Quando l’allievo è pronto

L’aria di cambiamento è forte e tra le varie situazioni da cambiare c’è quella fondamentale della casa. Fino a qualche giorno fa le possibilità erano infinite, come infiniti sono i posti nel mondo: ho riportato tutte le mie cose a casa dei miei, ho chiuso progetti che mi legavano fisicamente al posto in cui sono ora e potenzialmente sarei potuta andare ovunque. Le idee erano varie: da un ecovillaggio in Spagna, al buttarsi in un viaggio in camper con un amico in giro per il mondo, oppure girare un po’ di mondo in solitaria con il Woofing, o  trovare un lavoro in remoto e andare a stare qualche mese da mio cugino. Insomma, le scelte erano tante, ma avevo dentro questa sensazione, quasi un presentimento, che la strada stava per palesarsi, che non avrei dovuto inventare nulla, ma stare semplicemente tranquilla, ad ascoltare, ad ascoltarmi.
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E così è stato: quando l’allievo è pronto, non solo si presenta il maestro, ma anche l’occasione.  E il tutto è partito da un sì detto al momento giusto, mentre con una amica e collega stavamo valutando se andare a Roma per il convegno di Scosse. Non ero del tutto convinta, visto che questo faceva parte di una delle cose terminate quest’anno, ma coerentemente a uno dei miei buoni propositi ho deciso di andare.
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Il convegno è stato la scusa per tornare ad essere un po’ nomade, allontanarmi dalla quotidianità in parte soffocante che stavo vivendo al ritorno dalle belle esperienze di agosto e rivedere una cara amica che vive lontano. Ma soprattutto per tornare alla dimensione dell’avventura, del vivere il presente e del ricordarmi quante storie e possibilità ci sono intorno, di quante cose fantastiche ci possono capitare se siamo capaci di farcele capitare.
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Il tutto è iniziato con la scelta del passaggio Blablacar dell’andata e lasciando al caso la decisione della data del ritorno. Già la bellezza del viaggio d’andata mi è sembrato un ottimo auspicio per la mia vacanza romana: chi mi ha portata giù si è rivelata essere una persona simpaticissima, con cui mi sono trovata benissimo, solare, serena e con ottimi gusti musicali. Il convegno è stato tutto sommato bello, anche se come persona che si occupa di queste tematiche da molto tempo, molti dei laboratori proposti trattavano argomenti che conoscevo già. Molto interessante è stato un laboratorio di Drag King, che ci ha permesso di ragionare sulla nostra concezione del maschile e del femminile, degli stereotipi introiettati rispetto ai due generi, di misurarci con modi diversi di stare nello spazio, con l’invasione del proprio uovo prossemico, con la capacità o meno di sostenere lo sguardo altrui. Mi sono sentita molto libera, molto forte ed è stato interessante sentire gli effetti che i vari giochi avevano prodotto sulle altre partecipanti. Oltre al convegno il week end è trascorso con una cena sabato sera in un ottimo ristorante vegano,  la visita domenica a Lucha y Siesta, una casa per donne maltrattate, nata dall’occupazione  di un vecchio stabile dismesso dell’Atac da parte di un collettivo femminista, luogo di aggregazione in cui ogni terza domenica del mese si tiene un mercatino di artigianato e che al suo interno ospita una grande varietà di corsi, da quello di fotografia a quello di yoga, passando per l’autoproduzione di cosmesi naturale e il tango queer. La struttura è gestita da volontarie (donne incerdibili!) e si autofinanzia con aperitivi, pranzi e cene di solidarietà, con cui vengono pagati i lavori di sistemazione dello stabile. Dopo un piacevole pomeriggio in questo bel posto abbiamo terminato la serata al Monk, locale assai carino, con un reading bellissimo  di Emidio Clementi sui testi di Emanuel Carnevale, che non conoscevo e che la voce di Clementi e le musiche dei Giardini di Mirò mi hanno fatto conoscere in maniera molto intensa.
Il giorno successivo ho accompagnato la mia amica a prendere informazioni su un corso di web training presso un centro di formazione di Roma, e ho iniziato a mettere in ordine diversi pezzi del mio puzzle mentale. Da tempo penso a quanto mi piacerebbe poter lavorare in remoto, cioè senza essere obbligata a recarmi in un luogo di lavoro fisso: mi immagino lavorare da ovunque nel mondo, che sia il salotto di un’amica che sono andata a visitare, un ecovillaggio, una metropoli, una casa in pietra vicino a un bosco. E quel corso sembra fare proprio al caso mio, sia perché da tempo mi sono iscritta a piattaforme di lavoro freelance e SEO, posizionamento, conoscenza di campagne ADWords, utilizzo dei social media per promuovere siti sono competenze molto richieste e renderebbero il sogno del nomadismo digitale molto vicino alla realizzazione.

Devo dire di aver tenuto fede a un altro buon proposito del 2015, ovvero quello di avere più faccia da culo, cioè non aver paura di chiedere, bussare alle porte, prendere iniziative, entrare nella vita delle persone. E così ho chiesto consigli lavorativi ad una giornalista sessantenne conosciuta al laboratorio di drag king, sono tornata ospite di couchsurfing carinissimi che mi avevano ospitata quattro anni fa e che non vedevo da allora, ho passato un pomeriggio con un cugino alla lontanissima che mi ha fatto vedere il meraviglioso panorama dalla terrazza del Viminale e il primo week end di ottobre prenderò un caffè a Ferrara con David Randall.
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Tutto questo perché ho chiesto. Perché non ho avuto paura di dare fastidio e quando questo pensiero mi ha attraversata, l’ho ricacciato indietro e sono andata oltre. Le cose succedono, se lasciamo loro spazio, se siamo pronte a riceverle. La vita è già qui, è già adesso e tante opportunità ci passano di fianco e con esse le risposte che cerchiamo, le soluzioni, le esperienze. Per troppo tempo ho avuto il paraocchi, dritta verso l’obiettivo, perdendo tutto quello che poteva capitare in mezzo. Ora so che è proprio quello che succede nel mentre a dare valore al viaggio, non l’arrivo, non l’obiettivo. L’obiettivo è una scusa, come lo è stato il convegno di Scosse, per far succedere tutto il resto.

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