Di casa in casa #5

Dopo l’insoddisfazione della casa dell’open day, e mentre aspetto risposta dall’attore della misteriosa casa vintage, prendo un appuntamento per andare a vedere una casa suggeritami da S.: lei l’ha già vista è l’ha trovata molto carina, ma la camera è molto piccola e l’armadio minuscolo e di tela, a zip, non è l’ideale per chi sta cercando una sistemazione stabile. Così mi passa il contatto e caso vuole che l’appuntamento quasi coincida con l’incontro e la chiacchierata che devo fare con una ricercatrice per il progetto a cui mi sto dedicando. Succede quindi che sia proprio lei ad accompagnarmi, una mezza sconosciuta che mi ispira fiducia e che volentieri ha voglia di fare questa visita con me. Arriviamo alla casa, in una zona molto elegante di Bologna, al terzo piano di un vecchio palazzo senza ascensore. La porta di ingresso si apre su un piccolo corridoio che si allunga verso una zona più ampia in cui c’è la tavola da pranzo, un piccolo e graziosissimo salottino, la cucina piccolina e piuttosto nuova e delle scale che vanno ad un secondo piano. C’è parquet ovunque. Salendo si trovano le due stanze e quella da affittare è veramente minuscola: la porta, una volta aperta, termina dove inizia un letto ad una piazza e mezzo e ai piedi del letto c’è uno scaffale e esattamente di fronte il minuscolo armadio di tela. Una camera veramente minuscola. VERAMENTE MINUSCOLA. Il bagno è carino così come molto carina è la ragazza che vive lì: gentile, disponibile, per correttezza mi mostra i vari conti che ha fatto tra luce, internet, acqua e gas. La camera costa 320 euro, tutte le spese sono a parte e mi dice che l’anno scorso, nei mesi invernali, sono arrivate a pagare anche 300 euro di gas mensili, pur tenendo acceso la mattina dalle 6 alle 8 e la sera dalle 18.30 alle 21.30. Mi sembra una follia, mi ricorda i tempi in cui abitavo in campagna e pagavo una sbaraccata di soldi pur con il riscaldamento al minimo con conseguente casa fredda, ma il tutto era dovuto all’utilizzo del bombolone, poiché il metano non arrivava fino lì. Qui non me lo spiego. La casa è davvero graziosa, la più carina fra quelle viste finora: dalle finestre si vedono i tetti dei bei palazzi circostanti e il profilo delle colline. “Questa casa è molto umida, però” dice E., la ragazza che mi ha accompagnata. In effetti è così, forse è questa la ragione di una spesa spropositata di gas, che ancora non riesco a capire e che faccio presente alla padrona di casa. Mi dice che l’anno scorso anche per lei è stata una botta non indifferente (e ti credo) e che vuole informarsi per provare a cambiare gestore.

La camera minuscolissima e  le spese elevatissime mi fanno dire addio a quella dolce casetta, le dico che le farò sapere ma in cuor mio la decisione l’ho già presa. Mentre usciamo dal palazzo E. mi dice che le sembrava un prezzo spropositato per una camera così piccola e una casa umidissima e aggiunge che in realtà lei ha un’amica che affitta ogni tanto una stanza in casa sua, in una zona piuttosto centrale della città. “Se vuoi provo a sentire da lei”. Ok! Camminiamo insieme per le strade di Bologna, l’accompagno al mercato delle erbe. Il cielo è grigio, ha piovuto per buona parte della mattina, chiacchieriamo ancora un po’ della casa e poi di nuovo del mio progetto di reportage, arrivate a destinazione la saluto. “Dai, allora facciamo così: io sento subito la mia amica: se ha disponibilità ti faccio sapere immediatamente, se non senti nulla vuol dire che che la stanza è già affittata”.
Perfetto. Col cuore predisposto ad una nuova attesa e piuttosto contenta di questo concatenarsi di casualità mi incammino verso la fermata dell’autobus e mi vengono in mente i buffi incontri fatti ultimamente aspettando il 27. Il primo è stato con una signora anziana che stava camminando sul marciapiede dove si trova la fermata e mentre guardavo gli orari si è fermata, mi ha guardata e mi ha detto “Stìmati!” e al mio guardo sorpreso ha continuato “Stìmati, perchè sei bella! Scusa ma te lo dovevo proprio dire!” e mentre sul volto mi è apparso un sorriso incredulo e  l’ho ringraziata, lei mi ha sorriso e ha continuato per la sua strada.
Il secondo con una ragazza pachistana che mi si è avvicinata e mi ha chiesto se ero un’insegnante e quando le ho risposto di no, ma che mi capita di lavorare con le scuole, mi ha detto “Ah, mi scusi, è che lei ha una faccia da insegnante!”. Il terzo con una signora che mi si è avvicinata e ha iniziato a raccontarmi di suo marito che era in ospedale e che lei andava a trovare in taxi, ma non volendo spendere 40€ al giorno, aveva iniziato a prendere il bus. Non so perchè ultimamente la gente mi parli così spontaneamente, ma credo abbia a che fare con il lavoro su leggerezza, giudizio e apertura iniziato quest’estate. Ed è molto bella questa nota di colore che contribuisce a rendere avventurosa la quotidianità.

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