Le maglie del tempo

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Sabato, dalla finestra

Venerdì ero a cena con S. e V., care amiche con lavoro precario. S. ha un contratto fino a luglio   V. dovrebbe lavorare fino a maggio – giungo, e poi si vedrà.  Il tema del lavoro, del posto fisso, delle garanzie, della relativa ansia economica entra ovviamente spesso nei nostri discorsi.

Però c’è un però. Nei giorni scorsi pensavo da quanto tempo è che non lavoro otto ore al giorno per qualcuno che non sia io, per un progetto che non sia mio, e a come l’idea di un’assunzione a tempo indeterminato per quaranta ore a settimana più che una manna dal cielo mi paia una prigione in cui mi sentirei chiusa a doppia mandata. Quando lavoravo in azienda dopo un periodo di part time orizzontale sono passata quello verticale, lavorando solo tre giorni a settimana full time: martedì,  mercoledì e  giovedì, in modo da avere un lunghissimo week end per rigenerarmi. Ugualmente però dedicarmi otto ore al giorno ad un lavoro noioso, che non solo non mi valorizzava e non valorizzava le mie capacità e competenze, ma che in certe giornate mi costringeva a stare appiccicata al pc, seduta ad una sedia anche se non c’era nulla da fare, inventando modi per ingannare il tempo fino al timbro d’uscita del cartellino, mi ha prosciugata e il lungo week end non era mai abbastanza lungo per riuscire a recuperare le energie che sentivo essere ai minimi storici. Avevo molto tempo libero ed ero impegnata in diverse attività creative e piacevoli (radio, organizzazione di festival di artisti di strada, eventi culturali), ma non erano sufficienti.

Da quel lontano settembre in cui mi sono licenziata sono passati quasi sei anni. Anni in cui mentre mi dedicavo a ciò che mi piaceva e appassionava davvero, ho fatto diversi lavori per mantenermi. Anni in cui i soldi sono stati sempre molti meno di quelli che guadagnavo col mio lavoro impiegatizio (e non guadagnavo grandi cifre… anzi!). Anni in cui però non mi sono privata di nulla di quello che amo fare: ingegnandomi ho trovato il modo di farlo ugualmente, spendendo il meno possibile. Ho viaggiato molto, cenato con amici, fatto regali, sono andata al cinema, ho letto moltissimi libri, imparato da autodidatta molte cose che in parte sono riuscita a rendere fruttuose, conosciuto persone e storie interessantissime, avuto tempo per me stessa per leggere, scrivere, riflettere, rallegrarmi e disperarmi anche. Ricordo che quando presi la decisione di licenziarmi, dopo due anni dalla mia assunzione, uno dei fattori determinanti era stato quello di non avere la percezione che fossero passati VERAMENTE due anni da quel primo giorno di lavoro. Il tempo era scivolato via, quasi accidentalmente e seppur facevo molte cose, le giornate erano in fila sempre uguali, passate in un lampo. Ero anestetizzata.

Ora invece il tempo ha una densità diversa. Di mese in mese ci sono cambiamenti importanti, illuminazioni, riflessioni, tentativi ed esperienze. Non è sempre facile, anzi: a volte il tempo sa essere molto pesante, perché quando non si hanno degli impegni predeterminati e orari di lavoro che te lo scandiscano, devi organizzarti facendo i conti solo con te stessa, i tuoi obiettivi, le cose che vuoi raggiungere quel giorno, quella settimana, quel mese.  Non solo: la possibilità o meno di avere i soldi per pagare l’affitto dipende da cosa fai giornalmente e da come lo fai e se sto seduta col naso per aria davanti al computer i soldi non si generano magicamente nel mio conto. A volte non è facile capire se il tempo lo si sta usando bene, se lo si sta sprecando o se ci si sta prendendo una pausa rigenerativa necessaria, o un momento di stacco per far depositare le idee nel corso della stesura di un progetto o di un piano di azione.

Non ho certezze ora. Arrivo a programmare la mia vita nell’ordine di un paio di mesi, tre al massimo. Vivo in un qui e ora che per molto tempo non sono stata capace di vivermi davvero, sempre proiettata verso altro. E ci sono momenti duri, in cui non c’è nessuna certezza di stare seguendo la strada giusta, soprattutto perché non sono sicura che la strada per me sia necessariamente una sola. E’ il dramma delle persone multipotenziali.

Ma anche nei momenti di maggiore incertezza, quelli cupi in cui tutto sembra deciso, in cui  pare che sia irrimediabilmente tardi per fare quello che vorrei, quando i dubbi sulle mie capacità mi assalgono , una certezza mi accompagna sempre: non tornerei mai indietro. Non mi sono mai pentita di quel licenziamento, anche se quel lavoro faceva arrivare tutti i mesi una somma di denaro sul mio conto corrente che mi permetteva di fare tutto ciò che mi piaceva e anche di più. E mi lasciava anche il tempo per farle. Ma c’è tempo e tempo e questo è sempre stato un indicatore piuttosto affidabile del mio livello di felicità: il tempo di allora era come una rete a maglie larghe, attraversava i giorni senza trattenere nulla.  Penso ad esempio agli ultimi cinque mesi, a cosa mi è successo da agosto ad adesso e l’elenco dei ricordi è davvero lungo, pur in un tempo tutto sommato breve. E così anche se ripenso alla mia vita nei cinque mesi ancora precedenti e arrivo a marzo (mese in cui ho deciso di aprire il blog).

Se dovessi scegliere un’unità di misura con cui poter individuare la differenza tra vivere e sopravvivere, credo sarebbe proprio la larghezza delle maglie del tempo e la quantità di ricordi che queste maglie sono capaci di trattenere.

E il vostro tempo? Che maglie ha?

 

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8 pensieri riguardo “Le maglie del tempo

  1. Non potevo non commentare! Mi riconosco in pieno nella tua descrizione della vita lavorativa, con l’aggravante che io passo tutti i giorni in quella prigione e il tempo scorre da parte a me senza che io possa godermelo e renderlo costruttivo. Ma ne abbiamo già parlato e spero che un giorno, a furia di pensarci, presentare la famigerata lettera diventerà un gesto naturale.

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    1. I tempi di gestazione per le decisioni importanti variano da persona a persona: c’è chi ha colpi di testa, c’è chi vuole prima costruirsi alternative. Quando sarà il momento giusto lo sentirai 🙂 Un abbraccio!

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  2. il mio tempo è un tempo senza tempo. Molte volte mi trovo ad augurare alla mia psicologa buon week end a fine seduta e la seduta avviene il martedì. I giorni mi si confondono perchè se sono ispirata lavoro anche per 24 ore consecutive…per poi dormire per 10 ore consecutive. In generale il mio picco produttivo è da quando tramonta e sorge il sole.

    Dormo quando ho sonno, mangio quando ho fame.

    Mi sono arresa a me stessa, ai miei tempi e ne sono estremamente gelosa.

    Però… c’è un però….

    ovviamente i soldi come a te non si materializzano nel conto per magia.

    Mi vergogno che se questo avviene è grazie a mia madre che mi passa parte della sua pensione e voglio cambiare questa situazione.

    è necessario tornare nella nostra società e cercare di quagliare qualcosa, trovare la quadra tra ciò che io so fare e la gente che ne avrebbe bisogno.

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    1. Non so di cosa ti occupi, ma per trovare la quadra bisogna iniziare, credere che quel legame tra ciò che fai e le persone possa esserci. Sperimentare, essere creativa, costante (ahi ahi ahi!) e avere fiducia.

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      1. ehhh! sono una disegnatrice, realizzo illustrazioni, decorazioni etc etc etc. a mano con acquarelli, acrilici, matite (lo specifico perchè adesso c’è anche l’illustrazione digitale) ho fatto la grafica per molti anni ma alla fine ho capito che ciò che mi appassionava veramente di più era appunto realizzare illustrazioni. La grafica sarà messa per un pò nel dimenticatoio fatta eccezione per la mia nuova identità visiva. la mia comunicazione e promozione, ma non farà più parte dei miei servizi.

        cmq interessante il tuo blog, mi piace il progetto e l’impegno di raccontarti per un anno e mi dispiace essere arrivata quasi al termine. (si lo so me lo posso leggere comunque e lo farò)

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      2. Lieta che il blog ti piaccia, non è scontato visto che non è un blog tematico (ricette, letteratura, cinema), ma uno spazio che a volte si trasforma in un flusso di pensieri (non sempre) che non necessariamente potrebbe interessare qualcuno.
        Conoscevo una coppia di disegnatori, amici di amici, che hanno deciso di trasferirsi in Puglia e vivevano dei loro disegni e acquerelli. Certo, dovevano scendere a compromessi e fare molti acquerelli turistici (scorci, mare, tramonto), ma vendevano tantissimo nel periodo estivo e il resto dell’anno campavano di rendita dedicandosi a ciò che li interessava di più. Anche questo è uno dei modi, li ho immaginati felici e contenti.

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