Genitori

Da quasi un mese sono tornata a casa dei miei: una sorta di trasloco sospeso, tra il desiderio di cambiamento rispetto alla precedente abitazione e l’indefinitezza di quale sarà la mia sistemazione successiva.

Sapevo che sarebbe stata una scelta non ottimale, tornare a vivere coi genitori dopo anni di indipendenza non può non presentare situazioni stridenti… e infatti. Di certo tutte le famiglie hanno i loro problemi, le loro croci e so che avere genitori amorevoli e che credono in me e nelle mie capacità non è una cosa così scontata (per me lo era, ma conoscendo le storie familiari di alcune mie amiche ho capito che no, non è così…).Da un po’ di giorni sento di aver completamente esaurito la pazienza, le energie, la voglia di comprendere. Da quando ho cominciato a vivere da sola mi è diventato sempre più chiaro come i difetti che più mi pesano di me stessa siano riflessi dei caratteri e dei comportamenti dei miei, difetti che solo la lontananza da loro e dal nido mi hanno permesso di comprendere e superare e che ora, quando li rivedo su di loro, mal sopporto, fino ad arrivare a non tollerarli. Convivendoci, questi difetti mi saltano agli occhi tutti i giorni: l’ansia infinita di mia madre, la sua incapacità di godere dei piccoli bei momenti presenti, concentrata com’è a preoccuparsi o a prendersela in continuazione per qualcosa, la sua smania di controllo; l’orgoglio mal celato di mio padre, la sua impossibilità di ammettere di aver sbagliato o di non sapere qualcosa, il suo modo pressapochista di fare le cose.

Mi è stato detto di non essere giudicante, ma è davvero possibile, in particolare nei confronti di chi ti ha messa al mondo? Sono troppo vicina e troppo invischiata per poter sospendere il giudizio. E la loro ostinazione nel voler essere sempre uguali a loro stessi, a ripetere sempre gli stessi errori, a non capire che la vita è adesso e adesso va vissuta, mi fanno incazzare a bestia.

So di dover convincermi una volta per tutte che la mia vita, la mia felicità, i miei successi e i miei fallimenti non dipendono dalla loro vita, dalla loro felicità, dai loro successi e soprattutto dai loro fallimenti. Di dover smettere di fare da genitore ai miei genitori, di credere o sperare che le cose che non vanno nel loro modo di approcciare la vita prima o poi cambieranno.

Forse, come si diceva nello scambio di battute con Fabio, voglio il loro cambiamento per non cambiare io, o per avere qualcuno da incolpare. O perché credo che questo mi renderebbe la vita più facile, quando in realtà intestardirsi a voler cambiare gli altri è un inutile spreco di tempo. Vale con gli amici, ancora di più con la famiglia. Se qualcosa di positivo me la sta dando questa situazione, è la determinazione a far cambiare le cose al più presto, mi auguro entro la fine di agosto di aver capito come. Nel frattempo, mi farà molto bene tornare in una città talmente bella da avermi fatto trattenere il fiato e venire le lacrime agli occhi la prima volta che l’ho vista. MateraTornarci con con chi sai che può capirti e condivide molte delle cose che vivi e che senti sarà un ottimo modo per fare chiarezza nei miei pensieri e nelle azioni future.

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Un pensiero riguardo “Genitori

  1. Anche stavolta uno spunto interessante che condivido: i difetti dei genitori si individuano soprattutto una volta usciti di casa, quando si smette di vederli come icone imperfette ma difficili da criticare.
    E come non condividere: io sono il loro specchio, in pregi e difetti, un mix dei due che emerge prepotentemente specialmente nei miei momenti peggiori: quando mi arrabbio, quando devo gestire una difficoltà, o delle ansie..e incolpo mia mamma per come mi ha cresciuta invece di incolpare me quando mi sento poco autonoma,insicura…e invece dovrei riflettere…lei mi ha cresciuta in un certo modo ma io posso, devo cambiare.
    Con mio padre sono più tenera, ma mi rendo conto dei suoi difetti e limiti solo adesso che non lo vedo ogni giorno: fino ad ora non riuscivo a trovargliene uno.

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