Piccoli davanti alla TV

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Fonte foto qui

Stamattina parlavo con una cara amica che ha iniziato da poco a lavorare in un asilo nido. Lamentava il fatto che ieri un gruppo di 4 o 5 bambini era molto aggressivo: i piccoli erano difficilmente gestibili e hanno fatto dannare le maestre tutto il giorno. All’arrivo dei genitori, fatto presente il problema, questi hanno risposto “Allora questa sera niente cartoni animati e niente dolci!”.

V., la mia amica, mi ha commentato questa frase con uno sguardo che diceva “E ci credo che sono agitati: TV e zuccheri prima di andare a dormire a due anni e mezzo!” e da lì ci siamo messe a discutere sulla questione bambini e TV. Lei è una madre molto, molto attenta all’educazione della figlia. In casa non hanno mai avuto la televisione da quando la piccola è nata: non che non abbia mai visto cartoni, anzi! L’hanno fatto con un bel proiettore, cartoni animati selezionati e giusto una volta ogni tanto. Cartoni guardati insieme ai genitori però, non sostitutivi dei genitori.

Allora mi sono messa a pensare alla mia di infanzia (e anche alla sua: siamo coetanee e abbiamo frequentato stesso nido, materna, elementari) che è stata piena di cartoni animati. Candy Candy, Lady Oscar, Fiorellino Giramondo, La Foca Sibert, Carletto il principe dei mostri, Ken il guerriero, Gigi la Trottola, Belle e Sebastien, Mila e Shiro e chi più ne ha più ne metta. La mia infanzia però, allo stesso tempo, è stata piena di natura e giochi all’aria aperta, in particolare nei mesi estivi in cui si era dai nonni in campagna e tra sorelle, cugine e figli dei vicini ci si inventava qualsiasi cosa. Si saliva sugli alberi, si costruivano casette per i pupazzetti, capanne per noi, ci sia avventurava in scampagnate, si piantavano i semi di ceci e ci si emozionava guardando spuntare i germogli del nostro primo orto.

Allora m’è venuto in mente che ai miei tempi i cartoni c’erano, sì, ma erano limitati a fasce orarie: un paio d’ore al pomeriggio dalle 16 in poi e un cartone alla sera prima del TG. Forse poteva esserci qualcosa anche la mattina all’ora di colazione, ma poi basta. Oggi invece ci sono canali che trasmettono cartoni 24 ore su 24. Mi raccontava V. di una sua amica, libraia di cui lei ha molta stima, che le ha confidato che certe notti quando il bimbo si svegliava alle 5 e voleva giocare, lei distrutta lo metteva davanti alla TV.

Quindi mi dico che forse la nostra infanzia a limitato consumo di cartoni animati non è stata del tutto merito nostro (che amavamo fare anche altro) o dei nostri genitori (che se alle 5 volevamo giocare ci rimettevano a letto), ma anche del fatto che tutta quell’offerta esagerata che c’è al giorno d’oggi allora non c’era. E magari il nostro stare meglio è dipeso anche dalle scelte commerciali di chi decideva le programmazioni, ma di nuovo qui una domanda: si programmavano meno cartoni per scelta educativa-culturale o perché vivevamo in una società in cui non si permetteva ai bambini di essere tiranni (tiranni la cui ira sembra si possa moderare solo mettendoli davanti alla TV, mettendo loro in mano un tablet o acconsentendo ad ogni capriccio)?

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14 pensieri riguardo “Piccoli davanti alla TV

    1. Quartopiano, ben arrivata! Ho fatto un salto dalle tue parti e vedo che la tua è una voce “dal di dentro” della questione: le mie teorie acquistano validità 🙂

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  1. Anche io ho avuto un’infanzia e delle regole simili alle tue mari ma ricordo anche che per chi, a differenza mia, non aveva la possibilità di andare in campagna c’erano gli scout…insomma il contatto con la natura era tenuto in grande considerazione non solo dai miei genitori (che avevano la possibilità di farmici stare per via della casa) ma anche da diversi genitori dei miei compagni che pur non avendo disponibilità sceglievano una soluzione analoga (che univa anche l’utile al dilettevole: la socializzazione e l’imparare a stare con gli altri). La televisione non c’è l’ho più da tempo e inorridisco ogni volta che vedo bambini a rimbambirsi davanti alla tv.

    Non si può però dare colpa solo ai genitori, nel senso: la situazione è tale anche perchè la società e il sistema specificatamente impersonati dal mondo del lavoro e lo stato sociale, non da alle famiglie la possibilità di seguire efficacemente i figli.

    Quanto alla programmazione televisiva… negli anni 80 la pubblicità era ancora agli albori ma già ricordo che si parlava dell’intrusività. Col tempo però sono cambiate un bel pò di cose e beh purtroppo ci sono canali tematici per tutti i gusti, per rimbambirci meglio. Anche i cartoni fanno abbastanza cacare.

    P.s. comunque anche mia sorella che ha tre figli continua con l’educazione che ho ricevuto io…hanno la tv ma hanno sempre avuto orari molto specifici per guardarla.

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    1. C’è da dire però che anche ai nostri tempi i genitori lavoravano molto, spesso full time. Si stava a scuola fino alle 16 e francamente non ho il ricordo della scuola come di un “parcheggio”, poi si veniva a casa, si faceva merenda e ci si trovava in giardino o in strada a giocare coi coetanei. Io alle elementari andavo a scuola a piedi. Oggi che ci sono percorsi pedonali ad hoc, attraversamenti rialzati, personale volontario che sorveglia i bambini che arrivano a scuola, traffico bloccato davanti alla scuola per rendere più sicuro l’ingresso degli studenti… nessuno o quasi va più a piedi. Ricordo mia zia che l’ultimo anno di elementari di suo figlio invece di parcheggiare la macchina, scendere con lui e accompagnarlo fino al portone, avvicinava la macchina alla zona senza traffico e gli faceva fare 150 mt a piedi da solo e le mamme degli altri bimbi la guardavano male dicendole “ma ti fidi a farlo andare da solo!?!”. Ecco io credo che ci sia una tendenza generale (forse anche data dalle paure che ci fanno montare le notizie da cui siamo bombaradati – e se abbiamo la tv molto di più) ad una eccessiva protezione e isolamento. Un tempo il parco giochi del mio paese era il ritrovo dei drogati, con scivoli rotti e siringhe in giro. Ora è stato completamente rinnnovato, con un bel centro anziani al centro, giochi nuovi di zecca e sì, i bambini ci vanno, ma solo accompagnati dai genitori. Molti preferiscono tenerli al sicuro in casa a giocare alla playstation. Molti credono che fare 300 mt in bici da solo per andare al parco(dove ci sono i tuoi amici, i loro genitori, etc etc) non sia sicuro. Ecco, a me tutto questo pare un’esagerazione.

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      1. si anche entrambi i miei genitori lavoravano fulltime, però entrambi avevano il posto fisso e diciamo una buona condizione sociale tale da permettersi la tata fulltime: adesso è un pò un problema per la maggiorparte delle famiglie tra contratti precari e a tempo determinato (e se anche sei disoccupato la preoccupazione ti divora) devi fare più lavori per mantenere la famiglia.

        Aggiungo un’altra cosa, rileggendo il post e anche il commento di Giulia Landini, spesso mi è capitato di vedere bambini aggressivi, esagitati, iperattivi.e la mia spiegazione nasce dal sapere da vari racconti che la vita di questi bambini è spesso iperorganizzata, come quella degli adulti, così appena gli si lascia un pò di libertà si scatenano, spesso in situazioni e luoghi inopportuni. Non mi stupisce affatto la regola di quel ristorante romano che ha vietato l’ingresso ai bambini…non ha per niente torto.

        Ovviamente il mio è un pourparler in quanto non sono ne madre ne indendo diventarlo e secondo me per parlare di certe cose necessariamente bisognerebbe esserlo genitori perchè credo che sia proprio una cosa a se come situazione che chi non lo è non può nemmeno immaginarlo.

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      2. E’ vero, spesso i bambini hanno vite talmente iperorganizzate che quasi non hanno il tempo di annoiarsi e trovare soluzioni alla propria noia…o che non sono in grado di godersela e basta. Non credo però che per parlare di certe cose si debba necessariamente essere genitori, per quanto sono d’accordo che sia un compito difficilissimo, è una decisione che dovrebbe essere valutata con più cura e consapevolezza di quella che nella mia esperienza in ambito educativo ho visto (e ne ho scritto in parte qui https://lalucechefiltradaglialberi.wordpress.com/2015/04/10/del-non-fare-figli/). E’ vero: l’esperienza genitoriale insegna molte cose, ma credo le insegni soprattutto a chi le vuole imparare, a chi è capace di mettersi in discussione e non solo come genitore. E non è sufficiente mettere al mondo una creatura per essere in grado di farsi le giuste domande e trovare le risposte adeguate…

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  2. argomento davvero molto spinoso e sul quale sto riflettendo molto. Io sono a casa con la mia bimba di quasi due anni, tutto il giorno e senza nonni, solo io e lei. A volte e’ davvero dura inventarsi le cose da fare, ma mai ha guardato un cartone animato, mai messa davanti alla tv, neppure 5 minuti. La tv noi ce l’abbiamo, ma quasi sempre spenta. L’unica cosa che le faccio vedere 1 volta ogni tanto, creando un momento speciale, adagio i cuscinoni sul divano a terra, accendo il pc e le faccio vedere le canzoncine che ama molto, ‘Ci vuole un fiore’ ‘La tartaruga’ di Bruno Lauzi, canzoncine in inglese.. Io sto con lei quando le guarda e cantiamo insieme.
    A volte però la tentanzione e’ GRANDE! Diciamo che ci vuole buonsenso in tutto quello che facciamo! Essere genitore e’ una grande responsabilità, e tutti noi tentiamo di fare il meglio, ne sono certa! Grazie per questo post, e’ un ulteriore spunto di riflessione!

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    1. Come scrivevo in risposta a Von, c’è da dire che ad un aumento di offerta e disponibilità di cartoni animati e dispositivi vari per “intrattenere” i bambini si accompagna una sempre più crescente e diffusa paura di ciò che c’è fuori casa e una conseguente diminuzione di socialità da vicinato: così parchi, natura, giochi dai vicini e coi vicini sono sempre meno frequenti, o almeno lo sono rispetto a quelle che erano le modalità della nostra infanzia. Non so, ma al di là della questione bambini mi pare che l’industria dell’intrattenimento in generale ci stia portando a starcene sempre tutti più chiusi nelle nostre quattro mura e, anche quando siamo fuori, concentrati sui nostri dispositivi (come scrivevo nel post precedente), quindi sempre più isolati, anche in mezzo agli altri. Così per molti genitori è assolutamente normale piazzare i figli ore davanti alla tv, o farsi aiutare dalla tv per calmarli, farli mangiare, distrarli, farli smettere di piangere… senza chiedersi se di base la cosa sia sana o no.

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  3. Io lavoro coi bambini par time.
    Devo anche ammettere che vi è una fetta consistente di bambini cresciuti come sono cresciuta io, con i cartoni animati selezionati e a tempo ridotto.
    La cosa che trovo preoccupante in quei bambini che definisco videolesi è che la quantità d’informazioni digitali ha quasi inebetito il cervello.
    Non solo non conoscono giochi diversi da ciò che riguarda la tecnologia e, quando va bene, la partita di calcio. Trovano quasi inconcepibile che questi possano essere porposti ed accolti con entusiasmo da altri.
    Inoltre ho notato una totale incapacità a gestire il proprio tempo libero senza un apparecchio in mano. Questi bambini si annoiano, si annoiano tantissimo, e non sanno cosa fare quindi si rimbambiscono davanti ad uno schermo.
    Non tutti i bambini sono in grado da soli di trovare alternative, le alternative vanno proposte… Spesso per stanchezza questo non viene fatto, chi si occupa di loro si limita a fare il proprio dovere (non parlo dei genitori, ma anche di maestri ed educatori).
    Ho visto coi miei occhi bambini scoprire nuovi giochi ed esseri i primi a riproporli nei giorni a seguire, ci vuole pazienza per sradicare la convinzione sbagliata che la noia vada combattuta tramite un tablet.

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    1. Ben arrivata Kjkj 🙂 Da questo punto di vista credo che l’esempio di chi sta intorno sia fondamentale. Ho visto genitori lamentarsi del fatto che i propri figli non leggessero, gli stessi genitori a cui se chiedevi quale fosse l’ultimo libro che avevano letto dovevano tornare con la memoria alle superiori… Le alternative vanno proposte e ci deve essere la consapevolezza che la televisione è uno strumento e come tale non va demonizzato ma usato coscientemente… ma come aspettarsi questo quando gli stessi genitori che dovrebbero insegnartene un uso sano la tengono accesa giorno (e notte) in casa? E questo vale per tanti altri aspetti, dall’educazione alimentare ai rapporti con gli altri.

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  4. a parte che ti ho commentato di la perchè sono totalmente d’acccordo con te, almeno però tu un pò l’esperienza l’hai vissuta…quindi puoi giudicare meglio di me che non solo non voglio figli ma trovo i bambini fastidiosi e non mi fanno alcuna tenerezza.. (preferisco i gatti).

    per il resto ti quoto del tutto e onestamente avessi la possibilità di governare sto paese istituzionerei una legge che imponga a chi vuole far figli la stessa trafila che viene proposta a chi li vuole adottare ma se non superi il percorso per tre volte ti sterilizzo, fino a quel momento però ti impianto un anticontraccettivo sotto pelle. Che io di vedere bambini ed esistenze infelici per colpa dei genitori mi sono veramente stancata.

    E dirò anche una cosa fortina, lo ammetto: sono persuasa che solo chi impara a vivere pienamente può considerare la morte un’ingiustizia, guarda a caso queste persone però hanno un buon rapporto anche con la morte oltre che con la vita, per tutti gli altri la vera ingiustizia è che gli è stata donata la vita, non solo per loro ma anche per chi li circonda. e questo prescinde anche la questione dei figli degli omosessuali…visto che son convinta che quello che conta sono le persone non le loro inclinazioni, la loro pelle, la loro religione e la loro squadra del cuore…

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