L’idea che debba essere sempre tutto disponibile ogni volta che lo vogliamo a me non piace

Amiche e amici virtuali, era mia intenzione scrivere un post post-vacanza con un paio di riflessioni su come fare per portare mare sole e quiete nella vita di tutti i giorni, in modo da riuscire ad affrontare routine e beghe quotidiane senza perdere la pace guadagnata.

Però poi è venuta fuori la storia di Gianni Morandi che va a fare spesa la domenica e del web che gli si è rivoltato contro (come si è soliti dire). E lui che alla fine comprende la cosa e dice che ci andrà solo nei feriali.

Poteva finire qui, se non fosse che leggo opinioni di amici di amici su Facebook che difendono le aperture domenicali dei supermercati, paragonandole addirittura a quelle dei pronto soccorso o dei ristoranti.

Prego? Ma davvero? E lo state facendo con questi argomenti?

Allora visto che vedo impazzare like qua e là su commenti tipo “e allora le pizzerie?” e visto che per le ragioni spiegate qui preferisco usare questo spazio invece di Facebook, anche se non l’avrei mai pensato a questo punto mi pare necessario fare qualche precisazione:

1- Un servizio di pronto soccorso dell’ospedale è un servizio vitale. Se non c’è qualcuno che ti cura quando hai un principio di infarto, muori. Se non hai il latte fresco la domenica, no.

2- Ristoratori e lavoratori nell’ambito turistico hanno un tipo di clientela che per definizione può utilizzare quel tipo di servizi nel tempo libero, quello che dedicano allo svago, quindi sere, domeniche e ferie. Un museo può anche stare aperto il lunedì dalle 9 alle 16 e chiuso la domenica, ma non credo che la cosa favorisca molte persone. Così come chi affitta ombrelloni a Riccione può anche decidere di lavorare da ottobre a giugno e prendersi delle belle ferie in luglio e agosto, ma oggettivamente avrebbe sbagliato ambito lavorativo.

3- Le aperture domenicali non portano più introiti, anzi: spesso rappresentano delle perdite per i supermercati. Ma seguono la logica del “siccome lo fa anche il supermercato X non posso restare indietro di fronte ad un servizio in più che offro alla clientela, quindi mi adeguo”, chiaramente a scapito dei dipendenti.

4- Qualcuno mi ha detto che se il lavoratore fosse libero di scegliere e fosse remunerato adeguatamente il problema non sussisterebbe, andrebbero bene anche le aperture domenicali. Io credo che se si fosse liberi di scegliere, le aperture domenicali non esisterebbero. Certo, qualcuno potrebbe essere d’accordo a lavorare la domenica a fronte di un salario maggiore, ma non è detto che uno straordinario ripaghi davvero quello a cui le persone rinunciano andando a lavorare. Perchè come mi disse una mamma una volta, “il mio giorno libero per le prossime settimane è il giovedì, ma non quello delle mie figlie – che vanno a scuola – nè di mio marito – che va a lavorare. Prima di poter passare tutti insieme un’intera giornata devo aspettare un mese”.

5- Non c’è cosa che mi deprima di più di vedere la controsolidarietà: lo so, ci sono tante forme di sfruttamento lavorativo e quello domenicale non riguarda solo chi lavora nei supermercati. Però perché quando accade qualcosa che mette in luce una tipologia di sfruttamento, invece di puntare il dito contro quello sfruttamento e magari usare quella luce per allargare il ragionamento agli sfruttamenti altri, si deve sempre e solo guardare il proprio ombelico e dire “e io allora?”.

6- Infine: l’idea che debba essere sempre tutto disponibile ogni volta che lo vogliamo a me non piace.

Buoni acquisti.

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4 pensieri riguardo “L’idea che debba essere sempre tutto disponibile ogni volta che lo vogliamo a me non piace

  1. Io odio il termine “consumatore”, consapevole o meno che sia. Sono convinta che le parole abbiano un peso e la parola “consumatore” mi fa venire in mente solo un povero stronzo che deve aprire il portafoglio e consumare. Per consumare deve necessariamente avere un reddito, quindi produrre (logicamente sfruttato al massimo con una paga da fame) infine…una volta spesa una vita a produrre e consumare, può anche crepare. (“Produci, consuma, crepa” cit. CCCP)
    Questo sistema non è a misura d’uomo e per questo sta collassando.
    Onestamente un pò mi è venuto da dire, esattamente come la menata che si ripete ogni lunedì (spesso dalla domenica sera), da disoccupata (che non trova lavoro da sei anni perchè sono fuori mercato): ma perchè vi lamentate e poi però vi fa comodo? Perchè io la gente che si indigna su fb poi la ritrovo a fare le code di notte per l’aicoso di nuova generazione che costa come uno stipendio di un’operaio specializzato (il mio smartphone è costato 60 euri).
    Il discorso non è tanto avere tutto sempre disponibile, che con una gestione fluida ma rispettosa della dimensione umana (ovvero avere gli spazi per stare con la propria famiglia e crescere i figli ma anche viaggiare, andare a passeggiare in mezzo alla natura, creare and so on) è possibile e ci sarebbe più lavoro per tutti (su turni di 6 ore) il discorso sta nei salari da fame…nello sfruttamento tramite contratti capestro (tipo i vaucher), il problema sta nella cultura dell’immagine, dell’apparire senza che ci sia dietro alcuna sostanza. E in questa situazione chi anche la sostanza la ricerca e la coltiva ne paga le conseguenze oppure, come la mia vicina, per mantenersi una buona indipendenza dignitosa…torna a casa dal lavoro così stanca da non avere le forze di fare altro e poi…il we lo passa a pulire e rassettare. Per essere, per coltivare la propria identità c’è davvero poco posto. E questo mi fa molta rabbia.
    Anche il solo fatto di indignarsi sterilmente…. non ha molto senso. e con sterilmente non intendo inutilmente ma il fatto che ci si indigna ma poi non si fa un cazzo, riempie la testa e il cuore di rabbia e frustrazione che bloccano la creatività, la gioia di vivere…e come vivere gioiosamente quando si è in gabbia.

    Questo mondo però anche noi abbiamo contribuito a costruirlo, abbiamo accettato passivamente questi cambiamenti…che sono avvenuti sfruttando i nostri punti deboli…ma invece di alimentare la capacità di essere hanno alimentato esclusivamente l’apparenza. Che è vuota.

    Cominciamo a chiamarci persone, cominciamo a selezionare davvero i nostri bisogni più che il consumo compulsivo, programmiamo la nostra vita a favore dell’essere, della nostra identità e la nostra sostanza.

    Bacioni ❤
    P.s. morandi non mi è mai piaciuto ma tra i tanti mi sta simpatico e per me prendersela con lui me pare come sparare sulla crocerossa…
    P.p.s. I centri commerciali sono aperti la domenica da decenni e da subito sono diventati meta di divertimento per le masse…che trovano nel consumare e nello spendere una grandissima soddisfazione.

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    1. Nonostante la mia dichiarazione iniziarle di preferire una discussione sul blog, un mio breve post di fb a riguardo ha generato una conversazione di 20 e più commenti, dove si spaziava dal “e allora l’Ikea?” a “è colpa della massa che si diverte andando nei centri commerciali”, passando per testimonianze di chi in famiglia ha avuto persone che hanno lavorato con questi turni e ritmi con conseguenze disastrose su vite familiari e personali, fino alla presa in causa di self service notturni (il cui nesso non mi pare ci fosse 🙂 ).
      Sono temi in cui viene facile poi tirare dentro tutto un mare di questioni, comportamenti umani, distinguo e frustrazioni. Quello che mi pare utile fare è affrontare un tema alla volta, e cercando di evitare un calderone gigante in cui buttare dentro tutto, che non aiuta il ragionamento, ma soprattutto non aiuta l’azione. Se nel mio topic parlo di supermercati, perchè non focalizzarsi su quelli? Perchè prendere in ballo mille e mille altri argomenti, quando siamo davanti ad una delle cose che si possono fare fin da subito, senza aspettare leggi o qualcuno che decida per noi? E’ una NON-AZIONE, adatta anche ai più pigri quindi: non andare al supermercato la domenica. Punto. A me non importa che ci sia gente che si lamenta e non fa, e so bene che tanti passano le domeniche tra ipermercati e outlet… e allora? Ai fini della mia personale riflessione, cosa cambia? Sono quelle cose che pare conducano sempre il ragionamento ad un punto morto, depressivo: “la gente” è così, “tutti si lamentano e non fanno”. Ma tutti chi? La gente chi? Io propongo: partiamo da noi, visto che noi stessi siamo i soli che possiamo cambiare. Il resto verrà, forse, anche grazie a un esempio, o a una frase che genera riflessione. Ma davvero in generale sono allergica alla constatazione dell’ovvietà e chi continua a ribattere parlando di crisi, contratti, “nessuna alternativa”, mi vien da dire: tu intanto inizia a fare una cosa che non hai mai fatto finora. Inizia a non andare a fare spesa la domenica, inizia ad essere più consapevole delle tue azioni. Poi vediamo.

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