Fatica

IMG_20150518_100147Sono corsa a Milano, da un’amica in difficoltà. E’ stato un weekend intenso, bello e doloroso. E mi sono accorta che tutto questo dolore che cerco di alleviare agli altri diventa , se troppo carico, un peso che non so gestire. Questo lunedì è stato davvero faticoso, dal punto di vista umorale. L’infelicità delle persone a cui tengo ha un effetto su di me, è ora che io lo ammetta e ne accetti le conseguenze. Vorrei dare tanto, fare tanto, ma come tutti, sono limitata e solo ora me ne rendo conto in maniera palese. E in queste condizioni si finisce che per voler far del bene si rischia di fare male, magari (come nel mio caso) ad altri. Lo accetto. Imparo e me ne assumo le conseguenze. A volte sovrastimo le mie energie, la capacità che ho di aiutare le persone.

Dovrei ricaricare le batterie, ma con giornate così intense e piene trovo difficoltà nel capire quale sia la ricarica giusta.

Avrei bisogno di IMG_20150516_200355staccare per un po’, passare qualche giorno sereno senza dover prendere in carico i problemi altrui, semplicemente godendo del tempo a disposizione. Solo che ora non posso farlo. O meglio, potrei, perché c’è sempre una scelta, ma a scapito di un bel (e faticoso) percorso di formazione che sto facendo.

Bisogna essere nella condizione giusta per accogliere il dolore degli altri, bisogna essere capaci di non esagerare con l’empatia, altrimenti ci si riduce come me oggi, giornata in cui ogni gesto, dal pranzo coi parenti alla spesa dopo il corso, dalle chiacchiere con le amiche a cena ai chiarimenti delle due di notte, diventa estremamente faticoso e atomizzato.

Nel tutto, ho perso la sensibilità al dito mignolo della mano destra da più di una settimana. E’ tardissimo e domani dovrò svegliarmi presto, iniziando la mattinata con ore e ore di programmazione Java. Uff.

Oggi mi è molto difficile allenarmi alla felicità, ma lo faccio lo stesso, perchè continuo a credere cIMG_20150519_010049he la felicità vada allenata, con esercizio costante e quotidiano. E valuto le cose belle che ho ricevuto, pur in una situazione difficile e complessa. I paesaggi del lago di Como, la cena con le amiche, le potenzialità così vivide nelle persone che ho accanto… chissà se riusciremo mai a sviluppare un progetto che riesca a metterle in luce tutte quante?

Domani andrà meglio.  Buonanotte!

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5 pensieri riguardo “Fatica

    1. Ciao Fabio! Grazie dell’incoraggiamento, in effetti va meglio!

      Ho iniziato un corso base da pochi giorni, diciamo che sono all’ABC della programmazione 🙂
      Tu quindi lo fai di lavoro? E pensi sia possibile renderlo un mestiere che ti sleghi dall’ufficio e ti permetta di lavorare da casa o ovunque ci sia una connessione? Non che io pensi di lavorare specificamente in questo ambito, un corso base non credo sia sufficiente, ma la mia idea è quella di mettere insieme una serie di competenze diverse (tra cui quelle informatiche) che mi permettano di lavorare in autonomia, sia che mi trovi in una casa in mezzo al bosco che in qualunque altra parte del mondo 🙂

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  1. Ciao, sì credo proprio che si possa fare. E’ il passo che ho intenzione di compiere anche io: slegarmi sempre più dal mio ufficio. Nell’informatica è decisamente inutile recarsi sul luogo di lavoro, essendo un’attività soprattutto solitaria (tu e il tuo pc), si può fare benissimo in telelavoro, l’unica cosa che conta solo le scadenze e le poche riunioni in cui c’è uno scambio di idee. Io stesso, passando alla p.iva volontariamente, a breve inizierò a recarmi in ufficio solo 3 volte alla settimana, giusto per non staccare in maniera troppo netta, con la speranza di non dovermici recare più o quasi in un futuro non lontano (12-18 mesi) 😀
    Quindi sono assolutamente d’accordo con il tuo approccio e soprattutto con l’intenzione di diversificare le attività (anche io vorrei fare così) che è una bella cosa anche a livello umano e non solo per assicurarsi un minimo di entrate.
    E’ vero che l’informatica tira ancora, è fra i settori che ancora vanno, ma necessita di studio (arduo all’inizio) e aggiornamento continuo, da non sottovalutare: è un po’ come se uno, ogni tot di tempo, ripartisse quasi da zero: certi strumenti che conoscevi ormai bene ad un certo punto cambiano o vengono sostituiti ed è un evento piuttosto frequente e spiacevole.
    Questo è uno dei motivi, per me, che mi fa desiderare di abbandonarla, sul lungo termine. Ma per ora sfrutto l’esperienza che mi sono fatto.
    Ciao!

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    1. Capisco benissimo la volontarietà della p.iva, è il mio modo di lavoro ideale a cui spero di arrivare a breve: lavorare per altri senza legami, aver la possibilità di variare, inventare, modulare. So bene che non son tutte rose e fiori e che anzi al momento è una delle tante forme di sfruttamento lavorativo usate come escamotage per non assumere , ma nonostante tutte le difficoltà nella mia testa è associata alla parola libertà.
      Il posto fisso che tanti sognano per la sua promessa di sicurezza è per me una gabbia che l’immobilità del mondo del lavoro fa restare tale… giusto l’atro giorno una compagna di viaggio appena conosciuta mentre andavo a Milano usava proprio la parola “gabbia” per raccontare come si sentiva rispetto al suo posto fisso, perché vorrebbe cambiare ma non sa come fare a lasciare la certezza (tempo indeterminato) per l’incertezza (contratti a tempo). Quindi augurissimi per il tuo progetto ottimo e possibile 🙂

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  2. Grazie per gli auguri e contraccambio! Anche io considero il posto fisso una gabbia, ma attenzione, e questo credo sia un punto fondamentale, non per ideologia: è una gabbia all’atto pratico, perchè non voglio passare la vita in ufficio (o, più precisamente, la maggior parte), per poi sperare (è il caso ormai di dirlo) in una improbabile pensione a 65-70 anni (quando ormai sarò vecchio). E poi più divento autonomo (sono consapevole di essere ai primi passi di un percorso originale e mio), più cresco e questo credo sia un altro punto fondamentale: la vita da posto fisso, da lavoratore fulltime dipendente, non fa crescere; il tempo passa ma tu sei sempre quello, con qualche capello in meno, qualche riga in più e la pancetta. Insomma, il posto fisso non è compatibile con la mia idea di vita che viene dal profondo, idea che vuole svilupparsi e alimentarsi facendo cose, vivendo sempre più secondo me e sempre meno secondo “gli altri”.
    Ciao!

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