Domenica di sole, di arte e di lentezza

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Daniel Spoerri – Eat Art in Transformation

Guarita, finalmente. E’ domenica e a Bologna splende il sole: è bello il quadro che si compone nella cornice della mia finestra. Torrette ocra, muri gialli e tetti rossi si appoggiano sul cielo celeste. I pregi di abitare al quinto piano.

Giornata ideale per un gita. Passeggio con F. per Bologna, l’aria è fredda, ma il movimento ci riscalda. Per raggiungere il parcheggio del suo camper attraversiamo zone della città in cui non ho mai camminato, luoghi che mi fanno pensare prima ad Amsterdam, poi a certe zone di Londra. Sono bastati dieci minuti di passeggiata per essere già altrove.

Arriviamo a Modena, prima tappa: una pizzeria che mi piace molto, dove usano il lievito madre nell’impasto. La pizza non delude, come sempre. Mangio con calma la mia pizza preferita: marinara. Pochissimi ingredienti, semplicissimi: quando in una pizzeria è buona la marinara, è buono tutto. Con la pancia piena siamo pronti per la seconda tappa: il Foro Boario. C’è una mostra che voglio vedere, “Made in Korea“, di Filippo Venturi. Mi ha incuriosita per due ragioni. La prima è che ho ancora nelle orecchie le parole stridenti di Rampini in quella presentazione del suo libro che mi era piaciuta così poco:

[…]Dopo i fatti di Parigi dobbiamo smettere di pensare che ce lo siamo meritati, che ne siamo in qualche modo responsabili, perchè non è così. L’Occidente è vero che ha fatto tante porcate in giro per il mondo, ma prendiamo ad esempio la Corea del Sud: era poverissima dopo la seconda guerra mondiale, ancora di più dopo la guerra di Corea tanto che Ban Ki-moon ha potuto studiare perché i libri gli furono forniti dall’ONU, mentre ora quando si pensa a quello stato la prima cosa che viene in mente è la Samsung, il progresso e la ricchezza.  Questo a dimostrazione del fatto che la colpa non è dei comodi che l’Occidente ha fatto un po’ qua e un po’ là, ma degli Stati che hanno avuto cattive classi politiche e non si sono riprese come ha fatto la Corea del Sud.

Un’altro motivo era il gruppo di adolescenti coreani che venuti al Giardino a fine dicembre del 2014, con cui a causa dell’influenza pesante che mi ero presa non ho potuto interagire per nulla, rintanata come sono stata per tutto il tempo dentro la yurta, ma dei quali mi avevano raccontato l’incredibile capacità organizzativa e la costanza nei lavori, anche pesanti (erano capitati male poverini! C’erano da piantare 60 alberi da frutto in un terreno sassoso e duro, usando solo vanghe e picconi. Era l’inverno più freddo degli ultimi cinque anni e loro avevano le espadrillas…).

Quindi si va. Foto molto equilibrate che, insieme alle sintetiche ed esaustive descrizioni, ben riassumono le caratteristiche di quello Stato: una società estremamente competitiva, in cui l’apparenza è tutto e si è alla continua ricerca dell’uniformità. Spopola la chirurgia estetica (i genitori regalano interventi ai figli dopo la laurea come modo per contribuire al loro successo professionale), l’attenzione per l’aspetto fisico è maniacale, gli studenti delle superiori arrivano a studiare 21 ore al giorno, il soju è il liquore più venduto al mondo, nonostante si beva praticamente solo in Corea.

Non potrò mai considerare come progresso lo sviluppo di una società con questi standard, in cui l’ultima tendenza in fatto di chirurgia estetica è lo “smile lipt” (intervento che costringe per sempre la bocca in un sorriso) e la pressione e le aspettative sociali nei confronti di tutti sono talmente elevate da generare situazioni di stress tali da far guadagnare il primo posto nelle statistiche dei suicidi del mondo industrializzato. Men che meno lo proporrei come esempio da seguire per tutti quegli stati resi poveri dagli interessi occidentali, come sembrava suggerire Rampini nell’auto-presentazione del suo libro.

Usciti dal Foro Boario abbiamo passeggiato per Modena, per raggiungere un’altra mostra, quella di Daniel Spoerri, “Eat Art in Transformation”.

Vedere affissi grandi pannelli con sopra centinaia di utensili e attrezzi che hanno a che fare con la cucina e la preparazione del cibo mi ha fatto pensare al nostro modo italiano di relazionarci con esso, un modo molto slow. Quando ci sediamo a tavola, che sia in famiglia o tra amici, il nostro scopo va ben oltre al semplice soddisfare una necessità primaria fine a se stessa: è un momento di socialità, in cui i pasti possono durare ore e una volta finiti quelli altre ore possono passare prima che i commensali abbandonino la tavola, dopo caffè, ammazzacaffè, chiacchiere, risate, aggiornamenti, qualche volta giochi. Un tempo di cui sento la mancanza, ogni qualvolta   non posso goderne per lunghi periodi. Un tempo che in una società competitiva e veloce come quella coreana probabilmente sarebbe considerato sprecato. Che questo venga chiamato progresso dovrebbe farci pensare a che significato vogliamo attribuire a questa parola, se davvero pensiamo che una società di quel tipo possa essere considerata “migliore”. In che termini? Rispetto a cosa? E a che prezzo?

Giornata di sole. Libera. E lenta. E, proprio per queste ragioni, bellissima.

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5 pensieri riguardo “Domenica di sole, di arte e di lentezza

    1. “Gran lavoratore, forse” mi ha fatto morir dal ridere. Per inciso: il libro l’ho riportato in biblioteca senza aprirlo. Non l’ho fatto apposta, le buone intenzioni c’erano tutte… ma nella lista delle priorità non compariva mai ai primi posti 🙂

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  1. Ih ih. Tempo addietro avevo letto un suo articolo in cui raccontava come negli USA le ferie fossero di una settimana al massimo. Sappiamo bene in che condizione psicologica versi l’americano medio e il vuoto di valori che investe la sua popolazione. E lui non riesce a collegare che, forse forse, la ricerca continua del massimo guadagno a scapito di tutto il resto sia una delle cause principali della crisi dell’Occidente, con gli USA in testa.
    Come stai Mari?

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    1. Puo’ essere che tu ne avessi scritto sul tuo blog? Mi pareva di aver letto qualcosa del genere, ma nel caso non ricordavo assolutamente che fosse Rampini 🙂 Per gli aggiornamenti sulle reciproche vite ci sentiamo in privato? Che anche a me interessa spere come procedono i tuoi lavori e i progetti vari!

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