Quel che si può migliorare

Attenzione ai particolari

Nel bel libro “Lavoro, dunque scrivo” di Luisa Carrada (ringrazio Von per il suggerimento del blog) una passo mi ha colpita molto: parlava dell’attenzione ai particolari, un’attenzione che per essere esercitata ha bisogno di autodisciplina e concentrazione, esattamente le cose su cui sento di dover lavorare.

Chi sta cercando di creare il suo percorso di vita fuori dagli schemi soliti sa perfettamente quanto queste due caratteristiche siano fondamentali per la buona riuscita dei propri progetti.

Quando il tempo non è scandito da orari prestabiliti l’autodisciplina è necessaria: il rischio di arrivare a fine giornata con la sensazione di non aver combinato granché è molto alto. Stesso discorso per la concentrazione: per centrare il cuore di un progetto, per ideare contenuti validi, per far diventare l’impulso creativo realtà è necessario riuscire a restare focalizzati sull’obiettivo a lungo. Essere capaci di non mollare nelle fasi più noiose del lavoro, mettere cura in ogni tappa del processo.

In questo periodo mi sono accorta che dal punto di vista dell’autodisciplina mi è molto comodo fare uno schema organizzativo della giornata successiva. Lo faccio la sera precedente, a lavoro terminato, con la consapevolezza di ciò che deve essere iniziato, continuato o portato a termine. Tendo a scandire la giornata in blocchi da un’ora, per due ragioni. La prima è che è veramente incredibile quante cose si possano fare in un’ora di tempo, staccandosi da tutte le distrazioni e concentrandosi sul lavoro. La seconda è che un’ora è un tempo tutto sommato non lunghissimo, rispetto all’intera giornata. E se ho dei compiti che necessitano più di un’ora di tempo tendo a spezzarli, inserendo in mezzo un’ora in cui mi dedico ad un’altra attività, ugualmente necessaria ai fini del raggiungimento dell’obiettivo. Questo perché variare aiuta la mia mente a non stancarsi troppo e nel caso di compiti particolarmente noiosi l’idea che siano “a scadenza” aiuta molto. In questi blocchi trova posto anche il “cazzeggio”, delle mezz’ore inserite qua e là, che mi permettono di resistere alla tentazione di controllare il cellulare, la mail, rispondere alla chat di tizia o caio, tutte piccole cose che a fine giornata scopro avermi fatto buttare via un sacco di tempo.

Per la concentrazione mi sta aiutando molto il gioco degli scacchi: avere un esercito di personaggi che si muovono in maniera diversa, da gestire tutti con un’unica finalità è un buon modo per tenere in allenamento la capacità strategica, la visione d’insieme, la capacità di previsione. E mi stanno aiutando in un altro aspetto molto importante: la gestione del fallimento,  un altro tema veramente caldo. Ne parlai un po’ di tempo fa, ma il senso era molto diverso. Quello di cui parlo ora è il vero fallimento: quello che ti fa cadere col culo per terra, quello di quando pensavi di aver fatto una mossa geniale e in realtà hai solo servito la regina su un piatto d’argento al cavallo.  Bene. Ho un rapporto molto sbagliato con tutto questo e devo imparare a separare l’oggetto del fallimento da me stessa, ovvero: se mi fanno scacco matto, è la mia strategia ad essere fallimentare, non io ad essere fallita. Se di un articolo mi chiedono una revisione, è quell’articolo a non rispondere ai requisiti del committente, non è un giudizio su di me come persona. Sembra ovvio, ma credo che per molte persone non lo sia: io lo sto imparando ora. I fallimenti sono necessari: ci indicano le direzioni da non prendere, sono le cartine al tornasole delle nostre strategie, sono momenti da superare che testano la nostra forza di volontà.

“Il fallimento è una parte molto importante del successo.
Se non si fallisce, significa che non si è rischiato nulla o che si sta ripetendo se stessi”.

Marina Abramovic

E voi come esercitate la vostra autodisciplina? Avete degli allenamenti speciali per favorire la concentrazione? E come reagite agli insuccessi?

 

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4 pensieri riguardo “Quel che si può migliorare

  1. Carissima, il mio problema con l’autodisciplina riguarda principalmente la sveglia e il ritmo circadiano… e le distrazioni. Per la prima (o il primo) non ho ancora trovato un rimedio… un po’ perché sono una persona prevalentemente notturna, un po’ anche perché vivo con una persona simile e non è facile. Ma ci sto lavorando. Le distrazioni le gestisco isolandomi dal mondo… anche se non sempre è facile ma la misantropia aiuta.
    Quanto ai fallimenti… beh sono così abituata a sentirmi una fallita (grazie a qualcuno che me lo ripeteva spesso sin da quando sono piccola) adesso che sono libera ho un grande desiderio di “successo” ma soprattutto curiosità…di vedere come va anche perché non sono più legata in alcun modo al quel qualcuno di cui parlavo prima e anzi presto cambierò anche cognome… e non hai idea di quanto questa cosa mi aiuti. Sembra una stronzata e un particolare insignificante ma per l’autodisciplina serve motivazione e per la motivazione conta la nostra identità…come ci vediamo ed io con il mio attuale cognome ultimamente non mi sento più bene… non lo sento mio. La mia identità…come io mi vedo dentro è un’altra e non ha quel cognome.
    Come dici giustamente poi tu se non fallisci significa che non ci hai provato nemmeno. Lo sbaglio fa parte del gioco.
    Trovo interessante la tua tecnica di slegare chi sei da quello che hai fatto perché così puoi darti una nuova possibilità di fare meglio. Questo ha anche a che fare con l’identità e come ti vedi e a cascata motivazione e riuscita dell’autodisciplina. 😊
    Ottimo.
    Per me nel mio percorso è importante fare… andare avanti e concludere il lavoro intrapreso. Anche se sforo di qualche giorno la deadline del passo…ne tengo conto si per migliorarmi ma non ne faccio un dramma perché appunto: posso migliorare e cmq non rinuncio al mio obiettivo finale. 😊 a presto!

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      1. Che bella poesia… 😊 mi è piaciuta soprattutto la fine… mi piace l’idea di una persona che nascendo e crescendo possa costruire e scegliersi la propria identità. Mi sembra giusto così…cresci nella tua famiglia e una volta maggiorenne puoi scegliere come chiamarti in toto. Von Calypso è il cognome della gatta che a 18 anni mi salvò da morte certa… mi viene ancora a trovare in sogno…talvolta. ❤
        P.s. vi è anche un desiderio di proteggermi visto che ha scritto un libro in cui mi diffama e mi calunnia per farsi passare come padre incompreso..e per quanto abbi cambiato i nomi paese e riferimenti chiunque lo conosce di persona sa chi sono io..purtroppo non posso e nemmeno voglio adire alle vie legali…

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  2. Grandi pensieri, grandi errori! Quando si vuole qualcosa in più il rischio di un grande errore è sempre dietro l’angolo, ma fa parte del gioco. Una volta accaduto, importantissimo è cercare di revisionarlo con atteggiamento analitico ma non critico. L’analisi è riferita al problema, la critica va verso l’essere umano: ce la risparmiamo volentieri.
    Poi, detto da me, che ho un passato da ipercritico… però sono migliorato eh! Basta essere un po’ più dolci verso se stessi.

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