Di schiavitù contemporanee

vendersiChi mi legge da tempo sa che ho riflettuto molto sul tema del lavoro. Ho l’ambizione di crearmi una professionalità con due requisiti principali: che sia slegata da un posto fisso e che mi permetta di lavorare con ciò che mi piace.

L’avvento di internet offre diverse possibilità di lavorare senza dover andare necessariamente in un ufficio. Questo per molti significa lavorare da casa, ma per me invece significa lavorare da ovunque. E l’idea che il lavoro non mi vincoli fisicamente, consentendomi di spostarmi dove e come voglio mi dà un grande senso di libertà, sia rispetto al presente che nei confronti del futuro. Abitare in un bosco non è molto agevole se tutti i giorni si deve raggiungere una città per sedersi in un ufficio per ore, ma se “l’ufficio” può essere casa tua, o casa di un amico che in quel periodo sei andata a trovare, o la biblioteca di una nuova città o la campagna inglese in cui stai facendo woofing, allora le cose cambiano.

Sentendomi decisamente multipotenziale, lavorare con ciò che mi piace significa in realtà poter incastrare le mie passioni in molti modi, a seconda delle opportunità. Da uno di questi incastri è saltato fuori il magico mondo dei copywriter, a cui mi sono affacciata da poco, ma che potendo essere svolto a distanza incrocia bene i requisiti di cui sopra: niente ufficio e lavorare con una delle cose che mi piacciono (la scrittura).

Pur essendo neofita, il quadro è piuttosto chiaro: un ambito di generale sfruttamento, figurarsi per chi poi si presenta con poca esperienza e senza un portfolio strutturato… L’intento però è di imparare il più possibile da queste prime collaborazioni per mettere insieme un po’ di esperienza che mi permetta di evolvere: questo è ciò che mi sta facendo accettare lavori in cui la paga per il lavoro finito divisa le ore di tempo dedicate dà come risultato un compenso da fame.

Purtroppo è abbastanza normale che i lavori vengano pagati 1 centesimo a parola. E’ una cosa indegna, ma per il momento funziona così. C’è da dire poi che ci sono lavori e lavori. Se ad esempio un lavoro prevede una composizione molto lunga, è vero che la paga è da fame, ma è anche vero che il testo sviluppato e le ricerche necessarie a costruirlo vertono tutte su uno stesso argomento, il che rende il tutto un po’ più agile e meno alienante. Diverso invece è quando ti propongono mini descrizioni commerciali di questo o quel prodotto. Non solo: il peggio arriva quando queste mini descrizioni riguardano sempre lo stesso prodotto che però presenta piccole variazioni nelle misure, nel colore o nel materiale. E bisogna inventare 20 testi diversi per descrivere sostanzialmente la stessa cosa. Il mio spirito creativo e la capacità di improvvisazione mi rendono piuttosto brava anche in questo, se non fosse che anche nello sfruttamento consapevole e accettato come esperienza e autoformazione c’è un limite, insomma: c’è paga da fame e paga talmente da fame che manca poco che mi chiedano di dar loro pure dei soldi. Ho fatto il conto rispetto alla cifra che mi hanno proposto per ogni descrizione, divisa la media di parole che ho utilizzato: mi pagherebbero un millesimo di euro a parola. In questi giorni ci ho pensato, eh. Mi sono anche messa lì a riempire i primi file. Ma il lavoro (che chiaramente deve essere accurato non solo nella descrizione, ma anche nell’ortografia e nella formattazione) richiede tempo e in media ho fatto una quindicina di prodotti all’ora, per un brillante guadagno di circa tre euro. Chiaramente i tempi di consegna sono piuttosto brevi, il che significa che non posso nemmeno dedicare poco tempo al giorno a questa cosa per mantenere intatta la mia salute mentale, oltre al fatto che chiaramente più prodotti si riescono a fare in un’ora più si massimizzano i guadagni facendo diminuire il tempo impiegato e aumentare la paga oraria. Mi sento alienata come se fossi alla catena di montaggio.

Ora, io mi sto allenando ad essere tenace, ma non sono del tutto certa che in questo caso la tenacia abbia un senso. Più che considerarmi tenace mi pare di essere una che si sta mettendo da sé le manette ai polsi (e alla mente e alla creatività) per poi buttare via la chiave. Ha senso continuare e portare a termine questa collaborazione (che prevede la scrittura di centinaia e centinaia di prodotti) o dovrei utilizzare il mio tempo in maniera più proficua, cercando altre collaborazioni e dedicandomi agli altri progetti in cui mi sto impegnando da tempo e che mi permettono di guadagnare cifre ben diverse, ma in cui  – al momento – non c’è garanzia continuità?

Voi che dite?

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8 pensieri riguardo “Di schiavitù contemporanee

  1. Ah, lo so! Anche io ho fatto dei lavoretti da casa per arrotondare e purtroppo le paghe sono bassissime. Se conti il tempo che ci metti e quando ti pagano, ti rendi conto che si guadagna pochissimo. Se ti sembra di sprecare un sacco di tempo e di non cavarne molto, secondo me ti conviene cercare altre collaborazioni e dedicarti ai tuoi progetti. Se, invece, è la tua unica fonte di guadagno. allora forse meglio di niente. 😀 La vedo così!

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    1. Grazie Sara! Fare i conti a volte serve 🙂 ho scoperto che per un’altra collaborazione in cui mi pareva che la paga fosse bassissima in realtà venivo pagata il triplo della media italiana… chissà se c’entra qualcosa il fatto che l’azienda sia tedesca 😉

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  2. uddio…ambiente che conosco… prendi sta cosa come una gavetta. Ma cerca tra gente che conosci e che magari ammira come scrivi contatti per eventuali nuove iniziative imprenditoriali….e mettiti alla prova chiedendo dei costi in linea con il budget che loro intendevano spendere… un prezzo accettabile….tenendo conto che comunque dovranno pagare anche il grafico e lo stampatore… chiedi chi sono e parlaci prima di tutto col grafico.

    Non è molto diverso dal fare la grafica, di storie così ne sento da prima del 2003 sul forum di lavori creativi (quindi anche voi “copriwater” come molti tuoi “colleghi” si autodefinivano con molta autosarcasmo). Tanto per dire eh.Ma soprattutto nelle leggendarie agenzie pubblicitarie dei ruggenti anni ’80 la coppia creativa era fatta di grafico e copywriter sotto la direzione dell’art director che gestiva la faccenda con i temibili Account!

    Come se non ne avessi bisogno, vedo anche da quello che dici che la situa non è cambiata.

    Un’altra strategia è che se hai amici grafici potresti chiedere loro di prenderti in considerazione.
    Importantissimo che tu ti crei il tuo portfolio con tutte le cose che fai…corredando ogni lavoro del briefing iniziale e poi la sua case-history ovvero come hai scelto di declinarla e perchè.

    Ovviamente informati presso i tuoi committenti “da fame” se puoi cmq presentare i definitivi (citando il grafico e, credimi, trova connessioni e farete il lavoro in metà tempo…(perchè parole e immagine sono i fondamentali della pubblicità) come opera tua nel tuo portfolio. Questo perchè in alcuni casi ci sono clausole del tipo che se entri a lavorare per un’agenzia contestualmente pur rimanendo titolare dell’opera, la tua opera è dell’agenzia (con quello che pagano poi)..

    Iscriviti a sto blog: “http://blog.mestierediscrivere.com” che è veramente una risorsa utilissima.

    I contest sono la fonte di un’utilissimo confronto con altri colleghi ed esercitarsi…. al di la di vincerlo o meno secondo me sono un utile strumento per tenersi in allenamento. Ma sappi che sono solo un modo per avere 1000 idee a costo quasi zero (visto che viene premiato solo chi si aggiudica il progetto….stessa cosa vale per i concorsi…

    Se come immagino il tuo sogno è seguire e lavorare all’identità promozionale di un impresa che ti affida il ruolo di suo portavoce… l’ascolto è assolutamente fondamentale.

    Cmq ti sono vicina anche se io ormai sono la creativa di me stessa 😀 forse in un lontano futuro potrei pensarci ma boh…per ora sperimento su me stessa.

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    1. Grazie per il suggerimento del blog, lo conoscevo e ho letto qualche articolo ogni tanto, ma non con assiduità. Provvederò 🙂

      In realtà il mio sogno è altrove, ma diciamo che per raggiungerlo mi piacerebbe, tra le altre cose, riuscire ad avere collaborazioni con più aziende o agenzie, temo che lavorare sempre per la stessa mi annoierebbe tantissimo. Finora per lo sviluppo di mie attività personali mi sono dedicata più che altro alla redazione testi di brochure, progetti e testi mail per mailing promozionali. Sono un po’ carente nella parte grafica che vedo spesso essere richiesta, ma sono brava come autodidatta e imparo velocemente, e internet al momento offre tantissime possibilità di creare prodotti grafici + testi pur con conoscenze relativamente basse… Nonostante questo sono perfettamente d’accordo che l’ideale sarebbe un team in cui differenziare le capacità e lavorare sinergicamente, come si diceva nel famoso video sulla multipotenzialità che ci ha fatte conoscere. Ma nell’era del risparmio e del volere tutto pagando quasi niente la qualità è spesso superata dalla quantità a basso costo. Anche se poi sono convinta per esperienza personale che quando la qualità è dimostrabile e i risultati arrivano si è poi disposti anche a pagare di più…

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      1. no ti prego non ti aggiungere anche tu al folto di persone che si improvvisano grafiche…cazzeggiare con qualche programma di grafica è divertente ma non è come farlo tutti i giorni e soprattutto aver studiato per farlo… di certo però se riesci a trovare una collaborazione per occuparti dei testi assieme ad un grafico sarebbe ottimo.
        Purtroppo però come tu stessa dici la situazione è che in italia c’è veramente tanta ignoranza sulla funzione della pubblicità e su come si fa e come si dovrebbe fare. Quindi le aziende e spesso anche le agenzie improvvisano e come se non bastasse hanno poco rispetto per chi fa un lavoro che loro percepiscono come “fare disegnini” “tanto al pc ci metti 5 minuti” e che è quindi giusto pagare poco, perchè infondo ti diverti e un lavoro dove ci si diverte non è un vero lavoro.
        La storia della qualita vs quantità è purtroppo un errore che fanno in un ambito dove, secondo me, non esistono standard ma tutto va fatto su misura dell’azienda e dei suoi obiettivi (rafforzare il brand, lanciare un nuovo brand o conquistare una nuova fetta di mercato, quindi un nuovo target sono cose un pò differenti).

        Luisa Carrada (la tipa del mestiere di scrivere) ha fatto molte interessanti guide (per scrivere per il web per esempio…ti accorgi di che lavoro madornale c’è dietro) oltre al fatto che è un blog che esiste da molto tempo (lo seguivo anche e soprattutto su splinder) e quindi è pieno di contenuti. Ha sempre fatto il suo lavoro a certi livelli e vale la pena di prenderla come esempio.

        Quanto alla voglia/ansia di comunicare…dovrei liberarmi dell’ansia e rileggere prima di inviare 😀 (a volte NON seguo i consigli della Carrada che sconsiglia di aprire troppe parentesi).

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      2. Cara Von, non preoccuparti, sarà il mercato a decidere se i miei cazzeggi valgono oppure no. Naturalmente chi come me sa qualcosa di web design, html e css non potrà mai proporsi per collaborazioni in cui serve un grafico professionista, ma una grafica minima (impaginazioni, equilibrio del testo strutturato su foto decenti) è spesso richiesta e per quello non ci vuole un gran studio, sono cose che ho già fatto e che faccio. Le altre collaborazioni di scrittura per il web che sto avendo mi stanno insegnando molto bene la fatica che c’è dietro un testo ben scritto e l’esistenza di tutta una serie di piani e necessità da far coincidere in un testo che sia allo stesso tempo leggibile, interessante e ottimizzato per i motori di ricerca 😉

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