Dipendenze

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“Che ne dici se spegniamo la tv, saliamo di sopra, ci mettiamo a letto e accendiamo i nostri computer?”. (fonte foto Internazionale)

 

[Attenzione: post ad alto contenuto di “si stava meglio quando si stava peggio”]

Nell’ ultimo mese e mezzo ho avuto problemi di connessione, ma poco male: devo dire che di solito le situazioni che fanno mancare qualcosa a cui mi sono abituata mi piacciono sempre, nonostante le scomodità che possano comportare. Mi piace ad esempio rendermi conto sulla mia pelle di quanto siamo diventati dipendenti da internet e non c’è nulla di meglio di un forzato digiuno (o dieta, và) dallo stesso per capirlo. In questi giorni ho peregrinato tra biblioteche e case di amiche gentilmente messe a disposizione e… sono sopravvissuta! Anzi: nonostante questo sono riuscita a fare delle ricerche per una nuova collaborazione iniziata, a lavorare per l’associazione con cui porto progetti nelle scuole e nei comuni, ma in più sono uscita molto più spesso di quanto non avrei fatto, ho letto più libri di quanto faccio normalmente (ogni tanto lo sguardo si perdeva tra gli scaffali e un titolo attirava la mia attenzione), incontrato più persone.

Ora abbiamo di nuovo la connessione (inciso: io sono certa che i gestori ADSL sarebbero riusciti a far innervosire anche Gandhi. Ne ho cambiati 4 o 5 da quando sono non vivo più in casa coi miei e ogni volta c’è qualche problema che fa sì che i tempi promessi non siano MAI MAI rispettati. Vabè).

Tornando su quanto la nostra vita sia ormai dipendente da internet, ne parlavo qualche tempo fa con un paio di persone, che mi dicevano di non essere affatto preoccupate da questa cosa e che anzi, come oramai diamo per scontata l’energia elettrica, così sta avvenendo con internet. Sarà. Chi mi conosce sa che difficilmente tendo  a demonizzare qualcosa, e sono ben cosciente delle ottime opportunità offerte dalla rete (non a caso ho un blog 🙂 ). Ma ho come l’impressione che dipendenza dall’elettricità e da internet non siano esattamente paragonabili, perché mi pare che il delegare sempre più cose alla rete, a programmi e applicazioni ci stia un po’ impoverendo. Spero di non apparire troppo nostalgica (lo sono?), ma quando viaggio in macchina se da un lato godo molto del fatto che per arrivare a destinazione sia sufficiente mettere il nome della località nel mio smartphone, dall’altro una punta di disagio si affaccia nella mia mente, per la perdita dell’abitudine di consultare cartine, della capacità di orientarsi, o al limite di chiedere indicazioni. Ma chissà, forse è il fatto di essere tendenzialmente restia a fidarmi e ad affidarmi a qualcosa/qualcuno che mi porta a ragionare così.

O forse sarà anche perché l’avvento di internet e la possibilità che gli smartphone offrono di essere sempre connessi sta estremizzando distorsioni sociali che prima erano più nascoste, obbligandoci a fare i conti col fatto che spesso preferiamo essere in un mondo virtuale che in quello reale. Avete presente le coppie al ristorante, seduti uno di fronte all’altra, ognuno con lo smartphone di fianco al piatto, che chattano molto di più di quanto parlano? Sarò vintage, ma mi mettono tristezza. Così come mi fa storcere il naso l’abitudine  di molte persone (tra cui amiche e amici) con cui si decide di vedersi per un aperitivo, una cena o una birra per fare due chiacchiere e la prima cosa che fanno è poggiare il telefono sul tavolo. Boh. Vabè, vi avevo avvertiti, no? 🙂

E voi che ne pensate? Com’è il vostro rapporto con internet?

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11 pensieri riguardo “Dipendenze

  1. Sono approdato al tuo blog casualmente. Mi ha colpito quando parli dei navigatori satellitari a discapito delle cartine come si usava fino a qualche decennio fà, in qualche modo mi sono sentito preso in causa. Per motivi di salute non posso guidare e spesso e volentieri mi vengono a prendere amici. Mi sono reso conto che questa cosa è una medaglia a due facce: se da una parte fa comodo avere qualcuno che ti viene a prendere e ti riporta a casa, dall’altra mi sono reso conto che non ero mai attento alla strada che si percorreva fidandomi sempre dell’autista. Piano piano mi sono reso conto che il mio senso dell’orientamento (sempre che ne avessi uno) si è “atrofizzato”.
    Mi è capitato ancora di sentire un amico spiegare una strada che avevo percorso insieme a lui e quando diceva cose del tipo: “al semaforo gira a destra, alla seconda rotonda prendi la seconda a sinistra, dopo circa venti metri sulla destra ti trovi un distributore…” Bene io non riuscivo a visualizzare!!!

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    1. Intanto benvenuto 🙂
      Mi tocca quello che mi scrivi perchè mi fa ripensare su due momenti separati che hanno a che fare col guidare e con gente che si è affidata a me. Il primo riguarda un periodo in cui frequentavo un ragazzo che a causa di un incidente non poteva più guidare e quindi guidavo sempre io. Ad un certo punto mi sono accorta che il suo affidarsi a me era totale ed era talmente tanto da schiacciarmi, portandosi dietro tutta un’altra serie di incombenze che mi venivano poggiate sulle spalle e che nulla avevano a che fare con l’essere impossibilitati a guidare, come ad esempio studiare l’itinerario, aguzzare la vista nel cercare parcheggio, proporre una soluzione alternativa in caso di file in autostrada. Insomma succedeva che visto che ero io quella che fisicamente guidava, in automatico pareva dovessi farmi carico anche di tutto il resto, che veniva dato per scontato. Mi sono resa conto poi che questo è un atteggiamento che poco ha a che fare con l’avere un motivo fisico che ti impedisce di guidare, poichè mi sono ritrovata nella stessa situazione in una vacanza in macchina con due amiche che non guidavano (e non per motivi di salute: hanno la patente ma non guidano): nove giorni in giro per il sud Italia e indovina un po’? Stesse dinamiche di prima. So bene che potrebbe essere difficile notare queste cose finchè non si sta dall’altra parte, ma penso che sia importante evidenziare il confine tra “affidarsi” e “sbolognare un pacco sulle spalle di qualcuno”. 🙂

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  2. hola, sono un’entusiasta di internet e ci sto dalla mattina alla sera, in pratica, ma col passare degli anni ho imparato a prendermi i miei spazi offlain…Soprattutto non sopporto la gente che quando si è assieme a cena o per un drink sta attaccata al cel…oltre che indice di una certa brutta dipendenza lo trovo quanto mai diseducato e più volte ho minacciato che se avessero continuato gliel’avrei buttato nel suo drink il suo stramaledettissimo iphone (io oltre tutto odio apple) o altro smartphone. (il mio amore per gli smartphone si evince dal fatto che in un’annetto e mezzo che li uso ne ho rotti 4 ma a chiunque ancora usi i vecchi cellulari sconsiglio il passaggio agli smartphone).

    Sono anche un’amante della carta… e quindi salvo certi manuali, che stamparli significherebbe esaurire montagne di inchiostro della mia stampante, preferisco i libri agli ebook e di conseguenza se viaggiassi avrei certamente una cartina… Ora per i miei rari spostamenti al di fuori dalla mia zona di comfort per trovare una via sconosciuta… guardo quanto è vicina ad una via a me conosciuta e poi al limite mi scrivo su un foglietto se è la terza traversa etc etc…ma non mi sogno nemmeno di guardarla su cel. in genere però ho sempre un’ottima memoria spaziale e soprattutto un altrettanto ottimo senso dell’orientamento….

    Ogni tanto poi amo distaccarmene totalmente per qualche giorno…
    cmq hai ragione circa il fatto che rinunciare all’elettricità è ben diverso…l’anno scorso me l’hanno staccata per morosità assieme al gas ed è stato abbastanza terribile anche perchè i bastardi l’hanno fatto a fine novembre e senza avvisare di nulla…

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    1. Il fatto che ami distaccartene completamente per qualche giorno corrisponde alle disintossicazioni che mi piacciono tanto. E’ incredibile quanto sembri essere diventato necessario controllare la posta, i messaggi, le novità in momenti casuali della giornata… manco fossimo capi di Stato! Ieri mi sono ritrovata a farlo poco prima di ricevere un lungo massaggio shiatsu: preparo la stanza, metto la musica giusta, la luce soffusa e accendo un incenso e mentre il mio massaggiatore si sta preparando cosa faccio? Controllo la mail dal telefono! Un gesto decisamente in sintonia con l’intento di staccare la mente e rilassarsi, vero ? 😀

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      1. Secondo me si tratta di una compulsione più che altro…una pura e semplice compulsione data dal fatto che è li disponibile, subito e tu sei li con le mani in mano e stai aspettando…

        Per esempio a proposito delle pause… quando devo mettermi al lavoro, anche se al pc…visto che quasi sempre proprio in quel preciso istante alcune persone hanno il vizio di contattarmi in tutte le maniere possibili, metto il cel in modalità aereo ed esco da fb, faccio sessioni da 50 minuti di lavoro seguite da una piccola pausa di decompressione in cui tolgo il cel dalla modalità aereo e poi al termine della pausa rispengo tutto. Questo dovrebbe essere il mio tran tran quotidiano..anche se chiaramente non è sempre così.

        Me lo sono ripromessa da quando domenica scorsa dovevo andare ad un concerto gratuito la sera e rivedere una persona che non vedevo da un po’ ed ho dovuto rinunciare perchè proprio quando mi appropinquavo a mettermi al lavoro nel pomeriggio (con l’intento di finire per cena e andare al concerto) mi ha chiamato la mia migliore amica per sfogarsi di non so cosa… un’ora e mezza al telefono in cui mi sono ritrovata sommersa nella negatività della mia amica, in cui ho perso irrimediabilmente il focus…e soprattutto beh non ho lavorato e soprattutto non sono andata al concerto… questo evento insieme ad altri è stato tra i tanti che mi hanno poi fatto crescere ansia e angoscia…

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      2. E a proposito di disintossicazione… eccomi di nuovo senza internet! Dopo nemmeno una settimana di contratto un bel disservizio di almeno due giorni. Un bell’allenamento alla pazienza, visto che hanno tardato cinque giorni l’attivazione per problemi alla linea e mandando un tecnico che non si è mai presentato. Ancora qualche step e vinco il grado di grande maestro yogi, potrò aprire un ashram nella bassa bolognese in cui insegnare alla gente come sopravvivere alle promesse non mantenute dei gestori telefonici…

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  3. Begli spunti! Io mi rendo conto di andare in panico quando non mi funziona il navigatore…poi rifletto un attimo e penso che anche seguendo i cartelli si può raggiungere la destinazione (magari serve più tempo e impegno!). Per quanto riguarda la dipendenza da internet, sto migliorando. È utile, è divertente ma se non c’è per forze di causa maggiore, va bene. L’unico aspetto che cambia è se il fatto che non ci sia è risaputo o se capita improvvisamente. Se so già che andrò in un posto dove non c’è, mi disintossico, se invece va via all’improvviso ci resto male 🙂

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    1. Continuerò a sembrare una nostalgica, ma davvero ogni tanto mi vengono pensieri stile “Come facevamo 5 o 10 anni fa? Eppure non siamo morti, no?” 😉 Ah! i bei tempi in cui ci si dava un appuntamento una settimana per l’altra tramite telefonata col telefono di casa e non si poteva tirare bidone all’ultimo momento perchè non si aveva tutti un cellulare appiccicato all’orecchio! Il fatto di essere sempre tutti rintracciabili mi pare abbia modificato molto anche la concezione del “prendere un impegno”: tanto tutto si puo’ disdire anche 10 minuti prima!

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  4. Ciao Mari, su questo argomento vengono a confluire un po’ di questioni… da un parte l’attitudine moderna rappresentata dal delegare sempre ad altri (persone o macchine) quelli che prima erano compiti nostri e associata a questa, una grande cecità nel rendersene conto e porsi qualche domanda in merito (sarà un bene che le macchine lavorino sempre più al posto nostro? Mi riferisco a navigatori satellitari, smartphone e app, computer, ecc.). Dall’altra parte c’è la freddezza della tecnologia, le regole che impone, perchè quando si interagisce con una macchina si è meno liberi: fari così, fai colà, premi quel tasto, attendi, scaricati questo, compila tutti i campi. E’ un modo di operare decisamente poco libero, poco creativo, rigido e io ritengo pericoloso.
    Quand’ero ragazzino ero consapevole della differenza fra un videogioco e un gioco “materiale”, come potevano essere le costruzioni: nel primo mi divertivo, ma nel secondo usavo l’ingegno (e mi divertivo). Nel primo dovevo (ecco, appunto) comportarmi secondo determinate regole per avanzare di livello (le regole erano impostate dall’alto), nel secondo io creavo le regole, le rispettavo e nel caso le modificavo (io o oppure io ed altri). Nel primo l’ambientazione era già pronta, nel secondo la immaginavo e la creavo. Per me la differenza è abissale, fra i due mondi. Peccato che le nostre attitudini si siano appiattite sul modello rigido del videogioco e, interagendo con il famigerato navigatore, venga fuori tutta la nostra passività nell’accettare e ragionare secondo regole imposte. Nell’infilarci mentalmente in un simile imbuto e, quel che è peggio, non sentirlo neanche come tale e “godere” della comodità che offre (fino a quando il navigatore non ci fa perdere, allora lì ci lamentiamo).
    Io non ho mai usato il navigatore perchè non lo sopporto: non sopporto che qualcuno o qualcosa mi dica esattamente come muovermi ad ogni passo, mi sento un po’ cretino. Poi non mi piacciono gli schermini: una bella cartina ti dà una visione d’insieme che apprezzo molto di più (evidentemente io ragiono dal generale al particolare, mentre gli schermini in pratica ti obbligano al particolare). Infine è bello chiedere alle persone che incontro la strada… dove si mangia bene… dove costa poco dormire… cosa c’è di bello da vedere. E’ arricchente e non solo per il dato in sè. Non mi piace quando i miei coetanei per decidere qualsiasi cosa consultano uno smartphone: mi annoiano.
    Non ho appunto uno smartphone ma giro con un cellulare da 30 euro acquistato con dei buoni a 10 euro. Quando cade si smonta in 3 pezzi 3 e io lo rimonto: lui riparte come niente fosse. 😀
    Cerco di essere il più possibile analogico, è una dimensione più libera e ricca, almeno nella mia vita non professionale!

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    1. Ho giocato pochissimo coi videogames, giusto qualche volta con Tomb Raider nei primissimi tempi: ero affascinata dagli scenari che permettevano tutta quella immedesimazione. Ricordo ancora quando la facevo andare sott’acqua e magari non trovavo in tempo la via d’uscita… mi sembrava di morire asfissiata/affogata anch’io!
      Al di là di questo è interessanti quello che dici nel paragone giochi/videogiochi. Un po’ come libri/film: da un lato devi lavorare di fantasia, dall’altro molto poco.
      Io amo molto lasciare il telefono a casa, ogni tanto. E’ una bella sensazione quella di non avere questa connessione col mondo, che chi ti cerca ed è abituato a trovarti in qualsiasi momento non ti troverà, e anche capire in un solo oggetto quante cose ci sono, che ci creano dipendenze, sottili o spesse. Pensa anche solo all’orologio… io sono anni e anni che non ne indosso più uno, l’ora la leggo sempre sul telefono. E ogni tanto ci penso, di prendermene uno e mettermelo al polso, ma ad oggi non l’ho ancora fatto…

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