La rabbia

L’altra sera mentre ascoltavo il racconto di un’amica riguardo al disservizio della sua banca e alla relativa sfuriata che ha fatto nei confronti della dipendente di turno, ho realizzato quanto mi stia distaccando dal sentimento della rabbia. L’ascoltavo mentre si accalorava nel racconto della vicenda e mi trovavo meravigliata di tutto questo nervoso che anche il solo racconto le generava. Da qualche tempo ho capito una cosa: non ho più voglia di arrabbiarmi, mi sembra un’ inutile perdita di tempo e di energie. Alcuni anni fa lessi “Le sorprendenti funzioni della rabbia” : fu una lettura che mi offrì spunti interessanti, unitamente ad alcuni testi che avevo letto sulla comunicazione non violenta. Non feci mia quella modalità di comunicare, non allora almeno, ma credo che ora qualcosa di quanto letto si sia sedimentato e mi abbia portato a questo distacco che mi permette di trasformare la rabbia in qualcosa d’altro.

La rabbia ci racconta qualcosa di noi, di come stiamo, delle nostre aspettative. Si manifesta quando siamo feriti o delusi o incompresi: ci dice che lì c’è un filo scoperto, qualcosa che tocca, con cui dobbiamo fare i conti. E’ una finestra su un mondo che chiede di essere vissuto, una parte di noi con cui siamo in conflitto. Dunque, piuttosto che investire energie nell’arrabbiarmi, preferisco usarle per tentare di capire cosa quell’arrabbiatura mi sta dicendo: a quale aspettativa non soddisfatta va collegata?

Devo dire che questa revisione della rabbia è andata di pari passo con una tendenza piuttosto nuova per me di non filtrare più eccessivamente le mie emozioni e sensazioni, diventando più onesta e diretta nelle relazioni con le persone. Ho scoperto che nelle situazioni negative o spiacevoli, dire subito a qualcuno che qualcosa non mi è andato a genio – e dirlo a volte anche in maniera piuttosto diretta – mi aiuta a non generare “serbatoi” di rancore, terreno fertilissimo per la rabbia. Vero è che spesso non siamo abituati a questo tipo di relazioni così dirette e sincere. Cosa ce lo impedisce? Credo si tratti della paura del conflitto, in particolare nei confronti delle persone a cui teniamo: non sappiamo gestirlo, temiamo che possa essere irreparabile, abbiamo paura di ferire. Invece  imparare a “scontrarsi” fa bene, non solo perché quello che proviamo (in positivo e negativo) ha diritto di venire fuori, ma anche perché scontrarsi, superare lo scontro e trovarsi poi più amici di prima fa evolvere e rinsaldare l’amicizia. Alcune amicizie potrebbero non superare la prova, è vero. Dipende sempre da cosa si vuole. Io personalmente ho bisogno di amicizie che possano accogliere tutte le mie sfaccettature e imperfezioni, così come io mi sento pronta – finalmente! – ad accogliere le loro. Il fatto che possa esserci qualche perdita sul campo non mi spaventa, anzi: è in sintonia con il mio repulisti generale 🙂

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4 pensieri riguardo “La rabbia

  1. Fai bene a gestire la rabbia. E’ un sentimento che, se non trova sfogo, fa solo danni e ci rende schiavi. Meglio dirigere le proprie energie verso qualcosa di costruttivo. L’unica cosa che mi lascia perplesso è che una volta c’era la guerra, fra umani, a dare libero sfogo all’aggressività, oggi fare la guerra vorrebbe dire lo sterminio, data la potenza delle armi tecnologiche e l’atomica. Verso cosa si sta incanalando questa aggressività repressa? Come troverà sfogo?

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  2. Ciao Fabio, ho due considerazione rispetto a quanto dici.
    La prima è questa: personalmente non credo che la rabbia e l’aggressività siano sentimenti e modalità che debbano esistere a prescindere, ma sono sintomi ed effetti generati da incomprensioni, desideri non soddisfatti, etc. Se ci fosse la capacità di ascoltare questi segnali quando si manifestano e ricondurli alle ragioni per cui li proviamo, forse non ci sarebbe bisogno di sfogarli 🙂
    La seconda considerazione è meno utopica e riguarda il presente: credo che la gente sia molto arrabbiata per molti motivi (crisi economica, mancanza di lavoro, depressione, infelicità, stress, incapacità di visualizzare un futuro) ma viviamo in una società capacissima di anestetizzare la nostra rabbia, impedendo di trasformarla in azioni sensate. L’unica rabbia che vedo (e che ci logora) è quella di gente che si lamenta, grida in tv e per strada, offende la gente nel traffico, alle poste, su internet. Sarebbe bello se fossimo capaci di reagire incanalando la nostra rabbia in qualcosa di costruttivo, ma per farlo c’è bisogno di una grande assunzione di consapevolezza e responsabilità…

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  3. Molto probabilmente hai ragione quando dici che la rabbia ha ragioni ben definite e adesso siamo costretti a ricercarle con molta franchezza, per affrontarle e superarle cambiando. Ho dei dubbi sul fatto che in molti lo faranno, che siano disposti a cambiare, condizione necessaria per rimuovere ciò che non va, ma adesso è comunque il momento di lavorare su di sè.
    Ciao!

    ps bella la foto del blog

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    1. Condivido appieno: è il momento di lavorare su noi stessi, ed è l’unico lavoro che può avere realmente effetto. Gli altri possono essere condizionati dal nostro esempio, dalle nostre parole… ma gli unici su cui abbiamo davvero effetto siamo noi stessi. Partiamo da noi 🙂

      ps. grazie!

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