Cucinare, dicevo

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Patate Hasselback e Miniburger di Fagioli

Amo cucinare. Mi rilassa. Alcune preparazioni sono per me quasi meditative, come quella volta che ho voluto provare a fare la marmellata di viole e ho passato due ore a privare uno a uno i delicati fiorellini raccolti in giardino dell’attaccatura dello stelo: sul tavolo una distesa di fiori e io seduta che procedevo con gesti ripetitivi prendendo, staccando e riponendo. Mancava un mantra in sottofondo e non mi sarei sentita in una condizione molto diversa dai dervisci rotanti o dalle anziane signore di nero vestite del paesino dei miei nonni che sgranano il rosario ripetendo a memoria parole finte latine di cui ignorano il significato.

Cucinare, dicevo. E’ uno dei regali che preferisco fare alle persone a cui tengo: invitarli a cena, spadellare per loro, impiattare e sederci a tavola chiacchierando, guardarli gustare i piatti, servirsi una seconda volta, raccontare ingredienti, procedimenti, promettere ricette. Come tutti gli amori di lunga data, anche quello per la cucina non è lineare: si accende di passione o si raffredda a seconda del mio umore e del momento che sto vivendo. Nel corso del tempo si sono alternate la gioia della gratuità al peso del dovere, il piacere della novità con la routine grigia della scontatezza. Dopo un lungo periodo di cucina ridotta all’essenziale, senza nessun desiderio di sperimentazione  (risultato di un lungo periodo di convivenza a quattro in cui il mio cucinare per tutti era diventato scontato e poco apprezzato), ecco di nuovo quella voglia di provare, impastare, soffriggere, tagliare, sfumare.

Nella casa in cui sono stata durante il mese appena trascorso, l’impossibilità di vivere la cucina come avrei voluto, di sentirmi libera di invitare persone e cucinare per loro ha influito tantissimo sulla mia decisione di traslocare.  A gennaio sarò in casa con L., un’amica di vecchia data, che ai tempi dell’università è stata coinquilina di una mia cara amica e compagna di corso. In casa saremo io, lei e la sua gatta. E gli ospiti che avrò voglia di invitare. Sono curiosa di vedere come andrà questa convivenza, molto diversa per presupposti della prima: dopo averle parlato di una ricettina di qualche Vigilia fa di cappesante con una marinatura di senape e aceto balsamico L. mi ha detto che ci pensa di continuo e io pregusto già un bel sabato mattina in cui andremo al mercato del pesce per poi metterci a spignattare allegramente…

Qualcuno ha letto fino qui sperando di trovare prima o poi la ricetta del piatto in foto? Beh, ha fatto bene 🙂

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Patate Hasselback

Ingredienti: patate, olio, rosmarino, sale.

Lavare accuratamente le patate, infilare uno spiedo di ferro a circa cinque mm dalla base per tutta la lunghezza della patata, in modo da fermare il coltello che taglierà le fette sottili, senza però arrivare fino in fondo. Una volta affettata sciacquare la patata sotto acqua corrente e metterla a scolare in uno scolapasta, in attesa di aver compiuto lo stesso procedimento con tutte le patate.
Sminuzzare finemente i rametti di rosmarino ben lavati, disporli in una ciotolina con olio e sale, mescolare e spennellare con questo composto le patate, facendo in modo di far penetrare il più possibile il rosmarino tra una fetta e l’altra. Infornare a 200° per circa un’ora (controllate la cottura, dipende molto dal forno) .
(E’ possibile aggiungere altri sapori come prezzemolo, salvia, aglio da sminuzzare col rosmarino, a seconda dei gusti. Attenzione con l’aglio: rischia di bruciare, se si fa un battuto con l’aglio meglio aggiungerlo a metà cottura).

Miniburger di Fagioli

Ingredienti: 250 gr (circa) di fagioli cotti, mezza cipolla bianca, un uovo, pangrattato, sale, pepe, olio d’oliva.

Sminuzzare finemente la cipolla e farla soffriggere con qualche cucchiaio d’olio finchè non sarà ben rosolata. Impastare i i fagioli con le mani fino a ridurli in una purea non troppo omogenea, aggiungere la cipolla cotta, sale, pepe, un’uovo e pangrattato q.b. per rendere il composto lavorabile.
Prendere piccole parti di composto e formare dei piccoli hamburger, adagiandoli su un piatto mano a mano che prendono forma. Versare 3-4 cucchiai d’olio in una padella antiaderente e cuocere gli hamburger qualche minuto per lato, fino a quando si formerà una crosticina in superficie.

Buon appetito!

 

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3 pensieri riguardo “Cucinare, dicevo

  1. Carissima, mi rubi le parole di bocca quando parli di dervisci e rosari. Vedo il cucinare esattamente nello stesso tuo modo: può diventare meditazione o preghiera, chimica, oppure un modo per fare magia, qualunque significato le si voglia attribuire.
    Ti dico solo che per questo natale mi sono regalata un suribachi (mortaio giapponese) e ho passato un’ora intera a pestare sesamo tostato e sale per fare il gomasio.
    Per me è principalmente un modo per dare amore a chi ospito, mai solo gusto ed energia ma proprio amore.
    Le patate hasselbach non le ho MAI fatte quindi la tua ricetta mi è preziosa.
    Sono curiosa di leggere della tua prossima convivenza, ma un’amica, una gatta e le capesante mi sembrano un’ottimo inizio 🙂 Buona domenica 😉

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