Leggerezza

Una notte, a mezzanotte, ho avuto l’illuminazione che cercavo. Tra le varie ricerche, una riguardava il trovare una persona che mi aiutasse a stare meglio, che mi desse qualche input da cui partire. E così ho recuperato il contatto di questa donna che per puro caso (o chissà…) un anno fa mi ha preso la mano, sussurrato una frase all’orecchio e aggiunto alcune gocce di fiori di Bach alla zuppa che stavo mangiando.

Mentre camminavo sotto i portici per andare all’incontro con lei, mi sentivo leggera, alleggerita forse da quello scetticismo che mi porto dietro e che mi ha fatto sempre guardare con sospetto tutto ciò che aveva a che fare con predizioni, letture energetiche, tarocchi, etc. Nell’andare ad esplorare il campo della medicina “alternativa” ci si scontra frequentemente con sensitivi di ogni sorta, ma forse spinta anche dalla lettura che stavo facendo, ho deciso di sperimentare, cercando di mettere da parte i miei pregiudizi. Quella donna incontrata per 4 minuti mi aveva ispirato molta fiducia e da tempo, pensando a me stessa e alla mia condizione, il verbo che avevo in mente era “sbocciare”. Così l’idea di esplorare il mondo dei fiori mi sembrava avesse un senso.

E così eccomi, nel cuore della città, con lei che mi tiene la mano e chiude gli occhi e senza che io le abbia detto nulla di me mi chiede dove sto correndo così di fretta, che lavoro faccio che mi fa correre così. E quella è stata la prima di una serie di cose che ha indovinato/capito/percepito/letto di me. Mentre parlavamo mi ha fatto una domanda che mi ha spiazzata:

Ma tu, come ti diverti?

Non avevo risposta.

So come mi piace passare il tempo, so cosa mi aiuta a rilassarmi, ma il divertimento? Il divertimento è un’altra cosa. E cos’è per me? Mi piace ridere, ma ridere proprio tanto, ridere fino alle lacrime. Ed effettivamente è da tanto che non mi succede. Il divertimento per me è collegato alle risate e le risate sono collegate alle altre persone. Questo è uno dei punti: con molte delle persone che frequento non mi diverto più. E il divertimento è collegato ad un altro dei temi focali della mia vita: la leggerezza.

La leggerezza. Questa sconosciuta. Paura di confonderla con la superficialità, ma la leggerezza non è superficialità. E’ capacità di godersi il momento, di godersi il bello, di vedere il bicchiere mezzo pieno, di prendere e partire, di non affossarsi con le proprie mani, di sorridere di più. Di essere luminosi.

Cosa fare lo so: dovrei prendere i miei pensieri, le aspettative, i timori (dei giudizi, di sbagliare, della sofferenza…) e scrollarmeli di dosso. Abbandonarli sulla strada. E’ il come farlo che non mi è ancora chiaro, ma ci sto provando: avanzando per tentativi, alleggerisco i miei pensieri, mi svincolo dai giudizi. E inghiotto la mia dose di fiori di Bach.

Devi avere misericordia, per te stessa e per gli altri. Liberarvi dai tuoi giudizi.

Amen.

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5 pensieri riguardo “Leggerezza

  1. Molto, molto bello e ottimo spunto di riflessione.
    Sai che quella è una delle domande più spiazzanti che potrebbero fare anche a me? Perché hai proprio ragione: è diverso chiedere “cosa ti piace fare, cosa fai per rilassarti, cosa fai nel tempo libero?” e chiedere invece “come ti diverti?”….dovrei scavare molto bene per rispondere.
    Leggerezza…cacchio quanto sono pesante io. Ci sono attimi in cui sono l’immagine della luminosità, ma sono solo attimi, e per il resto vince la me pessimista, che si affossa…hai proprio usato delle parole perfettamente calzanti.
    E ti dirò di più: da medico nelle “tecniche alternative” non ci dovrei proprio credere (e in effetti sono molto scettica, senza voler criticare chi ne fa uso, ma non fanno parte del mio percorso fino ad ora), ma quando una mia amica, una che mi ricorda molto quella che descrivi tu, mi ha fatto una stesa di tarocchi è stato come fare una seduta dallo psicologo, solo molto molto più di cuore..e mi sono sentita benissimo 🙂

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    1. Grazie, mi fa piacere che tu ti ci sia ritrovata, che le mie esperienze possano offrire spunti anche ad altre 🙂
      Il tema della leggerezza è pesante come un macigno, perchè è quel qualcosa che sappiamo mancarci, una mancanza che ci portiamo dietro da sempre (o quasi), una mancanza che pesa.

      Più ci lavoro più mi rendo conto di quanto la presenza di leggerezza in me sia inversamente proporzionale alla quantità di giudizi che mi autoinfliggo. E sai cosa ho deciso di fare? Di smetterla. Di riconoscermi umana, cangiate, imperfetta. Di concedermi di sbagliare – ecco un altro giudizio! Diciamo allora di concedermi di sperimentare. Se guardo bene dentro di me scorgo tante contraddizioni: ci sono cose che ho detto/pensato giuste, rette, “da fare”. Poi però ci sono sensazioni, desideri e pulsioni in opposizione. Perché zittirle? Perché voler conoscere solo mezza me? Perché non provare a far venire fuori tutto, anche quelle parti, e stare a vedere che succede? Di cosa ho paura? Della reazione degli altri? Di non saper gestire questa parte di me? M sento finalmente pronta ad accogliermi per quella che sono, facendomi raccontare dalla voce delle mie contraddizioni qualcosa che ignoro (o fingo di ingorare?). E questa modalità mi sta facendo sentire molto libera.

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  2. Pingback: Tra un anno

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