Portare a galla le risposte giuste

Che sensazioni vi danno queste immagini? Cosa ci leggete? Cosa vi raccontano?

Se ne avete voglia prima di andare avanti potete rispondere: basta avere un foglietto di carta e lasciarvi trasportare dall’ispirazione. Possono essere semplici parole o frasi complesse. Può essere tutto ciò che volete. Prendetevi il tempo che vi serve, io vi aspetto 🙂

Oggi, di fronte a una scelta che mi si prospettava, ho cercato la risposta nel profondo. E a volte la risposta può venire a galla anche grazie a ciò che ci colpisce, a quello che attira la nostra attenzione.

Il dubbio era questo: presentare o no domanda per un posto di lavoro nel pubblico, a tempo determinato, in un paese vicinissimo al mio, ad occuparmi di comunicazione per 36 ore a settimana con ferie, permessi, mutua e tredicesima?

Il fatto è che se la cosa fosse andata in porto (e a meno che non fosse un concorso fatto ad hoc per inserire qualcuno di preciso qualche carta buona da giocare l’avrei avuta 😉 ) l’unica ragione per cui sarei stata contenta sarebbero state le sicurezze (sicurezza da precari, chiaramente, ma anche nel precariato, si sa, c’è la serie A e la serie B…): i soldi certi a fine mese e le tutele.

E cosa avrei perso? Avrei dovuto mettere in stand by il lavoro a cui mi sto dedicando da tempo, che sta evolvendo insieme a me, che sta crescendo e che mi permette di dedicarmi a ciò che amo e che mi appassiona. Un lavoro cucito su di me, sul mio desiderio di creare, di stravolgere a volte, di sperimentare, di voler carta bianca, di organizzare, di formarmi.

E c’è di più: come un dono prezioso è arrivata questa neonata collaborazione con una ONLUS che si occupa di rifugiati e richiedenti asilo, in cui le persone con cui ho avuto a che fare mi sembrano tutte serie, competenti, motivate e umane.

Quindi la questione si pone in questi termini: possibilità di stipendio decente facendo un lavoro che almeno dalla descrizione sembra un po’ meno noioso di tanti altri lavori nel pubblico VS pochi soldi e nessuna sicurezza facendo quello che amo. Scegliendo il primo dovrei dire addio al lavoro coi rifugiati e mettere in stand by la mia attività autonoma per un paio d’anni (cosa che equivarrebbe a sferrarle un colpo di grazia). Optando per il secondo perderei l’occasione di un lavoro nel pubblico con tutte le sicurezze che comporta, anche solo per due anni (ma si sa che una volta nel pubblico è facile se non restarci, almeno prolungare i contratti).

Dunque mentre mi apprestavo a scrivere questo post, ho cercato le immagini che avrebbero potuto rappresentarlo. Le ho scelte istintivamente. E solo dopo ho cercato di capire cosa significassero, per me.

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Una strada da seguire

Un cammino su cui mi trovo e che percepisco bello, che mi invoglia a continuare a percorrerlo.

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La luce dietro la curva

Il sole, che aspetta splendente dopo la curva, e che se anche in questo tratto di sentiero non c’è, in realtà c’è già, c’è ugualmente: lo si percepisce nell’atmosfera, nei raggi che filtrano tra le foglie.

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Una presenza che si manifesta

Un’immagine confusa, in cui si vede poco o nulla, ma quel poco che si vede dà lo conferma di trovarsi in dirittura d’arrivo, i contorni sfuocati sono sufficienti per raccontare cosa mi attende.

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Bellezza e leggerezza

La leggerezza, la bellezza e l’assenza di paura nei confronti della fragilità.

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Piacevolezza nell’assenza di nitidezza

La nebbia che abbellisce e non confonde, che nasconde qualcosa di bello da scoprire, che è bella già di suo perché permette di immaginare, perché cattura e muta la luce, perché crea l’atmosfera giusta.

Questo per me significa che sono contenta della strada che sto percorrendo, che l’incertezza non mi preoccupa ma anzi mi incuriosisce. Che ci sono tanti segnali che sto trovando sulla giustezza di questo camino. Che ho voglia di camminare, di proseguire, che so che la vita è bella e fragile, come una bolla di sapone. Che la fatica non mi spaventa e che dietro la curva, in fondo al sentire, in mezzo alla nebbia, oltre alla tempesta ti neve, c’è qualcosa di bello.

La conclusione sono certe che l’abbiate capita anche voi 🙂

 

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