Sassolini nella blog-scarpa

Ovvero: un post impopolare 🙂

In uno scambio sul blog del Circolo Vizioso una delle domande della padrona di casa riguardava il mondo dei blog, apparentemente superato dai social, più veloci e immediati e chiedeva cosa ne pensassi al riguardo. Le risposi così:

Sono tornata su fb dopo otto anni di assenza per ragioni principalmente di opportunità: da un lato la maggior diffusione dei progetti con la mia associazione, dall’altra (credevo) una buona vetrina per i post dell’altro mio blog. Devo dire che lo torvo a volte un posto molto violento, bulimico e che contribuisce a creare mondi separati (sapete vero che fb vi fa vedere solo i post che corrispondono ai tuoi interessi e ai tuoi gusti – anche politici? Così credi di essere informato ma se c’è un posto in cui l’informazione è assolutamente di parte è proprio quello). Sui blog devi fare la fatica di andare a spulciare articoli e scegli tu cosa seguire e cosa no. E poi è uno spazio in cui mi sento più libera, forse anche in funzione del fatto di non sapere molte cose delle belle persone che si conoscono tramite esso. Sapere che oggi tizio ha mangiato un panino al seitan, vedere il nuovo taglio di caia, osservare i piedi a mollo nell’acqua di sempronia non sempre sono cose per cui vorrei sprecare tempo. Tramite blog non succede. Almeno, per la mia esperienza, poi di certo c’è modo e modo di usare i blog…

A margine di queste lodi ci sono però un paio di sassolini che vorrei togliere dalle mie scarpe da blogger, atteggiamenti e modi che mi infastidiscono e/o non apprezzo.

Il primo è l’utilizzo della seconda persona singolare. Va molto di moda nei blog che si occupano di cosiddetta “crescita personale” (ovvero: seguimi, sarò il tuo guru e tramite i miei consigli troverai lavoro, supererai gli esami, troverai l’amore della vita) in cui si trovano post del tipo “Oggi ti insegnerò come far sentire la tua voce in una riunione aziendale senza che il tuo superiore ti zittisca. Seguimi e imparerai tutte le tecniche per esprimere in modo chiaro e preciso il tuo punto di vista”. E normalmente poi segue un qualche tipo di decalogo o di regole numerate: “I quattro esercizi che devi imparare per scaricare la tensione prima di entrare in sala riunione”. Certamente per qualcuno sarà stato utile (altrimenti non si spiega l’enorme seguito), ma personalmente è uno stile che non mi piace, una di quelle cosa che appena ritrovo mi fan suonare il campanello “qui qualcuno mi vuole vendere qualcosa” e mi fa passare oltre.

Mi ha colpita vedere come alcuni blog che leggevo con piacere abbiano virato in quella direzione. Normalmente è successo quando il blog in questione diventava uno strumento di lavoro: chi perché tramite il blog era riuscita ad avere delle sponsorizzazioni, chi perché usava il blog come strumento per far conoscere l’autrice e le consulenze o i servizi che offriva. Io sono ben felice se qualcuna tramite ciò che scrive riesce a rendere redditizia una passione, ma quello che non mi piace è la virata che va a scimmiottare uno stile americano, con quel “you” che qui viene trasformato in “tu”, senza rendersi conto che il significato e l’uso che se ne fa è molto diverso nelle due lingue.

Il secondo sassolino sono i “mi piace” a caso, quelli sparati a raffica senza aver nemmeno letto il post, solo per fare pubblicità al proprio blog. Non credo di dover aggiungere altro, penso che la questione sia chiara a tutti.

Il terzo sono le frasi smaccatamente strutturate con le key-words. Va bene, va bene: si sa che se scrivi la ricetta di un budino al cioccolato con latte vegetale più volte le parole “budino”, “cioccolato” e “latte di riso” saranno inserite nella ricetta più sarà facile che qualcuno digitando su google “budino al cioccolato con latte di riso” arrivi proprio a te. Però santoddio una ricetta stile “Oggi vi propongo la ricetta di un budino al cioccolato con latte di riso. Volete sapere perché parlo proprio di un budino al cioccolato al latte di riso? Ma è semplicissimo! Perché il budino al cioccolato al latte di riso ha molto meno colesterolo di un budino al cioccolato in cui non si utilizza il latte di riso!”. Piuttosto digiuno.

Voi sassolini ne avete ? Nel caso liberatevene pure, che fa un gran bene! Lasciatemeli pure tutti qui, poi ci penso io a riordinare.

Ps. Un sentito “sorry” a tutti quelli che sono arrivati qui perché ceravano un dessert light e invece sono stati colpiti dai miei sassolini scalciati malamente 🙂

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13 pensieri riguardo “Sassolini nella blog-scarpa

  1. Mille grazie per la citazione, il CircoloVizioso al gran completo ringrazia!
    Sui sassolini hai perfettamente ragione, condivido parola per parola: la seconda persona fa molto “mi autonomino tua guida spirituale e tu in cambio magari compri questo e quello”. Ma bastano quelle due o tre paroline per capirlo e se le conosci sai come evitarle. La differenza tra blog-diario personale e blog per fini “altri” è perfettamente comprensibile a chi naviga da un po’, sì sì!
    Tornando alla questione blog vs social: sì, il blog è più snob, nel senso che non è fastfood, che non ne segui millemila perché non riusciresti neanche a star dietro a tutti a meno che tu non decida di farlo per missione. Quindi selezioni solo quello che davvero desideri leggere.
    E così facendo ne scopri di fantastici, ma solo se vai a cercare tra le righe, magari scavando a ritroso e seguendo un fil rouge che cambia di volta in volta e di blog in blog. E anche di età in età: ti è mai capitato di amare un blog per un periodo della tua vita e poi dover smettere di seguirlo perché si era allontanato dal tuo modo di vedere (o meglio tu, ti eri allontanata dalle sue parole)?
    Due mondi ben lontani, insomma. E anche per me quello dei blog è quello che sento più mio.

    Però… sai che parlando parlando mi è venuta una gran voglia di budino al cioccolato al latte di riso? 😀

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    1. Ahahah!
      Sì, mi è capitato di allontanarmi da dai blog, e la citazione nel post non era casuale. Sicuramente si evolve in qualche modo a mano a mano che si scrive e non sempre le evoluzioni tra chi scrive e chi legge corrispondono. In particolar modo quando di punto in bianco si inizia a usare il “tu” 🙂

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  2. ahia, negli ultimi post, in alcuni casi l’ho usato il tu ma non era certo per autoproclamarmi guida/coach di alcunchì, semplicemente perchè credo che siano situazioni ed emozioni comuni, quelle che descrivo. Poi ovvio il tono abbastanza autoritario è dovuto al fatto che credo e sono fortemente persuasa di ciò che dico ma altri possono essere tranquillamente in disaccordo ed esprimerlo liberamente, sicuramente sarebbe un’occasione di crescita…

    Sono blogger da ormai 10 anni ed ho visto (l’ho anche spiegato nel liebster award e le mie domande vertevano proprio sugli abbandoni e le relazioni che si intrecciano)…molti blog trasformarsi in un blog di lavoro e sono stati ovviamente abbandonati perchè veramente si trasformano in qualcosa di diverso.

    Ovviamente con questa esperienza alle spalle, siccome anche il sito della mia attività è strutturato sul format blog e nasce come tale (non si trasforma così da un altra tipologia di blogger) credo che saprò tenermi i lettori, invece che perderli.

    Quanto a facebook, ovviare al problema della visione di parte, basta avere amici di tutte le provenienze. Io ho amici di estrema sinistra, di estrema destra.. e chi più ne ha più ne metta (ovviamente non sono amici per questo ma per altri motivi), quindi ricevo tranquillamente quello che pubblicano e ho gioco facile nel farmi un’idea. Una cosa che trovo un’esperimento interessante oltre a cercare le varie versioni di ogni notizia è leggere i commenti alle notizie…credo che debbano farlo anche i nostri cari politici per capire che aria tira realmente… e rendersi conto che alle loro panzane non crede più nessuno.

    Per togliermi un sassolino dalla scarpa, su facebook, trovo veramente noiose le persone sempre incavolate e che si lamentano di tutto, anche delle persone che si lamentano; la condivisione di citazioni dotte e rivelatrici…da parte di chi non le segue nemmeno di striscio… i test del minga…la condivisione indiscriminata di bufale…(ho amiche e amici che gli piglia quotidianamente sta cosa e si offendono pure se glielo fai notare)

    baciotti, a presto…<3

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    1. Cara Von, ben diverso è dire in una riflessione che si fa su se stessi e sugli altri ” se credi davvero in qualcosa, se senti ardere un certo desiderio di fare, dentro di te, farai in modo di poterlo fare e contagerai l’ambiente che ti circonda con il tuo entusiasmo al punto tale che tutto o quasi sembra ad un certo punto, volgere a tuo favore”, non è quello il “tu” a cui mi riferisco, che qui è usato in maniera “riflessiva”, passami il termine. Si tratta di un “tu” generico, che ci sta benissimo. Io mi riferisco a quel “tu” che sembra proprio un dito che esce dallo schermo, ti punta contro e ti dice “I want you”, come a dire che quel post è scritto proprio per te, una sorta di fittizia intimità tra chi scrive e chi legge.
      Purtroppo la questione notizie che propone fb non è così semplice, non basta avere amici di tutti i colori, sono molte di più le variabili che vengono prese in considerazione, come la tua interazione, i like che metti, etc. Detto semplicemente: hai un amico verde e uno arancione. Siete tutti amici, ma generalmente i post arancioni ti piacciono di più, ti ci trovi più in linea, metti qualche like, o ci clicchi sopra e vai leggere l’articolo. Vedrai che piano piano i post del tuo amico verde saranno sempre meno visibili, e così continueremo a leggere quello che ci piace e a non leggere ciò che non condividiamo, con lo svantaggio di un’informazione che ci pare libera, ma è parziale.
      A presto cara! E buon lavoro 🙂

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      1. buh, purtroppo invece a me non capita quello che dici tu…Magari, mi capitasse! mi risparmierei molte boiate senza senso a cui comunque non metto mi piace e molto raramente commento. Ho diverse conoscenze su fb di cui, pur mantenendo l’amicizia, ho inibito il ricevimento dei loro post perchè mi danno molto fastidio i loro post negativi e questo è l’unico modo che ho di evitare post che non gradisco leggere. Altrimenti ciccia.

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  3. Ahaha, mi sono molto divertita a leggere il tuo post e anche ritrovata nelle tue riflessioni.
    Sarà che uno dei miei sforzi nel curare il mio blog è proprio l’esatto opposto, cioè mantenermi abbastanza anonima per potermi esprimere liberamente senza che questo interferisca con il mio lavoro (troppo delicato per non potermi preoccupare di una certa privacy), non è tanto l’utilizzo del blog e della scrittura per promuoversi che mal sopporto (per chi ha questo scopo sarebbe sciocco non farlo), ma proprio il moltiplicarsi di queste figure di pseudo guru che tramite qualsiasi social si propongono di aiutarti a raggiungere uno stato superiore di felicità, salute, consapevolezza..ma abbiamo tanto bisogno che qualcuno ci insinui il dubbio che forse la nostra vita non è abbastanza…qualcosa? Abbiamo davvero bisogno di tutti questi insegnanti?
    Oltre a questo, confesso e “mi confesso”. Il profilo Facebook della mia “identità web” serve anche per far conoscere il blog perché spero aiuti lo scambio aperto: mi dispiace talmente vedere che tanta gente passa da me ma quasi nessuno commenta che spero che l’immediatezza di Facebook inviti qualche timido ad uscire allo scoperto e venire sul blog a chiacchierare con me. A volte succede. 🙂
    Un abbraccio

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    1. L’idea di un profilo facebook che faccia meglio conoscere il tuo blog mi sembra molto bella, come scrissi tempo fa sono tornata su fb dopo 8 anni di chiusura del mio profilo proprio per la possibilità che offre di far conoscere i propri contenuti. Quello che pubblicizzo però sono gli articoli dell’altro blog perché questo è un blog scollegato dalla mia vita reale: amici e conoscenti non ne sanno nulla (tranne due eccezioni, una apposta e l’altra per sbaglio 🙂 ). In effetti potrebbe essere una buona idea la tua, anche se poi non saprei come farlo conoscere senza “uscire allo scoperto” 🙂
      Buon viaggio cara, lieta di ritrovarti da queste parti!

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  4. Dei tuoi sassolini condivido quello sui “mi piace” a raffica che io chiamo “muti” perché mai accompagnati da un commento. A questi accoppio i followers: è diventato un vezz, o meglio una piccola malizia, quella di iscriversi a un blog senza avere la più pallida idea di cosa tratti per cercare di fare proseliti (come si vincesse qualcosa). Personalmente non sono iscritto ad alcun blog pur seguendone parecchi regolarmente, perché mi piace andarmeli a cercare di volta in volta.
    Riguardo al “tu” beh mi sembra la formula colloquiale che usano tutti, almeno nei commenti. Ma probabilmente tu alludi a tipo di blog dispensatore di pillole di pseudo saggezza che non frequento.
    Quanto alle parole-chiave ( sono i tag?) non so, io non le uso e non sapevo servissero per essere agganciati su google.
    Ciao
    ml

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    1. Mi fa sorridere l’idea delle persone che si iscrivono sperando che io mi iscriva a mia volta, sono scambi che non faccio. Per me l’iscrizione ha un valore reale, ovvero poter essere aggiornata sui nuovi post dei blog che mi piacciono, per non perdere dei pezzi. Mi dispiace che funzioni così comodamente con blog della stessa piattaforma, mentre per altri bisogna fare account, registrarsi, etc (se qualcuno conosce un modo più pratico è pregato di segnalarlo, grazie!). Chiaramente se fossi iscritta a centinaia di blog la funzione non avrebbe più senso, ricevere 150 aggiornamenti al giorno è come non riceverne nessuno, per me.

      Le key-word (o parole chiave) nel testo sono diverse dai tag: i tag li selezioni a parte mentre costruisci l’articolo , le altre più volte le inserisci nel post più probabilità hai che cercando quella specifica parola arrivi il tuo articolo. Se leggi un articolo qualsiasi di Salvatore Aranzulla capisci al volo cosa intendo e lui è uno che con i post strutturati in ottica SEO ha fatto fortuna. Oppure: mai capitato di leggere post che ti parevano un tantino ridondanti? Ecco, la ragione probabilmente era quella 🙂

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