Di casa in casa #4

C’eravamo lasciati nell’ultima puntata con io e F. che usciamo dal locale e ci avviamo verso la casa da visitare. S’è fatto buio, le luci dei lampioni illuminano i lavori di ripavimentazione di via Ugo Bassi e via Rizzoli: sono in parte completati, tanto che molti bar approfittano della temporanea chiusura delle strade per disporre i tavolini in mezzo alla via. E’ piacevole camminare zigzagando fra tavoli, sedie, gente a passeggio, bambini e cani al guinzaglio in quella che solitamente è una via molto trafficata, in cui guardare sempre bene a destra e sinistra prima di guadagnare l’altra sponda.

Attraversiamo tutto il centro di Bologna e arriviamo a destinazione, la via è quella della facoltà di Lingue, ci venivo spesso tanti anni fa, complice un’amica iscritta alla facoltà e il ragazzo di allora che era solito frequentare un localino lì nei pressi. Stiamo andando ad un open day, ovvero invece che prendere un appuntamento con ogni persona, gli inquilini hanno deciso di togliersi il dente tutto in una volta dando appuntamento a tutti dalle 19 alle 21.

Suoniamo, ci dicono il piano, saliamo e mentre procediamo gradino dopo gradino dall’alto arrivano voci, musica, risate. Arriviamo al pianerottolo, su cui ci sono quattro o cinque persone, entriamo e una ragazza ci accoglie. Ci guardiamo intorno e c’è tanta gente in casa, che vaga per le camere, aspetta in corridoio, chiacchiera appoggiata ai mobili della cucina. La ragazza inizia il tour partendo dal primo bagno e annunciandoci che la lavatrice si è rotta proprio la settimana precedente e quindi chi subentrerà dovrà farsi carico, dividendola per quattro, di questa spesa. Passiamo alle camere, che si affacciano su un lungo corridoio, a cui estremi si trovano un bagno (quello appena visto) e la cucina: non sono male, non grandissime, con mobilio minimo, ma c’è tutto l’essenziale. In una il famoso letto a futon e diversi disegnini con posizioni yoga appesi un po’ ovunque, vari tipi di pietre e cristalli su una mensola e frasi meditative scritte alla parete. Nell’altra un letto matrimoniale con struttura vera e propria (miracolo!), qualche mobile che la proprietaria porterà via, tra cui una poltrona, camera decisamente meno zen dell’altra ma comunque carina. La nostra guida ci porta poi in cucina, dove nel forno si sta cuocendo una pizza e vari ragazzi e ragazze chiacchierano parlando della casa e dei criteri di selezione “Ci tengono ad avere due persone fidate”. Eh, ma dai?
Il tour è finito, ma il meglio viene adesso. “Ecco ragazzi, questa quindi è la casa. Lì c’è la sala, dove se volete e siete interessati potete conoscere le due ragazze che resteranno e lasciare loro qualche informazione su di voi”. La sala è affollatissima, butto un occhio dentro e vedo due ragazze sedute dietro ad un tavolo, una con un computer davanti, e il serpentone di aspiranti affittuari che parte dal tavolo per proseguire lungo la stanza e fuori, nel corridoio: ce n’è per tutti, il ragazzo venuto con il cagnolino in braccio, la matricola accompagnta dalla mamma, studentesse, lavoratori. Aspettano pazientemente il loro turno per sedersi, raccontarsi “Studio ingegneria, faccio il DAMS, sono di Pescara, vivo a Rieti, amo gli animali, non sono fumatore”, le ragazze prendono appunti diligentemente e avanti il prossimo. Le faremo sapere.

No, non ho voglia di partecipare alle selezioni, non sono qui a cercare lavoro, nè sono una concorrente di X Factor, non mi va di mettermi in fila, nè tantomeno di pagare una lavatrice che non userò per più di due e tre mesi, oltre al fatto che non mentirò sul tempo di permanenza e certamente in mezzo a tutta quella gente ci saranno almeno un paio di persone che hanno realmente intenzione di stare almeno un anno, o comunque più di tre mesi, e dunque preferibili a me. Do un’ultima occhiata alla gente in fila e penso che se fossi una sceneggiatrice  troverei di certo il modo di inserire in qualche film questo momento e caratterizzerei ancora di più i personaggi. Fantasticando sulle mie future produzioni cinematografiche esco dalla casa e insieme a F. ci ridiamo un po’ su. Usciamo dal portone, l’aria è fredda e decidiamo di andare a mangiare al nostro ristorante cinese di fiducia, che è, ovviamente, dall’altra parte della città.

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5 pensieri riguardo “Di casa in casa #4

  1. Proprio una scena da film, come ne “l’appartamento spagnolo”. Non vedo l’ora di leggere il prossimo episodio, anche se tu, poveraccia, immagino sarai un po’ stanca di vedere case! Spero che l’attore si faccia vivo…
    In questo caso avrei lottato per la camera zen inventandomi una vita super interessante 😀

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