Di casa in casa #3

L’annuncio per questa casa me lo gira S., che si è ritrovata da un giorno all’altro  in ricerca di una sistemazione, ma a differenza mia cerca una situazione stabile, mentre questo annuncio parla di una stanza disponibile solo per qualche mese, quindi perfetta per me. Vado a vederla con lei: la posizione è buona, la strada è tranquilla, sono felice che venga richiesto un atteggiamento gayfriendly, ci sono solo altre due persone con cui condividerla e il ragazzo al telefono è stato  molto carino e disponibile, un po’ lento a rispondere ai messaggi, ma piuttosto organizzato e pratico.

Suoniamo, “Terzo piano”, S. non ha voglia di fare le scale e prendiamo l’ascensore. Ci accoglie il proprietario sul pianerottolo, entriamo e c’è un’altra ragazza venuta in visita. La casa è carina, accogliente, in uno stabile anni ’60, l’arredo – come dirà il proprietario – è un po’ da casa di studenti, ma a me piace molto: sembra pensato, ragionato, accurato. Scoprirò presto il perchè. C’è un tinello aperto sulla saletta da pranzo, con un balcone vista palazzoni e garage, il bagno è più che decoroso, con una piastrellatura blu e un beautycase vintage sulla mensola. La camera non è molto grande, ma comunque capiente: letto da una piazza e mezzo, armadio e scrivania. Il prezzo ottimo: 290 euro compreso condominio e, sorpattutto, riscaldamento. Il resto delle spese sono da dividere per tre. Visto che il ragazzo mi chiede cosa faccio, dopo avergli risposto gli rivolgo la stessa domanda. “Lavoro in una compagnia teatrale e inoltre sono nel commercio del vintage”. Beh, questo si vede: c’è  un bell’armadio anni ’50 nel corridoio, con delle tazze da te’ colorate e molto stilose. Anche in sala da pranzo, a guardare bene, fanno bella mostra di se’ soprammobili moderni ben collocati su tavolinetto in legno scuro. Facciamo due chiacchiere, mi dice che dopo l’annuncio ha ricevuto 132 telefonate e ha deciso di rispondere solo alle prime cinque, contando di trovare fra di noi il giusto coinquilino. Gli dico che gli farò sapere a breve e mentre mi rimetto la giacca, gli chiedo “In quale compagnia teatrale?”. Lui mi guarda con uno strano sorrisetto e mi dice “Beh, te lo dirò quando ci conosceremo meglio…” (???). Io “Mi devo preoccupare?” e lui “No, no, anzi…”. E mi fa un altro sorrisetto enigmatico.

Mezz’ora dopo sto passeggiando in via Ugo Bassi con S., la quale conferma la mia impressione, ovvero che la casa sia giusta e mi dice di mandargli un messaggio subito per confermare la mia disponibilità, cosa che faccio. Dopo mezz’ora, nessuna risposta. Nemmeno dopo un’ora, nemmeno dopo due. S. intanto digita sul suo smartphone nome e cognome del ragazzo e… “La tua ricerca non ha prodotto nessun risultato”. Nulla. Niente di niente. Nessuna notizia. Il mistero di infittisce… che sia uno pseudonimo? E perché mai? Nel frattempo ci ha raggiunte la simpatica B. e andiamo a bere un bicchiere di vino al Senzanome, bel localino del centro gestito da sordomuti. Sia B. che S. mi suggeriscono di chiamarlo direttamente e chiedere aggiornamenti, anche perchè in serata avrei un’altra casa da vedere e nel caso mi risparmierei il giro. Sono combattuta tra il desiderio di sapere e la volontà di non essere troppo pressante… e mentre sto ragionando sul da farsi arriva anche F. Chiamo. Squilla due volte e poi dà occupato. L’orario dell’appuntamento della seconda casa si avvicina, B. e S. ci salutano. Ancora nessuna risposta dalla casa gayfriendly.  Io e F. finiamo di bere e ci avviamo dall’altra parte del centro di Bologna.

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3 pensieri riguardo “Di casa in casa #3

  1. Ahahaha, mi stai incuriosendo moltissimo, per fortuna c’è già un quarto capitolo che vado a leggere subito!
    Ma poi Bologna, che bello! ❤ La adoro e ci vengo quando posso, per gironzolare per il centro: io che vengo da una piccola cittadina dove non c'è nulla resto incantata da quei bellissimi negozi e locali particolari, e mi incuriosiscono molto le persone che si incrociano :sembra proprio una città di artisti. Ero lì proprio sabato scorso…

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