno di un lavoro etico, o meglio: che abbia un’etica. Si aprirebbe un capitolo enorme a proposito di ciò che si intende con questo termine, ma riuscire a campare lavorando per aiutare gli altri (e gli altri li si aiuta in tanti modi) è un pilastro fondante della mia felicità.

E ad oggi posso dire di essere felice. Ci sono le ansie, c’è la fatica, c’è il dubbio, l’incertezza, il lavorare sabato e domenica, la mente che fatica a staccare, il non avere orari, il gestire tutto dalla A alla Z nei miei progetti. C’è il timore della delusione.

Ma alla fine della fiera c’è la soddisfazione e il sentire di stare facendo cose in cui mi riconosco.

C’è un altro aspetto importante della faccenda, che mi preme comunicare: la resilienza. Sono felice di quello che sto facendo ma non penso di essere arrivata, anzi: mi terrorizzerebbe l’idea. Penso e sento che da cosa nasce cosa e che dall’essere immersi in ciò che piace è naturale conoscere persone, situazioni, progetti, realtà, opportunità simili ai propri interessi. Lavoro tramite contratti che non offrono nessun tipo di garanzia, né certezze o tutele. Ma sono sulla strada che volevo percorrere e sono fiduciosa del cammino che mi aspetta su questa rotta.

Oggi come oggi se qualcuno mi chiedesse consigli su come fare a fare ciò che si ama, direi che sono tre le cose basilari: capire cosa si ama davvero e una volta compreso fare di tutto per immergervisi, qualunque cosa significhi per voi. E la terza è che tutte le volte che pensiamo di non avere scelta o alternativa, dobbiamo solo guardare meglio perché l’alternativa c’è quasi sempre: i sogni meritano coraggio e il coraggio non è non avere paura, ma essere capaci di andare oltre la paura.

Dunque buon compleanno caro blog, che – a proposito di resilienza! – sei nato con l’intento di durare solo un anno e invece sei ancora qui 🙂

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10 pensieri riguardo “Due anni… e quasi me ne dimenticavo!

  1. Mi piacciono i post di anniversario, in cui fai una specie di consuntivo di ciò che è cambiato dall’anno prima.

    Ti chiedo scusa se non sono più venuta tanto spesso qui perchè ho veramente moltissime cose da fare…e in più io ricevevo gli aggiornamenti del tuo blog attraverso un programma che racchiudeva tutte le mail che possiedo…e che dopo che ho formattato il pc, purtroppo, non ha più funzionato quindi sto guardando le caselle dal web e raramente vengo su quella dove ricevo gli aggiornamenti di questo mio account wordpress (l’altro è quello della mia attvità e li ho pure differenziati su due browser diversi in modo da poterli usare in contemporanea)…

    Torniamo a noi… anche io vedo moltissime differenze proprio in me rispetto all’anno scorso e… (mi hai dato l’idea per il prossimo post da me) oltre la felicità un’altra cosa, è veramente incredibile perché non lo credevo possibile::man mano che procedo in questo mio percorso sto scoprendo di stare tornando la persona espansiva e estroversa che ero nella mia infanzia ( alcune brutte cose famigliari, successivamente, mi hanno portato gradualmente a diventare quasi un’eremita, ben oltre l’introversione)! Non avrei mai creduto di poter tornare ad essere estroversa… insomma ci sono cose che ti cambiano e cambiano irreversibilmente, e beh trasformarsi in estroversi credevo che fosse una delle conseguenze irreversibili. E invece no. 🙂

    sono felice anche per ciò, sono felice in generale. Direi proprio che in un’anno ho fatto veramente moltissima strada ed è stata dura si, ma mi ha sorretta la sensazione/certezza di essere sulla Mia strada, certezza che ha decisamente aumentato notevolmente la mia resilienza.

    a presto, ciau :*

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      1. Il Baloon mi piace sempre 🙂 Che bellezza, una volta ho avuto la fortuna di assistere al parto della gatta che girava nell’aia della casa di campagna in cui vivevo, un’emozione!

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      2. ah ti ricordi che era nei miei programmi e poi ci avevo rinunciato a fare la bancarella, bene quest’anno sono cambiate un po’ di cose…(come organizzazione dell’evento da parte dell’associazione che organizza il baloon) e ho sicuramente una partner con cui mi iscriverò agli OPI (operatori del proprio ingegno)…

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  2. guarda non mi azzardo a fare previsioni ma spero veramente di riuscire quanto prima, magari si….dipende anche da quando tu conti di ripassare, io tralaltro vivo proprio al di la di porta pila, verso il centro, se non al balon tienimi informata…e ci si piglia una birretta nella piazza principale o al cortile del maglio…;-).

    La bancarella non sarà solo mia…;-) ma sarà una figata in ogni caso.

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