Mi piace

Qualcuno che cucina per me, le osterie con pochi tavoli, ascoltare storie, le case in pietra sulle colline, i piccoli borghi medievali, leggere nuda all’ombra dei cedri nelle calette sperdute delle spiagge cretesi, il cinema, la scrittura, la bellezza semplice che scaturisce dall’armonia, ridere, quando dopo aver cenato e bevuto di sera in compagnia qualcuno si mette a suonare una chitarra, prendermi cura delle persone a cui tengo, le sorprese, l’odore della legna che arde, guardare il fuoco, sentirmi centrata, portare a termine le cose che dico di voler fare, lo yoga, le camminate, la luce dolce del tramonto, l’energia dell’ora prima che sorga il sole, sentirmi libera.

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12 pensieri riguardo “Mi piace

    1. Ciao Fabio, per quel che ho letto dal tuo blog, mi sembri sulla strada giusta 🙂 : son convinta che per centrarsi si debba prima oscillare, facendosi le giuste domande, riflettendo sull’ esperienza maturata, aprendo occhi, orecchi e cuore ed essendo sinceri con se stessi. E forse quest’ultima cosa è la più difficile… ciao!

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      1. Ciao, credo che quel che tu chiami “oscillare” sia per procedere per tentativi ed errori (ma con un canovaggio di riferimento, da non seguire rigidamente e anzi da modificare strada facendo). Solo così si riesce a costruire un percorso, personale e originale, proprio, basato sull’esperienza. Tutto l’opposto di quel che fa la società, che si basa su schemi rigidi imparati a memoria 🙂
        Buon viaggio a te

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    2. A proposito di centrature, ci sono giornate in cui, pur andati a letto felici, ci si sveglia completamente fuori asse (come questa 🙂 ). Allora bisogna mettere in atto diverse strategie per trattenere o far tornare la serenità. Penso sia questo l’importante: non abbandonarsi a ansie, pensieri negativi, ma scuotersi, riprendersi e ripassare i tanti motivi per cui gioire. Ho capito che il mantenimento della felicità necessita allenamento costante 🙂

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      1. Quanto scrivi è proprio quello che mi è accaduto negli ultimi giorni… mi sono fatto troppo prendere da ansie e pensieri negativi. Il fatto è che credo di avere un surplus di energia che non trova sufficiente sfogo e allora esagero in tal senso… ma oggi va meglio, anche perchè me ne sono reso conto. Buona giornata e buon weekend! 🙂

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  1. Sì, cambiare posizione, sperimentarne di nuove, approcciandole come tentativi, esperimenti, non per sostituire una fede assoluta con un’altra. Darsi l’opportunità di capire che una scelta che ha avuto senso per un certo periodo magari ora non l’ha più. Perché a volte capita e l’unico antidoto è sapersi ascoltare davvero, ascoltare noi stessi e non la nostra immagine riflessa.
    Un saluto!

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    1. D’accordo al 100%, non mi è mai piaciuto procedere secondo binari, soprattutto decisi da qualcun altro. Anche da una moltitudine… ma quanto è dura staccarsi veramente da questa moltitudine? E più si avanza con la consapevolezza, più cose non ci bastano più come sono. E a ciò si aggiungono magari i sensi di colpa.

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      1. Anche in questo caso bisogna essere abili a trovare un equilibrio: prima si pensa in un modo, poi la consapevolezza avanza e si inizia a mettere in discussione una cosa, poi due, poi sempre di più… il rischio è di essere fagocitati, di perdere il senso, di vedere un orizzonte lontanissimo e sentirsi piccoli, insignificanti, perduti. Invece è necessario procedere a piccoli passi e i momenti di sconforto, come sono venuti, lasciarli andare…

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  2. E’ come mi sento adesso… non sempre, ma solo quando mi spingo più avanti e metto in discussione tutto, probabilmente quando ancora non sono pronto a cogliere il nuovo e allora non vi riconosco il significato. Cosa significa quel sentirsi perduti, quella mancanza di senso? Sono i limiti attuali?

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  3. Belle domande 🙂
    Se provo ad analizzare i momenti in cui mi sento perduta, credo siano quelli in cui tendo ad auto-sabotarmi, in cui cioè perdo tempo a pensare a quello che è stato e non sarà più o a quello che poteva essere e non è stato. Sono pensieri che vanno combattuti, perché non hanno altro scopo che quello di rovinare l’umore.
    Il senso… Per quanto mi riguarda, è una delle domande su cui oscillo maggiormente, che ha la capacità a volte di mettermi in profonda crisi. Però ci sono momenti – che definirei di contemplazione, o di meditazione o semplicemente che scaturiscono nel porre attenzione su ciò ho intorno – in cui il senso mi sembra così evidente, in cui il solo fatto di esistere e che esista quello che ho intorno mi pare avere senso di per sé… certo non è una risposta definitiva e non fa da antidoto ai momenti di sconforto, ma mi fa bene ricordarmi questo tipo di sensazione proprio in quei momenti tesi.
    I limiti sto imparando a riconoscerli, accoglierli e ascoltarli: mi raccontano molto di me stessa, delle mie paure, di ciò che devo superare. E mi indicano la direzione verso cui devo lavorare. E credo che una cosa fondamentale da fare sia liberarsi del senso di colpa, dal giudizio su noi stessi: accettarsi, riconoscersi come fallibili, ricordarsi di essere sempre in cammino e che sarebbe un cammino un po’ noioso procedere sempre e solo in linea retta 🙂

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  4. Grazie della risposta, Emme 🙂 Nel mio caso non penso tanto a quello che è stato… i motivi sono diversi: non ho ancora abbandonato il mio passato, anche se sto lavorando al futuro; fino ad ora ho focalizzato la mia attenzione (pure troppo, forse) su ciò che non va, e quindi vivo con l’idea di non perdermi chissà cosa (anche se non è così e tuttavia ci sono aspetti, nel modo di vivere di oggi, che veramente non mi sono mai andati giù); sono concentrato sul costruire, anche a lungo termine, un futuro basato su “ingredienti” che metto io e questo è assolutamente stimolante oltre che liberatorio. Il problema del senso si fa sentire, forse, solo quando veramente si è smarrito, anche solo momentaneamente. Il fatto è che siamo vulnerabili e perturbabili molto facilmente, ciò che ci colpisce a livello emotivo influisce sulle nostre idee, provocando confusione e sconforto. Però credo che una vita più semplice, a contatto con la natura e con se stessi, ci renda più solidi e ci metta in realtà al riparo, almeno in buona parte, da molte – inutili e dannose – perturbazioni, lasciando solo quelle che meritano di essere vissute e che insegnano qualcosa. Ad esempio, arrabbiarsi nel traffico (cosa che mi succede lo stesso anche se mi sposto in bicicletta) è inutile e dannoso, ma anche isolarsi come se si vivesse in una palla di vetro mi sembra esagerato: voglio dire che un essere umano è naturale che si metta in contatto con l’esterno, il punto qui è che ci siamo creati un ambiente invivibile…
    Ho finito! 🙂
    Buona giornata

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  5. “Il fatto è che siamo vulnerabili e perturbabili molto facilmente, ciò che ci colpisce a livello emotivo influisce sulle nostre idee, provocando confusione e sconforto.”

    Belle parole. Vulnerabili e perturbabili molto facilmente, già 🙂
    Quando si percorrono strade in controtendenza rispetto a quello che la gente generalmente fa o si aspetta, si è più sottoposti alle perturbazioni. La vita che vivo, la situazione in cui mi trovo è frutto di mie scelte decisamente controcorrente e sebbene le rifarei tutte, ho diversi momenti in cui mi sento smarrita, perchè sono ancora in cammino e il quadro non si è completato. Perchè a volte penso a quanti anni ho e cosa aveva già fatto mia madre alla mia età, o a cosa fanno alcuni miei coetanei e a volte mi pare di aver fallito, di aver sbagliato molte cose, di non aver preso i treni giusti, di non… ma so che è solo una delle azioni di autosabotaggio che compio, so che i “se avessi fatto” non servono a nulla, ma finché non mi sarà chiaro come raggiungere i miei obiettivi so che questi pensieri passerano ogni tanto a trovarmi. Già, vorrei essere come dici tu più solida 🙂

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