Propositi e talenti

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Nel pensare all’anno nuovo mi sono tornati in mente i bei propositi dell’anno passato. Mi sono un po’ scoraggiata pensando che potrebbero essere tranquillamente copiaincollati per il 2016. Posso considerare grossomodo raggiunti “non lamentarmi”, “lasciare (un po’ più di) spazio al caso” e “dare modo ai sentimenti (belli e brutti) di venire a galla”. Anche “domare il caos”, via.

Su “essere determinata”  e “liberarmi dai giudizi degli altri (e di me stessa)” invece devo ancora lavorare tanto, tanto e tanto. E’ un esercizio continuo, una fatica costante che mi fa sentire spesso al punto di partenza nonostante gli sforzi fatti.

Da un paio di mesi ho ripreso a giocare a scacchi. Ci ho giocato per un breve periodo una decina di anni fa. Oggi, come allora, la persona con cui gioco è più brava di me. Dieci anni fa il mio avversario aveva una capacità di concentrazione molto più alta della mia. Oggi, di nuovo, mi trovo a fare i conti con un livello di concentrazione che non credevo di avere tanto basso. Il risultato è che non riesco più a giocare serenamente come facevo qualche settimana fa. Mi ero fatta un bel discorsino sul non giudicarmi in caso di (sicura) perdita, ché quelle partite servivano ad allenarmi, per capire azioni e reazioni, per imparare dagli errori. Non riesco più a farlo: ogni sconfitta, ogni regina mangiata per distrazione, ogni mossa mal calcolata, l’incapacità di vedere più in là di un paio di mosse fa cadere pesantissima sul mio collo la scure del giudizio. Non riesco a liberarmene. E mi perdo il piacere del gioco, aumentando le aspettative su di me insieme all’incapacità di accettarmi per come sono e non per come vorrei/dovrei/potrei essere.

Mi sento incastrata in un circolo vizioso tra il pretendere di brillare e la mancanza di determinazione necessaria a dare seguito alle mie aspettative. A volte mi chiedo se e quanto mi stia sopravvalutando. Quanto siano stati dannosi tutti quei “Come sei intelligente! Acuta! Brillante! Nella vita potrai fare quello che vorrai, la testa ce l’hai!”. Eh, sì. Peccato che quella, da sola, non basti. Perché la testa senza costanza, passione, fatica, non porta a grandi risultati. A volte nemmeno a risultati mediocri, semmai la sottoscritta fosse capace di accontentarsene.

A questo proposito un brano mi ha fatto molto riflettere. L’ha scritto Stephen King in “On Writing”, libro che raccoglie i suoi consigli sul mestiere di scrivere, presentandoli sotto forma di autobiografia:

Owen aveva imparato le note e le scale, non gli mancavano memoria, polmoni e buona coordinazione tra occhi e mani, ma non lo avevamo mai sentito partire per una tangente, sorprendere se stesso con qualcosa di nuovo, bearsi della propria musica. E appena finivano gli esercizi, lo strumento ritornava nel suo astuccio e lì restava fino alla prossima lezione o alla prossima esercitazione. Ciò che ne deducevo io era che tra il sax e mio figlio non si sarebbe mai stabilito un rapporto di gioco;  sarebbe stato per sempre un provare e riprovare. Non bene. Se non c’è gioia, non va bene. E’ meglio dedicarsi ad altro, dove le scorte di talento siano superiori e sia più alto il grado di divertimento.

Il talento toglie significato all’idea stessa di esercizio; quando si trova qualcosa per la quale si ha talento vero, la si fa (qualunque cosa sia) fino a farsi sanguinare le dita o cascare gli occhi dalla testa. Anche se non c’è nessuno ad ascoltare (o a leggere o a guardare), ogni sessione è un’esibizione di bravura, perché il creatore ne è felice. Forse persino estasiato. Questo si applica alla lettura e alla scrittura quanto alla pratica di uno strumento musicale, all’uso di una mazza da baseball, a un giro di pista d’atletica.

Quali sono le cose che farei fino allo sfinimento, anche senza la presenza di un riconoscimento di qualche tipo? Quali sono le cose che mi piace fare davvero? Sono capace di nominarle? E quanto i giudizi di valore sulle “cose serie, da fare in un certo modo e per certe ragioni” e la loro distinzione dai “semplici hobby, divertenti magari ma che nulla hanno a che fare con un lavoro socialmente riconosciuto” hanno influito sulle scelte che ho fatto finora? Cosa mi piace DAVVERO? Cosa mi diverte DAVVERO? Cosa mi interessa DAVVERO?

Risolvere queste domande sarà il mio proposito per il 2016, perché in questi primi giorni dell’anno così pieni di stanchezza e con l’umore ai minimi storici, le risposte sembrano proprio ben nascoste…

 

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13 pensieri riguardo “Propositi e talenti

  1. Avrei potuto scriverlo io questo post! Anche io gioco a scacchi ogni tanto, ma non sono proprio bravissima, studiare le mosse e tenere d’occhio tutte le pedine è impegnativo 🙂 il nostro percorso sembra quasi similare…alla ricerca delle passioni perdute 😀

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    1. Negli scacchi manco di strategia e mi pare sia un po’ una metafora della mia vita: non che io mi stia muovendo a caso, ma per fare scacco matto devo coordinare meglio le mie mosse, agire con obiettivi chiari, stando attenta che alle mie azioni corrispondono reazioni.
      Buon anno cara!

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  2. Chilometri ci dividono (credo), ma mi sento uguale uguale. Tanti bei complimenti raccolti in passato, tante belle parole che ora mi sembra di aver sprecato un potenziale infinito – che non ho mai comunque avuto.

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    1. Mi convinco sempre più che ci hanno fatto credere a potenziali “sbagliati” o meglio, limitati: scuola, musica, sport, generalmente siamo state abituate a pensare che i talenti dovessero tutti trovarsi qui. Ma non è così. Facevo lo stesso discorso con una mia amica avvocata che lavora in un ambito che non c’entra nulla con la sua professione e come avvocata non è mai riuscita a lavorare. Mi diceva la stessa cosa che dici tu: talenti non ne ha. Ma non è vero. Lei ha una passione sfrenata per i trucchi e tutto ciò che riguarda il make up. Pur avendo stipendi miseri e facendosi aiutare dai genitori non manca di comprare trucchi di marca e ha per chiunque glielo chieda un consiglio su trucco e parrucco. Perchè non ha investito su questa passione? Forse perchè abituata a considerarla un vezzo, un hobby, qualcosa di non importante? Ma il talento va scovato, può essere ovunque, soprattutto là dove non l’abbiamo notato, nelle cose che facciamo per piacere e che non ci pesano. E sono certa che qualcosa del genere l’hai anche tu, si tratta di riconoscerlo 🙂
      Un abbraccio e ben ritrovata!

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  3. Proposito molto impegnativo, quello che ti sei prefissata per il 2016! Scoprire una passione fulminante (sintetizzo così il concetto) non è affatto semplice, significa aggiungere una stella polare alla propria vita, una direzione fortissima, che invariabilmente muterà gli equilibri. Io ti auguro di trovarla, ma in modo progressivo e consapevole. Anche io ho acquistato il libro di S.King che citi, che leggerò prossimamente! E ho finito gli “Scritti corsari” di Pasolini. Che dire: intellettuali così non ne esistono più perchè, a parte la sua evidentemente immensa preparazione, la sua sensibilità, c’è da dire che lui proviene da un mondo che è andato perduto, e dal confronto fra quello e il successivo, nasce un’analisi eccezionalmente chiara sulla “mutazione antropologica” accorsa nel frattempo.
    Buon anno Mari!

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    1. Ciao Fabio! Buon anno a te! Mi chiedevo come fossero andati gli “Scritti corsari”, come ti dicevo avendoli letti molto tempo fa quel che ricordavo erano solo impressioni, che pare trovino conferma nelle tue parole. “On writing” è molto bello perché è un manuale senza essere tale. Io di King non ho mai letto nulla, ma ho sempre sentito commenti unanimi sulla sua ottima capacità di scrittura: non mi trovo davanti a un romanzo, ma non posso che confermare. E le vite dietro ai miti, raccontate con grande onestà e capacità di analisi, sono sempre interessanti perché fanno scendere il mito dal piedistallo dipingendone tratti di umanità, vizi e debolezze comprese: li scopriamo simili a noi, ai nostri percorsi.
      Il mio proposito più che una scoperta è quello di una ri-scoperta o meglio: della capacità di riconoscere qualcosa che c’è già e conferirgli il giusto peso, cosa che come racconto qui sto già facendo. A 35 anni dubito di poter essere fulminata da qualcosa di assolutamente inimmaginabile e nuovo… certo, non si puo’ mai dire, però credo che ci siano già diverse cose che amo fare, in cui sono brava: in queste cose devo credere ancora di più, che per me significa anche cambiare il mio rapporto coi fallimenti e i rifiuti. E non risparmiarmi, questo è un altro proposito che va di pari passo con il cercare le risposte alle domande di cui sopra. A volte mi sembra di lavorare in modalità risparmio energetico, non so bene perché, o per cosa io stia risparmiando energia: forse inconsciamente per tutelarmi in caso di fallimento 🙂 .
      E tu? Hai qualche proposito per questo 2016? I lavori come procedono?
      Un abbraccio!

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      1. S.King è un grande, c’è poco da aggiungere. E’ lui che mi ha avvicinato alla lettura, molti anni fa. Ricordo che il primo libro fu Misery, acquistato perchè avevo trovato il film molto bello. Il libro lo è di più. Poi l’Ombra dello scorpione, un vero libro ciccione, che mi tenne sveglio la notte.
        Propositi per il 2016? Sì: uno e l’andare a vivere in campagna almeno 4 giorni su 7, l’altro è riuscire ad avviare la mia attività da freelancer. Cosa che già faccio, ma intendo con più regolarità. Ce ne sarebbero un altro paio di propositi, ma non si possono dire: meglio accudirli ancora un po’ dentro di sè.
        Ciao!

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  4. Con questo post smuovi dentro di me molta polvere…quella che si lascia cadere sulle cose che non si vuol vedere.
    Questo interrogativo me lo sono posta tante e tante volte: cosa mi piace fare davvero? E quante volte mi sono risposta SOLO cose “utili”, come dici tu, e non “cavolate”, che magari per me non lo sono ma per il resto del mondo sì. Per inciso, il criterio di utilità è (non solo, ma anche) è quello che ho seguito anche quando ho scelto cosa studiare.
    “Mi sento incastrata in un circolo vizioso tra il pretendere di brillare e la mancanza di determinazione necessaria a dare seguito alle mie aspettative. A volte mi chiedo se e quanto mi stia sopravvalutando.”…avrebbe potuto essere il mio mantra negli anni dell’università, e talvolta anche adesso, nel lavoro. Nel commento sopra ti chiedi “per cosa sto risparmiando energia?”…e io per me stessa ci potrei aggiungere anche “cosa temi che succederebbe se facessi di più?”…ma qui non voglio addentrarmi.
    Tornando a talenti e passioni, ti dico solo che qualche giorno fa ho comprato due costumi da piscina perché voglio ricominciare a nuotare: potrei dirti che l’acqua è il mio elemento, che adoro sentire il corpo che acquista energia e i polmoni che a ripetizione si riempiono e svuotano d’aria. Mentirei. In piscina ci vado solo perché negli ultimi mesi ho preso peso (di nuovo)…perché in fondo non mi dà chissà quali emozioni, e non sono neppure brava. Eppure non sai quante volte ho ricominciato con iniziale entusiasmo, magari l’ho fatto anche per molto tempo ma mi sono comunque sentita uno zero per l’enorme fallimento quando anche dopo mesi di allenamento restavo sempre l’ultima della corsia…come se avesse potuto andare diversamente.
    Quel DAVVERO che ti appresti a ricercare è un bellissimo obiettivo: credo che saremmo tutti DAVVERO felici se trovassimo e perseguissimo quelle che sono le nostre vere passioni con coraggio senza il “vorrei ma non posso” oppure “potrei anche ma cosa penserebbero tutti?”.
    Io non sono tipo da rivoluzioni, ma tu forse sì…chissà 😉

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    1. Sono certa che le nostre passioni sono tutte lì, ma ci siamo allenate ben bene a non vederle 🙂 Non è un caso che spesso sia più facile per chi ci sta intorno che per noi stesse individuarle. Abbiamo strati di pregiudizi polverosi che nascondono ciò in cui riusciamo bene. Iniziamo a spolverare!

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