Corsi per… scollocarsi?

tree-house-695420__340

Ieri sera la cara amica G. mi ha chiesto un consiglio su un corso di due giorni sul tema “scollocamento”, ovvero sulla volontà di lasciare il proprio stressante lavoro, la propria stressante vita e reinventarsi, trovando il modo di saltarci fuori tra costi, impegno, desiderio, paure e volontà.

Essendo tendenzialmente scettica sulla effettiva utilità di una due giorni a pagamento per trattare i temi del “cambiare vita” le ho espresso con cautela le mie perplessità. Se le aspettava, mi conosce :), ma provando ad andare un po’ più in profondità ho pensato che magari un incontro del genere potrebbe essere fruttuoso anche solo per l’energia che viene movimentata, o per la possibilità di incontrare altre persone simili, che hanno voglia di cambiare vita e nel mare magnum delle nostre condizioni precarie, non sanno bene da dove iniziare per organizzare e gestire la complessità. A volte si può aver bisogno semplicemente di metodo, c’è chi di base è un ottimo organizzatore e chi invece necessita di consigli, strutture, modelli a cui provare ad ispirarsi.

Di certo c’è il fatto che in qualche modo ognuno, se vuole cambiare qualcosa della propria vita, deve trovare la modalità di uscire dal proprio circolo vizioso fatto di ripetizione di gesti, lavori, prassi e giornate che non lasciano il tempo per riflettere su cosa si vuole davvero e quali competenze si possono spendere per attuarlo.

Il mondo editoriale e del web è piano di libri e siti che forniscono consigli e modalità a riguardo e non metto in dubbio che alcune pratiche si possano provare a copiare, sperimentare… quello che credo però è che sia necessario un tempo interiore in cui fare i conti con se stessi, farsi domande e darsi risposte.

Ad esempio per quanto mi riguarda ho capito che un passaggio importante era la rottura con la mia comfort zone, il dire basta definitivamente ad un lavoro che mi permetteva di mantenermi ma non mi piaceva e in qualche modo mi abbruttiva, non perché fosse brutto in sé, ma perché non era quello che volevo e il fatto di averlo e di avere entrate garantite non mi permetteva di investire tutta me stessa nei miei progetti. Io sono una che ha bisogno della terapia d’urto, a volte: di essere buttata in mare per imparare a nuotare. E così ho fatto.

È passato un anno e mezzo da quella decisione e sì: ce l’ho fatta. Sono riuscita a campare senza quel lavoro, ho impegnato tutta me stessa in altro e da un anno e mezzo posso dire di vivere con i guadagni di lavori in cui credo. Non tutto è stato perfetto, non tutto è andato a buon fine, ci sono collaborazioni che mi hanno lasciata anche negativamente allibita, ma fa parte del percorso: non sono finita sotto un ponte, non sono dovuta tornare a casa dei miei, ma soprattutto non ho mai, mai e dico mai rimpianto la decisione di lasciare i lavori che ho lasciato.

L’essere umano appartiene ad una specie altamente adattabile. Pensateci! Quale altra specie può vivere all’equatore e al polo nord? Noi siamo adattabili, solo che ci infiliamo in routine quotidiane che ci fanno perdere coscienza di questa nostra grande capacità.

Allora quello che mi preme dire sono due cose. La prima è che bisogna sapere cosa c’è nel proprio hard disk: non mentitevi, ditevelo! Solo così la ricerca può avere senso. E la seconda, che bisognerebbe davvero stampare e appendere ad un muro di casa che si vede spesso, è che non c’è tempo per la perfezione!

Il tempo è adesso. E forse lo è sempre stato.

 

Annunci

5 pensieri riguardo “Corsi per… scollocarsi?

  1. Beh, considerando che tutti i segnali mi stanno arrivando in un solo senso, che a questo punto non sono solo io che ho voglia/bisogno/necessità di cambiare… ben venga questo post e questa tua ultima (ma non ultima) definizione:
    “Il tempo è adesso. E forse lo è sempre stato”.

    Nelle scorse notti insonni ho terminato Adesso basta! di Simone Perotti, uno che non ha certo mollato tutto in un giorno qualunque, senza averci pensato più che bene prima. Uno che ha fatto un piano a lungo termine, ha fatto calcoli, dato il massimo, studiato e messo a frutto e poi ha detto ciao ciao a tutti quanti, riuscendo a fare di uno dei suoi sogni la sua nuova vita.
    Ci ho ragionato tanto, fermandomi su pro e contro: lui partiva da uno stipendio da manager, mica cotiche. Con tutti i benefit e i trattamenti di favore riservati a quella categoria. E quindi è stato sicuramente tutto più facile, per lui (mi ha fatto troppo ridere quando, dando consigli sul downshifting, sosteneva che no, non era proprio così indispensabile la colf per tre giorni alla settimana! conosco gente che lavora 10 ore al giorno e quando arriva a casa fa anche le pulizie, tanto non rientra con i costi, pur essendo un professionista)
    Comunque. La mia successiva riflessione è stata questa: quello che ha saputo fare il nostro Simone è stato, come dici anche tu, pianificare, organizzare, programmare. E perché non imparare a farlo anche noi? Partendo però dal presupposto fondamentale: quel tempo interiore in cui ci si chiede e ci si risponde, onestamente, sinceramente, senza peli sulla lingua.
    Ci sto arrivando. Sarà dura, durissima, uscire da quella zona piatta e tranquilla, ma vivere per 80 anni lo stesso anno, le stesse cose, le solite lotte, non può essere chiamato Vita. Vero?

    Liked by 1 persona

    1. Vero! Credo che il limite lo si raggiunga quando si è annoiati dalla propria voce e dai propri pensieri che ripetono per l’ennesima volta “basta non ne posso più, questa non è vita, deve esserci un altro modo” 🙂
      Perotti lo conosco perché lo intervistai per la radio alcuni anni fa a proposito del libro “Dove sono gli uomini?”, che non ha molto a che fare con i suoi libri precedenti. Non ho mai letto “Adesso basta” né “Ufficio di scollocamento”, ma sono d’accordo sul fatto che chi parte da un reddito così elevato trova illuminanti cose che per altri sono la quotidianità (e penso che quei libri li leggerò).

      Sarà dura, durissima, ma credo non te ne pentirai mai. Io, almeno, nonostante la mia vita massimamente precaria di adesso, non l’ho mai fatto. Buon cammino e abbasso i peli sulla lingua!

      Liked by 1 persona

      1. Sarà un bel viaggio, di sicuro.
        E poi: ho incontrato persone come te, come non posso essere grata a questa decisione di cambiamento?
        Quanto a Perotti quasi quasi vado a trovarlo, che Porto Lotti non è così lontano da casa mia… vieni anche tu? 😉

        Mi piace

      2. Ahah sì, potrei venire, ma magari poi il discorso cadrebbe sul suo ultimo libro, che ho provato a leggere ma ho abbandonato dopo poco… :-D.
        Grazie per quello che dici, come credo sappia bene anche tu, scrivere un blog a volte è come parlare nel vento: ci sono parole che si perdono e poi casi in cui le parole approdano. Lieta di essere isole reciproche ❤

        Liked by 1 persona

  2. Credo che ci sia Adattamento e Adattamento. Ne ho scritto proprio un po’ di tempo fa sul mio blog.

    C’è l’adattamento nella Comfort Zone che presto diventa Discomfort….e allora li quando arrivi infondo, ed è quello che succede ai più, sbrocchi.

    Poi c’è la capacità di adattarsi al mondo esterno usando come guida la consapevolezza di noi stessi e ciò che davvero vogliamo. Ed è quello che succede quando da tempo ci frulla questa idea e senza arrivare al fondo cogliamo le occasioni che la vita ci offre. A me è successo quando, in 15 giorni mi sono trasferita da Milano a Torino nel 2009 e in sei mesi ho anche consolidato la mia residenza qui con la compravendita della mia vecchia casa per la nuova (ma molto più “vecchia” essendo del Juvarra) e non tornerei mai indietro. Ma c’è un lato b di questa faccenda,,, di cui scrivo più avanti)

    Sono ormai persuasa che questo secondo modello di adattamento sia prioritario per la propria salute mentale.

    Ogni storia poi è a se. Prendiamo quella di una persona che tiene famiglia e comunque deve provvedere al loro sostentamento. Non è che può dall’oggi al domani licenziarsi da un posto, tutto sommato, sicuro, per inseguire il proprio sogno. E li quindi li necessariamente devi metterti “a tavolino” (è un’espressione che usava sempre mia madre e che io associavo al tedio dei compiti quotidiani) e studiare, calcolare, prevedere, pianificare.

    Chi non ha legami spesso va incontro a colpi di testa di cui poi, se non ha studiato bene la situa e ben cosciente di avere davanti molti anni di sacrifici, si potrebbe pentire.

    Ed ecco il lato B della gioia che ho ricavato dal trasferirmi a Torino: mi sono trasferita perchè ho rilevato un’esercizio che poi si è rivelato una sòla (fregatura) totale e sebbene forte di molta teoria in ambito di strategia e gestione d’impresa…ero però troppo inesperta, ero sola, ero ingenua e la cosa si è tramutata in un fallimento completo.

    Non me ne sono pentita… come una fenice, da quelle ceneri sono risorta e sto mettendo a frutto gli insegnamenti dell’esperienza…perchè comunque è stata suo malgrado molto preziosa. Ma diciamo che col senno di poi avrei potuto evitare molte brutte conseguenze (tipo una cartella esattoriale di quasi 20.000 per i contributi inps e altri 10.000 di debiti sparsi tra fornitori, utenze e affitti):

    Per concludere a proposito della due giorni a pagamento sullo scollocarsi: ho una lunga esperienza nell’ambito della crescita personale (da robbins ai guru-merkatari nostrani) e sinceramente non credo nei weekend motivanti. Il rischio è proprio quello di muoversi senza pensare alle conseguenze sulla scorta dell’entusiasmo.

    Io invece immagino un corso, strutturato, magari nel pomeriggio di domenica (in cui tutti dovrebbero essere liberi ad eccezione dei turnisti della GDO ma per loro ci sarebbe il webinar online che possono seguire quando vogliono) per guidare veramente una persona ad impostare innanzi tutto la giusta mentalità imprenditoriale e poi a costruire il suo modello di business, comporre il business plann e lavorare sul brand e sul marketing e la prima campagna promozionale con insegnanti professionisti dei vari campi, passo a passo).

    E se proprio vogliamo essere idealisti anche un prestito a fondo perduto di 20.000/30.000 euri per l’avvio dell’attività (caparra e primi affitti/ licenze/ capitale sociale/ strumenti di lavoro e macchinari indispensabili/brevetti e registrazioni marchi), con servizio di tutoraggio nei primi tre anni dell’attività e tariffe calmierate su commercialisti, avvocati etc etc etc

    Questo a fronte di un concorso che sarà una sorta di esame finale del corso… e in ogni caso sarà predisposto anche il piano B “se non vinco come posso comunque andare avanti?”

    Che ne pensi?

    P.s. il costo sarebbe di max € 50,00 euro ad incontro….

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...