Fallimenti che non lo sono

Per una serie di coincidenze (e ancora una volta mi interrogo sul caso…) oggi è stata una giornata particolarissima: c’era il ritorno di mia sorella dal Madagascar, dopo quattro mesi di ricerca per la tesi; c’era un colloquio per una posizione di virtual office manager; c’era la risposta per la selezione di quattro giornalisti da inserire nell’organico de Il Tirreno; c’era la comunicazione dei progetti scelti fra quelli proposti a una scuola della provincia bolognese.

Andiamo con ordine: la sorella è tornata sana e salva, nonostante il quintale di materiale che ha dovuto riportare a casa dal centro di ricerca, tra cui ossa di indri, non è stata trattenuta alla dogana come temevo, ma tutto è filato liscio, baci e abbracci con amiche venute per l’occasione in aeroporto e poi a casa, lei a tirare fuori sacchi di vestiti ammuffiti (com’è possibile che ammuffisca un K-Way?) e io a preparare una succulenta cenetta per il suo ritorno.

Il colloquio è avvenuto via skype. E questo mi è piaciuto moltissimo. Beh, d’altra parte, che lavoro virtuale sarebbe sennò? Il secondo step sarà i primi di gennaio. Le mansioni richieste sono le stesse in cui ero occupavo nel mio primo lavoro post laurea, lavoro dal quale mi sono licenziata in effetti, ma adesso le cose sono diverse: non solo ho un progetto a cui questo lavoro farebbe da contorno economico, sarebbe anche un lavoro in remoto, che mi permetterebbe, almeno per un certo periodo di tempo, di essere ovunque nel mondo e di organizzarmi le giornate come voglio, decidendo io quando sarà il momento giusto per lavorare. Mica poco. Vedremo come andrà, dita incrociate.

Il Tirreno invece ha deciso che non sarò io ad implementare il loro staff e me l’ha detto con una di quelle mail che iniziano con “Gentile XXX grazie per aver partecipato alla selezione…” e tu sai già dove andranno a parare.  Il fatto, però, è che non sono triste, anzi. E’ una di quelle selezioni a cui ho partecipato più perchè segnalatami e spinta da amiche che perchè ci tenessi. Mentre compilavo il format, in cui mi chiedevano che conoscenza avessi delle province toscane, mi chiedevo: ma davvero voglio andare a scrivere la cronaca locale della Toscana? Francamente, della mucca che invade la FI-PI-LI, o del vecchio di Poggibonsi che vince al superenalotto, o della gara di salami di Volterra, non è che me ne importi molto. E allora ho pensato bene a cosa voglio ora e quali sono le cose che davvero vorrei  sviluppare, e di certo non c’è il lavoro alla cronaca locale del Tirreno. Insomma,  questo può essere annoverato tra i fallimenti che non lo sono: quelle risposte negative che riceviamo, ma che in fondo un po’ speriamo, perchè non è che davvero ambissimo a quella posizione. Questo vale per la maggior parte delle posizioni per cui ho mandato un cv negli ultimi anni… vorrà dire qualcosa? 🙂  Io sono così, un po’ difficile, certo, ma so perfettamente che una volta trovata la collocazione giusta (che per come sono fatta non può che essere un insieme di collocazioni e passioni diverse) tutto filerà alla grande.

Ultima cosa i famosi progetti. C’è da fare un piccolo preambolo: è un anno che siamo in trattativa con questo comune, il primo incontro ufficiale l’abbiamo fatto a ottobre del 2014. Ci sono state varie mail, varie richieste, vari altri incontri e per 12 mesi non si sono risolti in nulla. Finalmente, ora, pare che le scuole, sollecitate dal comune, vogliano avere i nostri progetti. Benissimo. Non c’è nulla di scritto, solo una promessa che dal 15 novembre sapremo le date. Nel frattempo gli uffici ci contattano per avere dei consigli in materia di letteratura per l’infanzia. Fermi un attimo belli, questa è una consulenza. E io non ho nessuna certezza di fare progetti di formazione con voi, non ho firmato nulla nè ricevuto nessuna comunicazione. Situazione un po’ spiacevole, che ha a che fare col limbo e la zona grigia dei lavori creativo – culturali e delle consulenze. Prendo tempo e decido di rispondere agli uffici proprio il giorno della scadenza delle comunicazioni delle scuole, dando qualche indicazione, ma facendo prensente che quello che richiedono fa parte di progetti e formazioni che come associazione possiamo fornire in aggiunta ai progetti già presentati. Mi rispondono che le scuole non hanno fatto sapere nulla nei termini suddetti e quindi probabilmente i progetti con le scuole non si faranno, ma si trasformeranno in progetti con gli adulti (ah sì? E quando? Nel 2020?). Insomma, c’è un limite alla trattativa e alla diplomazia, no?

Giornata densa quindi, ma bilancio decisamente positivo. C’è mia sorella, c’è il colloquio via skype, c’è la voglia da parte delle associate di implementare il raggio di azione dell’associazione, e c’è il fatto che dopodomani mi trasferirò a Bologna. Ma questa è un’altra storia, e ve la racconterò nella sezione “Di Casa in Casa“. 🙂

 

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3 pensieri riguardo “Fallimenti che non lo sono

  1. Deduco quindi che ci sia una casa! Evviva! Non vedo l’ora di averne una dettagliata descrizione, anche dei suoi inquilini!
    I fallimenti che in realtà sono delle vittorie: concordo in pieno.
    A parte che mi sarebbe piaciuto leggere qualche tuo articolo sui giornali locali (che non acquisto per lo stesso motivo per cui tu non ci lavoreresti con entusiasmo!), quello che dici è proprio vero, ma più che fallimenti li chiamerei svolte: già durante la tesi, ormai più di un anno fa, ho vissuto il Fallimento, quello che ha messo in discussione i miei progetti di lavoro,e quel fallimento se ci penso adesso è stata la mia salvezza, una vittoria.
    Anche adesso mi lascio alle spalle un anno di concorsi e prove andate maluccio, ma, ad essere sincera, come dici un po’ speravo che andassero così : se tutto fosse andato come avevo progettato all’inizio avrei avuto una formazione diversa, uno stipendio diverso, ma avrei preferito andare a zappare. E lo dico con sincerità.
    Il tutto ha preso una svolta inaspettata che alla fine non è un ripiego, anzi, probabilmente questa via alternativa che mi appresto a percorrere è proprio quella che più desideravo, anche se non volevo ammetterlo: dopo tutte queste porte sbattute in faccia, sento di avere in mano la chiave per un percorso che forse all’inizio non avevo considerato, ma comincio a pensare che tutte le delusioni ci siano state per portarmi proprio qui.
    Un abbraccio, buona giornata

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  2. Che bello poter parlare serenamente di quelli che a prima vista sembrano fallimenti! E invece no, hai ragione, sono svolte 🙂 Siamo talmente abituati alla competizione, al voto, al punteggio, all’essere scelti per un lavoro, una casa, una qualsiasi cosa, che tendiamo a tacere sul nostro non essere arrivate prime. E invece trovo che sia magnifico ragionare a posteriori su ciò che non è andato come ci aspettavamo, sui motivi e soprattutto sulle porte che inaspettatamente si sono aperte in seguito. I fallimenti non sono fallimenti, sono solo vicoli ciechi nel labirinto della vita che ci dicono che quella non è la soluzione giusta per risolvere il nostro enigma!
    Un abbraccio a te, felice notte!

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