Il conto

IMG_20150420_203623“E sono contenta, perché dopo anni in cui avevo perso molte amicizie maschili, finalmente ne ho di nuove, diverse tra loro, diverse da me, con cui sto bene, con uno per un motivo, con uno per un altro”.
Lei beve un sorso di birra e mi dice: “Prepàrati. Perché poi verranno a chiederti il conto”.

So benissimo cosa intende dire. Lo so perché l’ho già vissuto diverse volte sulla mia pelle. Uomini con cui mi trovo bene. Con cui condivido la stessa vérve ironica. La facilità di chiacchiere e comprensione. Bei momenti divertenti. Poi succede. Sembra quasi inevitabile, che confondano, trasformino. L’amicizia in amore.

Io credo sia perché molti uomini fra di loro non parlano. O meglio, non parlano di certe, tante cose. Di quelle cose di cui parlano quando trovano una tizia sintonizzata sulle loro frequenze. E così si aprono. Vengono ascoltati. Vengono capiti. E credono che questo sia amore. Anzi. Che sia l’Amore. Ma non è. E’ affetto, empatia, capacità di mettersi nei panni dell’altro. Volontà di ascolto, abilità nell’analisi, urgenza – a volte –  nel consiglio, affinché le cose possano andare meglio.

Il conto. Sì, forse G. ha ragione. Mi succederà che mi chiederanno il conto. Ma fino ad allora non voglio mettermi ansia, non voglio condizionarmi, non voglio cambiare pensieri, modi, comportamenti. Voglio godermela e voglio godermeli. Vivermi le persone senza sovradeterminarle. Senza vincolare il mio agire sulla base di quello che loro “potrebbero” sentire, provare, pensare. Vivere il presente, vivere quello che c’è. E quello che c’è sono bei pomeriggi e belle serate, belle cene e belle passeggiate. E così sia.

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7 pensieri riguardo “Il conto

  1. Mi era sfuggito questo post! Interessante però e quindi commento… sono d’accordo, ma la cosa vale per entrambi i sessi. Scambiare la capacità di ascolto, l’empatia, per qualcosa di diverso (amore o attrazione: secondo me non ci può essere amore se non c’è anche attrazione e quindi è quest’ultima la vera prova del nove) è un errore che si fa non solo perchè non si coglie la differenza (e su questo, mediamente, ci sono più uomini che cadono in errore perchè, sempre mediamente, su queste cose non riflettono mai e sbagliano enormemente, a differenza di voi donne che potreste scrivere romanzi) ma anche perchè non la si vuole cogliere, ci si vuole illudere, più o meno consciamente (e su questo io credo siano le donne a sbagliare di più – sempre mediamente).
    Per questi motivi trovo che “conto” sia un termine un po’ antipatico. E’ un po’ come rinfacciare ad un affamato di avere così fame da avventarsi sulla prima cosa semicommestibile che gli capita. Chi chiede veramente il conto lo fa in altri ambiti e per avidità. Ma convengo che sia comunque un’espressione efficace a rendere l’idea.

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  2. Sì è un’espressione che colpisce, che mi ha colpita infatti, tanto da scriverne. Credo che nella sua “antipatia” nasconda anche un po’ di sofferenza da parte di chi l’ha pronunciata, che ha vissuto situazioni simili a quelle di cui parlo.
    Per quanto mi riguarda non si tratta di rinfacciare qualcosa a qualcuno, o di puntare il dito contro: è più che altro una presa di consapevolezza su qualcosa che può succedere, un modo per esorcizzare il timore che possa succedere di nuovo. Perché di timore si tratta: timore di doversi trovare di nuovo ad elaborare un lutto…

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    1. Caro Fabio, stasera sto facendo un esercizio di programmazione, che mi fa pensare a una delle persone che “mi hanno chiesto il conto”, a cui tenevo tanto, e che avrei sicuramente interpellato per un esercizio del genere, per discuterne, capire gli sbagli… invece non posso farlo. E avrei voglia, stasera, di scrivergli e mandarlo affanculo perchè non c’è. Io li vivo come lutti, davvero, come lutti insensati perchè riguardano persone ancora in vita.

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  3. Bene vedo che un po’ di sana rabbia ce l’abbiamo tutti, essere zen non mi attira un granchè.
    Cos’è che ti blocca nella programmazione? Magari posso esserti utile.
    Prezzi modici. Ahahahahah 😀

    Scherzo! Se davvero posso esserti utile… (e magari è una cosa che si può spiegare qui)

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    1. Grazie! Fondamentalmente quello che mi blocca è che sono lì a scrivere classi, metodi, interi e stringhe, ma in realtà con la mente sono coi piedi a mollo nel fiume 🙂 Finisco il corso domani, poi riprenderò tutto con calma, in caso di dubbi approfitterò della tua offerta!

      La mia rabbia non ha molto di sano, si nutre di delusione che non avrei voluto provare, alimentata da una situazione che ancora mi pesa. Meglio distaccarsene in maniera zen (esserne capaci!) o continuare a covare un sentimento che certo bene non mi fa? 🙂

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  4. D’accordo, se hai bisogno chiedi pure.
    Io se sono arrabbiato traggo molto giovamento dalla corsa o dalla bici; a quanto pare vengono prodotte nella mente sostanze che giovano all’umore e rilassano… certo il top del suogno del top sarebbe avere fra le mani la persona “giusta” 😛

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