Tempo, tempi

Che illusa sono stata nel pensare di avere una giornata in cui avrei potuto dedicare metà pomeriggio e sera agli affaracci miei! Portare mia nonna a fare una passeggiata con la sua nuova carrozzina, approfittando del sole che non vede da tempo, iniziare a scrivere la struttura del progetto editoriale che ho in mente, leggere, riposare, guardare un film magari. Fare le cose con calma. Dato che avrei dedicato la mia mattinata a sopravvivere ai gironi dell’Inps, mi sembrava un buon premio…

Eh no mia cara! Perché anche se sul sito c’è scritto che l’Inps è aperto dalle 8.30 alle 12.30, solo una volta che sei entrata, dopo che già eri arrivata alla soglia ma il cartello con su scritto “NON SI FANNO FOTOCOPIE:  per avere il pin venire già muniti di fotocopia di carta di identità e codice fiscale” ti ha fatto cercare la prima tabaccheria, dicevo solo dopo che sei entrata scopri che l’unico sportello aperto è quello delle pensioni. E un po’ ti viene da ridere a sentire la parola pensione, visto che tu sei lì per una gestione separata…Il tuo sportello è aperto solo lunedì, mercoledì e venerdì.

Ok. Non ti dai per vinta, tra sito Inps, contatti telefonici e addirittura una chiamata Skype riesci a sistemare la questione PIN. Peccato che una metà di questo codice numerico necessario per gestire le tue cose direttamente dal sito ti verrà consegnato…via posta! Speravi di essertela cavata in giornata e invece no!

Seconda chiamata skype con call center Inps: vuoi solo sapere se i tempi delle poste possono coincidere coi tempi dell’iscrizione alla gestione separata, ovvero domanda molto semplice: quanto tempo ho per l’iscrizione dall’inizio del contratto? Ti mettono in attesa e dopo 10 min la linea cade.

Ok. Non ti dai per vinta. E inizi a scartabellare su internet e la risposta la trovi da te. E questa sembra più o meno fatta. Così dai al via alle varie rendicontazioni di fine mese, verbali, rimborsi e pensi che in fondo sono solo le 11.40 e davvero potresti aver finito tutto nel primo pomeriggio.

E invece no! Perché arriva una bella telefonatina da un comune che vorrebbe tanto i tuoi progetti e per inserirli nella programmazione culturale ha bisogno che tu partecipi ad un bando di cui ti manderà tutta la modulistica da completare entro…

… domani!

E un po’ ripensi anche a quella volta che la referente che hai incontrato di sabato (perché hai spiegato di non avere un buco di tempo gli altri giorni) e che ti ha commissionato dei progetti ti scrive martedì mattina dicendoti di non aver ancora ricevuto nulla. O all’altra che hai sentito per telefono il venerdì alle 17 e ti ha chiesto una serie di cose per il progetto che vorrebbe da te e il lunedì mattina ti manda un wapp dicendo “non ho ancora ricevuto nulla”.

Gentili signore, lo sapete cos’è un week end?

E così vivo sulla mia pelle qualcosa di tipico dei nostri tempi, l’idea che siano tutti a disposizione sempre e che tutti stiano lavorando solo per te. Mi tornano in mente i tempi di scuola, quando non si capiva come mai le prof. ci mettessero così tanto a correggere quei 25 compiti in classe, e che diamine? Cosa ci vorrà mai?

Solo che all’epoca di queste pretese avevo 13 anni, la gente con cui ho a che fare ne ha qualcuno di più.

La mia politica sta diventando questa: a chi mi sollecita impropriamente aggiungo due giorni d’attesa, anche se ho il progetto quasi pronto, anche se avevo in mente di mandarlo la sera stessa. Se mi fai fretta immotivatamente, aspetti.

E allora anche in questa giornata in cui il tempo pare non esserci, mi prendo il tempo per sfogarmi un po’ sul mio caro blogghettino. E con voi cari pazienti naviganti della rete che tra un impegno e l’altro passate da queste parti. 😉

 

 

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17 pensieri riguardo “Tempo, tempi

  1. Inps… praticamente come leggere il castello di Kafka..uguale. Meno ci si ha a che fare meglio è.
    Gente che si aspetta che tu lavori come un minatore sardo 24/7 festivi compresi: sto cazzo! Poi che confidenza hai per scrivere via whazzap? Brava a metterti delle regole e mettere dei paletti sin da subito perché non si vive per lavorare ma si lavora per vivere.

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      1. nel mondo della grafica e in generale delle professioni autonome creative è sempre così e anche peggio. ti chiedono le cose per ieri ma ovviamente il bonifico non è mai “retrodatato” :-)… per fortuna adesso io sto lavorando per me e difficilmente mi capitano ‘ste situazioni ma la volta che mi succederà puoi starne certa:

        Cliente: Mi servirebbe per ieri, ci riesci?
        Io: e tu riesci a pagarmi per l’altro ieri, perché io lavoro solo con pagamenti anticipati!

        Non so se conosci MarcoMontyMontemagno però ti consiglio il suo canale su youtube (http://www.youtube.com/user/montymonty) che dice cose molto interessanti e che potrebbero essere utili visto che se sei gestione separata sicuramente sei autonoma e promuovere la tua attività attraverso i social o magari fare dei video secondo me potrebbe essere interessante, anche se da quello che scrivi vedo che hai molte richieste seppure fatte in tempi inopportuni.

        Tornando al discorso delle richieste urgenti e la pretesa che tu sia sempre li sull’attenti in base alle loro tempistiche. io sono per la linea dura… vademecum da cui, salvo particolari eccezioni (che in quanto eccezioni non devono diventare la regola), i clienti non si schiodano. Perché allora è come se io andassi al Carrefour che chiude alle 20, ma io vado alle 21 e chiamo la signora Giulia a casa perché mi venga ad aprire. Patti chiari e amicizia lunga altrimenti Puppa!

        baciotti…

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      2. Cara, grazie per i consigli… la linea generale l’ho ben presente, ovvero tempi e modi che vanno rispettati, ma purtroppo lavorando con la pubblica amministrazione le cose si complicano un po’… e via un bel tuffo nella burocrazia, dove per fare le cose devi remare tra bandi, contributi e gente che vorrebbe fare ma sente di avere le mani legate e cerca modi per farti fare ugualmente.
        Poi va da sè che il lavoro creativo e intellettuale soffre del fatto che le persone non si rendono conto di quanto lavoro ci sia dietro un progetto, del fatto che difficilmente sia possibile quantificare il tuo tempo in ore precise giornaliere, e quando poi hai a che fare con gente che di mestiere fa l’impiegato lui o lei che è abituato ad avere il suo stipendio a fine mese deve rapportarsi a te e alle tue cifre da lavoratrice autonoma a volte sembra di venire da due mondi diversi e non sempre è facile capirsi. Tempo fa da una persona interessata ai progetti mi sono sentita dire che i nostri prezzi sono troppo alti, che loro sono abituati ad altre cifre. E io dico: se sei abituata ad altre cifre, rivolgiti a chi ti fa quelle cifre. Non è semplice, so che lo sai bene, perché su tante cose c’è concorrenza spietata e gente che si svende, questa non è la mia politica, i miei prezzi sono ragionati e sono disposta a venire incontro alle persone tagliando, aggiustando, valutando situazione per situazione. Ma è chiaro che quando qualcuno è abituato a gente che lavora gratis o a persone che non so bene come possono permettersi di portare progetti nelle scuole veramente per due soldi, bisognerebbe prima fare un lavoro culturale sul committente per far comprendere le ragioni delle tue cifre e non avrei voglia di dover essere io a farlo. Che poi voglio dire, vedi gente storcere il naso davanti a certe cifre, poi sono gli stessi che trovano normale spendere 700 euro per un telefono quando ne esistono di buoni a meno della metà. Tutta questione di percezioni!

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  2. Leggere questi post rinfranca l’animo, davvero.
    Alla mia parte geometra, che ha appena mollato parte della professione perché non ci stava dentro, fa un certo effetto e un bel po’ di rabbia non riuscire a far capire alle persone che dietro un lavoro non c’è solo l’atto del farlo ma tutto il processo che lo fa pensare, nel modo giusto, e dentro a tutti i millantamela vincoli che ci vengono posti.
    Quei paletti vanno messi, altroché, belli grossi. A rischio di perdere qualche lavoro.
    Mi inchino.

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    1. Grazie cara, meno male che non viene letto solo come uno sfogo fine a se stesso 🙂 Comunque sì: i paletti vanno messi e soprattutto bisogna capire che se non siamo noi per prime a dare valore al nostro lavoro anche a rischio di perdere qualche commissione (e come raccontavo nel post, è successo: non sono un supermercato col sottocosto – altro male del nostro tempo – ma una persona con tempo impegnato, spese di cui il committente non ha nessuna percezione, che è convinta che la qualità si paghi) non saranno gli altri a farlo per noi. Purtroppo in particolar modo con le PA questa logica di appalti al ribasso, bandi al ribasso, tutto al ribasso sposta completamente il focus dalla qualità all’economicità. Ma delle strade si possono trovare, qualcosa si perde, ma molto si vince nel non svendersi.

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      1. mah secondo me non è che i “clienti” non ne abbiano la percezione delle spese e dell’impegno che determinano certi prezzi, piuttosto invece credo che non riescano a capire che il nostro impegno e le nostre spese sono strutturate in maniera diversa: Chi ha un lavoro dipendente, se va a vedere la propria busta paga, scopre che il suo stipendio netto è praticamente più del doppio di quello che riceve e che può usare per le sue spese personali e logistiche. Semplicemente non ha percezione diretta delle tasse che paga perché esse sono trattenute alla fonte.

        Non ha nemmeno la percezione del rischio d’impresa che chiunque abbia un progetto autonomo e apre la partita iva per realizzarlo affronta. Non ha la percezione del fatto che mentre lui timbra il cartellino e può rivolgere i suoi pensieri ai cazzi suoi senza minimamente preoccuparsi del lavoro, noi ci perdiamo anche il sonno in alcuni casi.
        Lui ha però il rischio della disoccupazione, se è un dipendente di un’azienda privata.

        Questo problema però non c’è l’ha un dipendente statale però che di solito può essere più che certo di non perderlo mai perché la PA non rischia di fallire…perché è una specie di mostro mitologico e praticamente immortale che si regge praticamente sulle spalle dei cittadini e delle loro tasse. E’ questo il problema: la sicumera che secondo me rende il rapporto tra la PA e le imprese private così ostico…tipo che le PA pagano un po’ come vogliono loro mentre dall’altra pretendono il pagamento immediato,e in alcuni casi anticipato, delle tasse. Non hanno nessun interesse a migliorarsi…perché dovrebbero farlo?

        Non c’è scampo ne salvezza: se non siamo noi ad educare il cliente in questo senso di certo lui non si metterà a trovare motivazioni per giustificare il prezzo del nostro lavoro. Dobbiamo insomma rendere visibile e percepibile il nostro valore facendolo riflettere sulle sue intenzioni e ciò che noi professionisti possiamo fare per superare e rimuovere gli ostacoli tra le intenzioni e il fatto compiuto. Perché rivolgersi a te che costi di più rispetto a chi costa meno?

        E questo è un’altro sforzo di cui generalmente chi ha il posto fisso e soprattutto la P.A. non ha alcuna idea a meno che non si tratti di un responsabile di comunicazione e/o rapporto con il pubblico. E’ dura, durissima ma sono convinta che una via d’uscita c’è, eccome.

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      2. Cara Von, secondo me invece alcune persone non hanno idea precisa del lavoro che c’è dietro al lavoro creativo. Non capiscono che non sono solo le ore sedute alla scrivania, ma che devono calcolare anche tutto il tempo che ti prendono con richieste di riunioni dal vivo, proposte di progetti, revisioni del progetto medesimo, stravolgimento del tutto, nuove richieste differente da quelle su cui ci si era accordate, consigli su testi di presentazione dell’incontro pubblico che ti vede coinvolta, etc. Tutto questo che a loro pare accessorio, a te richiede un sacco di tempo, a volte tanto quanto il tempo della creazione. Questo non lo vedono, di certo. Come non vedono tutto il tempo che devi impiegare con le PA a compilare moduli, bandi, che sono sempre diversi fra di loro, in cui ti chiedono cose diverse quindi non è che fatto uno poi sai farli tutti, eh no! Ognuno di chiede documenti di un tipo, rendicontazioni di un altro. E questo è tempo. E sono certa che non lo calcolano assolutamente quando storcono il naso per le tue cifre. Pensano solo agli otto euro orari che guadagnano come dipendente. Non tutti eh, non è mia intenzione fare di tutta un’erba un fascio, ma alcune persone sì, te lo dico per esperienza diretta…

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      3. ma infatti per questo secondo me dovresti spiegare i vari iter…insomma fargli vedere che non è che ti metti all’alba a fare yoga con del thè verde e durante quell’ora hai l’illuminazione e la cosa finisce li.

        e se non capiscono nemmeno così bom…amen cazzi loro. Tu da certe posizioni tue non ti schiodare nemmeno morta. 😉

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      4. Sìsì tranquilla, da lì non mi schiodo. 😉 Ma quando una ti risponde che le tue cifre sono assolutamente fuori budget per come sono abituati loro per serate simili (e non stai chiedendo le cifre di Vasco, eh) , secondo me c’è poco da discutere. Non credo che se mi metto a fare la rendicontazione del mio lavoro voce per voce una che ha un approccio così cambierà idea, perché il problema non è la spiegazione della mia rendicontazione, ma il fatto che questi da anni e anni fanno cose con gente che si svende. Allora se da anni con X fanno serata e tu chiedi 3X c’è poco da fare: la cosa parte già male. Si sente quando c’è il feeling per poter approfondire, anche dal tono dell’altra persona, e quando invece c’è un muro. E non ho voglia di trovare le energie di buttarlo giù. Le collaborazioni non sono solo denaro, ma rispetto del lavoro e delle posizioni reciproche. Per fortuna la maggior parte delle volte questo avviene, anzi nel corso del tempo ho trovato persone davvero carine, ma ogni tanto questi simpatici personaggi che vogliono le nozze coi saltano fuori. Ad ogni modo l’idea dello yoga all’alba col the verde mi sembra ottima 😀

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      5. Giusto a proposito, appena successo: ti incontri, ti chiedono una sere di progetti, stabilisci un prezzo, dopo una settimana scrivono che hanno apportato modifiche, cambiato prezzi e stravolto i tuoi progetti, tu dici che così non si possono fare, per venire incontro alle loro esigenze fai una seconda proposta e loro ti rispondono che ormai hanno deciso quella cifra e che quindi basta coinvolgere una persona in meno in uno dei progetti proposti. Allora io voglio vedere se chiedi la restrutturazione ad un geometra, te la fa e ti dice che il costo è tot, poi tu gli dici “no scusa ti do meno perché alla fine ho deciso che il bagno non lo voglio restrutturare” e il geometra dice “sì, ma non è che posso far finire i tubi nuovi prima del bagno” e il cliente dice, “vabè ma ormai ho deciso questo prezzo, taglia a metà i tubi”. Il cliente non lo dice perché tagliare i tubi a metà non ha senso. Rimodellare i progetti creativi degli altri a proprio piacimento invece a quanto pare sì. . Ovviamente ho detto no, ma poi sembri tu quella poco accomodante. Vabè, vabè.

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      6. lascia stare.. in italia parlare di budget è come parlare della corda a casa dell’impiccato. E invece sarebbe la cosa migliore: hai deciso di spendere tot? bene ci mettiamo li io e te per trovare il miglior compromesso tra i tuoi desideri e il tuo budget.
        E invece no, hanno paura che rivelando il budget tu gli faccia spendere tutto…l’obiettivo loro è il risparmio a tutti i costi e ci può anche stare ma l’obiettivo vero è: “avere ciò che si vuole pagando il giusto” non risparmiare e basta…poi si lamentano che hanno porcate….

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