La fatica (e il piacere) di essere quel che si è

THATQualche tempo fa ho letto un bel post dal titolo “Essere vero a te stesso” che mi ha fatto ripensare a un episodio di un anno e mezzo fa: in  una chat di amici il solito amico aveva fatto l’ennesima battuta in cui prendeva in giro una ragazza del gruppo dandole sottilmente della stupida. Era un tema ricorrente e se c’è una cosa che non sopporto è quando si vuole far ridere sfottendo qualcuno, il famoso ridere “di” invece che ridere “con”. Di pancia era una cosa che mi irritava molto e mi sono chiesta che fare: appesantire la chat condivisa facendo notare che la battuta non mi faceva ridere o lasciar correre? Ho optato per la prima, pur sapendo che ne avrei pagato le conseguenze. E infatti così è stato. Perché chiaramente tu hai tutto il diritto di prendere in giro qualcuno, mentre io non ho il diritto di rovinare il “bellissimo clima gaudente” di quella chat. Perché poi sono io la persona pesante, che non sa stare allo scherzo (e che bello scherzo!). Sono io quella che se la prende, la battuta era ingenua, infatti la diretta interessata non si è lamentata, perché devi farlo tu? Lo faccio perché una cosa non è ingiusta solo se a ritenerla tale è la diretta interessata, per la stessa ragione per cui se vedo maltrattare un venditore di rose o accendini nei locali dico qualcosa, anche se lui non dice nulla. So’ fatta così.

Il fatto – nonché il cuore di questo post – è che mi pare di vivere da sempre una lotta tra come sono fatta e la gestione delle conseguenze delle mie azioni. Ci pensai dopo l’episodio della chat e ne scrissi qui. Averne scritto mi ha aiutata, ma ecco che ci torno a pensare oggi, giornata in cui ho commentato un post su fb di un tizio che conosco solo per un interessante lavoro di critica delle gabbie della mascolinità appresa, di quella continua e costante performace che è la “virilità”. Insomma, un tizio di cui condivido i contenuti, ma che oggi sparava a zero su un articolo di Serra a proposito di femminicidio. E insomma, non so se avete presente la sensazione, ma di nuovo dentro di me quel misto di sentimenti: dire la mia, andando controcorrente (e sapendo di sollevare polveroni di sostenitori del tizio in questione). O tacere e starmene tranquilla. Come immaginerete ho di nuovo optato per la prima, ed ecco una pioggia di commenti “contrari” al mio punto di vista. E di nuovo quell’altra sensazione, che per un momento mi fa pensare “eh, se fossi stata zitta…” ma poi zitta non ci so stare e ho rincarato la dose con un ulteriore lunghissimo commento, che certamente non passerà inosservato. E mentre aspetto l’ennesima pioggia di commenti che “mi rimettano al mio posto”, mi accorgo che in realtà nel cuore sono felice. Perché io sono così e devo farmene una ragione: non posso piacere a tutti, così come non tutti mi  piacciono. E in realtà c’è un bel sorriso in fondo al mio cuore: quello che mi viene dal pensare che sono andata oltre la paura, il timore. Che forse qualcuno mi darà dell’ignorante perché nelle mie riflessioni ho sottovalutato questo e quello, non ho preso in considerazione quella teoria, non ho calcolato le reazioni di certe parole. Evabbè. Ma avevo una cosa da dire, e l’ho detta, ché anche la libertà di parola ha bisogno di allenamento, consapevole che gli allenamenti non sempre sono indolori.

Buone aperte dichiarazioni a tutte e tutti!

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2 pensieri riguardo “La fatica (e il piacere) di essere quel che si è

  1. Credo che oggi nessuno è mai responsabile di nulla, tutti trovano qualcuno su cui scaricare una colpa, dunque avere il coraggio di dire come la si pensa andando anche controcorrente è sempre positivo. Con educazione, coerenza, argomentando le proprie affermazioni e senza farsi scoraggiare dalla pioggia di commenti negativi. Credo che sia importante sostenere le proprie idee e non farsi sostenere dai like dei social.

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    1. Cara Dragonflai, grazie per il tuo punto di vista, che rinforza quanto scritto nel post. Sì, è vero che c’è una generalizzata tendenza ad auto-giustificarsi e auto-assolversi, che è più il desiderio di voler dimostrare di avere ragione che quello di voler comprendere la complessità. Non sono di certo immune da questo atteggiamento, ma da quando qualcuno molto tempo fa me lo fece notare, ci sto molto più attenta e cerco di assumermi le responsabilità di parole e azioni. Un saluto!

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